Non chiedo l’elemosina preferisco crepare piuttosto, me la cavo rovistando tra i secchi dell’immondizia, con le mani piene di avanzi, il più delle volte in decomposizione. Mi sento a mio agio tra le cose che stanno per ritornare a niente, questo mio padre non l’ha mai capito. Lui col culto del corpo e l’ego dello spirito non ha nemmeno lontanamente intuito che il mio amore era nel vederlo non uguale agli altri ma diverso, piegato, vulnerabile.
Amavo persino la sua follia, la sua rabbia, perché sono diventate le mie urla contro chiunque tenti un avvicinamento, senza distinzione: suore del cazzo della carità, signore e signorotte, ragazzi, froci, tutti disprezzo tutti. Il mio corpo deve essere un marchio, la castrazione di una vita segnata a regola d’arte fin dall’età più tenera. Favolosa, splendente sfavillante chi più ne ha ne metta di aggettivi usciti dal marchio fulgida. Eppure ho sempre saputo che li avrei delusi profondamente, razziato i loro credo, profanato le virtù della decenza. Nessuno mi avrebbe capita, catalogata, salvata.
La violenza è questo: l’annullamento di tutte le violenze. L’essere senza potere, forze. Accesa come un tizzone contro un pensiero che per me era la morte pura: la condizione dell’edulcorato.
So anche che ben presto i miei pensieri avrebbero perso quel minimo di vigore e si sarebbero fatti carta straccia come tutto il resto. Non avrei avuto un vademecum da recitare o un manifesto da portare avanti, sarei stata una demente dalle pupille allargate pari a uno zombi, cadavere tra i cadaveri. Involuzione della specie senza la possibilità di spiegare e dannosa, come solo le persone deragliate sanno essere.
Mi era chiaro solo questo, al momento. Ed ero felice perché sapevo che non avrei sprecato tempo a disposizione, avrei facilitato i processi, li avrei lasciati andare a briglie sciolte. E dentro ridevo. Ridevo come una pazza, perché come i pazzi avevo quel sorriso che include terrore.


Complimenti, è un pezzo forte e sincero. Grandioso, in quanto piccolo, il concetto in: «Mi sento a mio agio tra le cose che stanno per ritornare a niente».
quanta vita.
perchè per assurdo anche questa lo è.
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Mi colpisce perchè ci vedo dignità ed orgoglio!
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