Giovanni aveva un fratello, molto povero, col quale non andava d’accordo e che pertanto non frequentava. Idolatrava invece Alberto, cugino d’entrambi, noto personaggio pubblico. Giovanni aveva una moglie gran donna di casa, esperta sopraffina di ogni arte domestica, e sovente le faceva confezionare manicaretti squisiti o indumenti di gran pregio che poi faceva avere ad Alberto con un biglietto ossequioso. Alberto ringraziava sempre di suo pugno, e non mancava mai, rimanendo nel lecito, di fare a Giovanni i piccoli favori che costui di tanto in tanto gli chiedeva.
Un giorno Michele, il fratello di Giovanni, morì, ed essendo l’unico parente Giovanni venne chiamato e fu costretto a recarsi nella molto povera casa per compiere le formalità necessarie. Diede appena un’occhiata al corpo del fratello già composto nel letto da vicini pietosi e guardatosi intorno trasalì: in mezzo a tutto quello squallore, su un ripiano riconobbe alcuni dei barattoli delle ghiottonerie che preparava sua moglie, e attraverso l’anta semiaperta dell’armadio intravide appese un paio di camicie finissime, che non potevano che essere di quelle che sua moglie aveva cucito per Alberto. Non vedendoci chiaro, o rifiutandosi di farlo, cominciò a frugare dappertutto finché in un cassetto non trovò un fascio di biglietti che lui certo non aveva mai scritto, ma che recavano una grafia che sarebbe potuta passare per sua, ognuno dei quali diceva più o meno così:
“Caro Michele,
questo te lo manda, con un abbraccio,
tuo fratello Giovanni”.

Caro Roberto,
apologo stupendo nella sua veridicità e asciuttezza!
Quanti casi simili nel mondo in cui si apprezza chi è ricco e potente, mentre si disprezza o si finge di non vedere, benché fratello, chi è povero e di umili condizioni!
La lezione etica del finale, senza una parola di troppo da parte dello scrittore, è forte e ben adatta alla realtà di ogni tempo.
Un caro saluto
Giorgina
michele è solo morto troppo presto però…
Bellissima e molto triste…che tempo sprecato e quanto male inutile.
Buona giornata
.marta
il defunto però mica mai aveva chiesto niente???
Grande provocazione, Roberto, segno dei nostri tempi, segno dei tempi di sempre. Vorrei la leggessero molte persone.
Un abbraccio, Marco
Cara Giorgina,
complimenti (per i quali ringrazio) a parte, volevo lasciare al lettore la scelta su chi avesse inviato quei pacchi, se la cognata regina della casa o il cugino, “noto personaggio pubblico”.
Personalmente sono per il secondo, vedi mai che i suoi omologhi nella realtà leggessero e si convertissero in massa.
Un caro saluto a te,
Roberto
Cara Elisabetta,
ai fini della presa di coscienza di suo fratello, dato il tipo, che Michele morisse prima o dopo purtroppo è ininfluente. A meno di non ipotizzare qualche intervento diretto della Provvidenza, magari nemmeno troppo delicato.
Riabbraccio,
Roberto
Gentile Marta,
di solito il mondo va più o meno così.
Un caro saluto,
Roberto
Cara Ilaria,
in effetti Michele taceva: né chiedeva né ringraziava. Penso che avesse capito tutto e che tacesse per non rischiare di perdere quella manna. Atteggiamento forse censurabile il suo; ma in genere si censura meglio a stomaco pieno.
Riabbraccio,
Roberto
Caro Marco,
mi fa piacere che si capisca che, malgrado il tema e il tono, il pezzo è e rimane una provocazione.
Abbiamo bisogno di carezze e di sberle, dobbiamo cercare di non farci mancare né le une né le altre.
Riabbraccio,
Roberto
E’che, la pietà può venire da tutti, la carità invece solo da pochi, spesso sotto una pietra tombale.
Ringraziamenti e saluti.
Gentile Gum,
usando i termini nell’accezione comune, la carità dovrebbe essere una conseguenza immediata e necessaria della pietà; spesso invece quest’ultima non è che un’ostentazione di sentimentalismo, dietro cui ci si difende dal contagio dell’infelice, abbandonandolo al suo destino.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
questo brevissimo racconto fortunatamente fa pensare che esiste ancora chi ha l’animo *generoso* come quella gran donna di casa senza nome.
ciao Robertino 🙂
L’accezione è senz’altro quella comune. L’esplicazione data, che lega ancor più dinamicamente i concetti, mi fa maggiormente convinto.
Nuovamente grazie.
Preferisco pensare che fosse il cugino Alberto l’autore dei doni e dei bigliettini inviati al povero Michele, non perché abbia gran simpatia per i personaggi pubblici, ma. al contrario, perché mi è sorta una spontanea antipatia per la moglie di Giovanni, troppo perfetta in tutto. I doni di Alberto potrebbero anche essere una specie di lezione indiretta al cugino Giovanni che mai aveva pensato di aiutare il fratello povero.
Grazie per l’interessante e provocatorio apologo.
Di nuovo un caro saluto
Giorgina
Caro Roberto, oggetti e carte a parlare, tracciare storie inattese, lanciare interrogativi e assestare colpi; rimugino su questa tua provocazione, dopo l’istintivo balzo all’indietro, e ti ringrazio, tanto. Un abbraccio, Anna Maria
Cara Carletta,
chissà però se è stata lei.
Ciao,
Roberto
Gentile Gum,
sono io che ringrazio, e risaluto,
Roberto
Cara Giorgina,
quella moglie non ha il difetto di essere troppo perfetta, ma semmai quello di non alzare mai la cresta. Può darsi però che abbia trovato mezzi indiretti di esprimersi più efficaci di quelli diretti.
Risaluti,
Roberto
Cara Anna Maria,
confesso che quel tuo istintivo balzo all’indietro m’incuriosisce.
Un grazie e un riabraccio a te,
Roberto
Anche per questo mi è molto antipatica e, forse per un mio ideale diverso di donna, non riesco proprio a vederla in panni diversi da quelli della “gran donna di casa” che prepara i manicaretti per il cugino importante. Quei bigliettini ossequiosi, poi, coronano l’immagine. Forse sono impietosa, ma preferisco chi si esprime direttamente (a suo pericolo, come capita a me).
Di nuovo un saluto
Giorgina
Caro Roberto, quel balzo all’indietro è stato azionato dall’impressione, netta, che le cose (intendo oggetti, carte, tracce e segni), qui, si fossero accordate per assestare un sovrumano manrovescio al “fratello Giovanni”, per restituire il colpo senza, neanche lontanamente, sporcarsi con la grettezza dei meccanismi di scambio umani, troppo umani. Poiché umana sono, la mia mente ha fatto un balzo indietro per schivare il colpo. Torno a ringraziarti.
Cara Giorgina,
mi pare però che i biglietti ossequiosi fossero del marito, o mi sono espresso male?
Risaluto,
Roberto
Cara Anna Maria,
grazie a te, è la mia volta di fare un balzo indietro per schivare il colpo. La favola narra sempre di noi, di tutti noi, nessuno escluso.
Riabbraccio,
Roberto
Caro Roberto,
“… che poi faceva avere ad Alberto con un biglietto ossequioso.”
in realtà non è chiarissimo chi abbia scritto i biglietti. Io li ho attribuiti a lei per creare un profilo completo dettato dalla mia impulsiva antipatia per la donna.
Se invece li ha scritti lui, cioè il fratello Giovanni, il quadro è completo: un uomo secondo me spregevole.
Grazie per i tuoi Apologhi che fanno pensare, indagare nel “guazzabuglio” dell’animo umano.
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
è Giovanni che fa confezionare alla moglie manicaretti e vestiti, ed è sempre Giovanni che li fa recapitare al cugino con un biglietto ossequioso.
Giovanni uomo spregevole, dici? Piano con le parole. E non solo perché di gente così, e anche peggio, ce n’è tanta; ma perché, in fondo, non fa niente di speciale: scodinzola al cugino per qualche piccolo favore (di favori grandi il cugino non gliene farebbe) e non andando d’accordo col fratello ha deciso di disinteressarsene. Ma forse c’è stato qualcosa di grosso, in cui il fratello può avere avuto la maggior parte di torto, non lo sappiamo. Il fratello del resto non si fa vivo neppure lui, per motivi che egualmente non conosciamo.
Insomma, non è che voglia divertirmi alle spalle del lettore con queste capriole dialettiche, ma osservo che se guardiamo qualsiasi situazione, reale o che potrebbe esserlo, attraverso la lente di un testo, che per un momento sembra farci considerare le cose dal di fuori del flusso di ciò che accade, diventiamo improvvisamente attenti ed esigenti per cose che nella vita quotidiana non si guadagnerebbero nemmeno cinque secondi del nostro tempo. Al più un sospiro con gli occhi al cielo, completati magari da un’alzata di spalle.
Succede così, lo sappiamo bene, nel novantacinque per cento dei casi – ad essere molto ottimisti. A parziale discolpa di quei novantacinque su cento, va detto che la vita è quello che è; e se davvero avessimo un restante cinque per cento disposto a prendere la croce per cambiare qualcosa, qualcosa anzi molto sarebbe già cambiato da un pezzo. In ogni caso, il nostro spirito sarebbe arricchito e rafforzato da tali e tante testimonianze che nessuna controevidenza terrena avrebbe il potere di nascondere o minimizzare.
Grazie e un caro saluto a te,
Roberto
Caro Roberto,
ti ringrazio per la tua bellissima lezione, ma… continuo a considerare spregevole Giovanni, benché esistano moltissime persone mille volte peggiori, nella realtà, non sulla pagina scritta.
E’ che io amo lo scodinzolio dei cani perché è innocente. Qualcuno ha scritto che è il loro modo di sorridere al padrone che torna a casa.
Non sopporto, invece, lo scodinzolio degli umani, anche quando è finalizzato solo a piccoli favorucci.
Un ri-saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
macché lezione, è solo un pensierino a voce alta, rivolto, come si diceva con Anna Maria Curci, anche e soprattutto a me stesso.
Grazie e un ri-saluto a te,
Roberto