37. Quella cosa

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da qui

Ci stai girando intorno perché sai che prima o poi ci arrivi: è lì che è avvenuta la svolta, il sisma che continua, ancora oggi, a far crollare edifici fatiscenti, ponti ridotti a carcasse logorate dal tramestio fitto dei passi. Ogni scorribanda nei tempi e nei luoghi della vita finisce col convergere nel punto dove tutto si spiega, dove anche i momenti più alienanti si fondono al crogiolo dell’incontro sulla via che congiunge la tua isola all’unico centro di vita del quartiere, come se già la direzione del percorso anticipasse l’uscita da te stesso e il contatto con il mondo, lo sfaldarsi, almeno temporaneo, della patina che t’aveva separato, finora, dalla gente. Non sai come dirlo, da dove cominciare: è troppo straordinario per essere trattato al livello degli altri avvenimenti; qualcosa che ha sfondato i sensi mostrando i colori della vita, schiudendo le porte di quella che si ostinano a chiamare, senza capire cosa sia, felicità. Tu l’hai conosciuta. Fino allora non potevi nemmeno immaginarla, preso com’eri da avventure disperate, dal tuo continuo errare, di corolla in corolla, come un’ape ubriaca; come se tutto il correre, il sognare, il piangere alla finestra della notte, fosse solo un pretesto per congiungersi al serrato andirivieni sulla via degli eucalipti, che agitavano lingue verdechiaro accennando a una canzone; perché ciò che percepivi, in fondo, era una musica, sbocciata dallo sfondo su cui passeggiavate: la villa immersa nel verde dove morirono di droga i due fratelli, la casa di una ex, i lampioni piegati sulla strada come vecchi gravidi di acciacchi. Vedevi il mondo per la prima volta: il filippino con la cascina di legna sulle spalle, l’uomo in bicicletta di fronte alla facciata del residence moderno, i getti d’acqua che imbevevano l’aiuola interposta fra i due sensi di marcia. Atterravano qui le meteore che avevano investito la tua vita, riducendola a un pianeta devastato. Tutto prendeva forma nelle sue parole calme, nel sorriso che rassicurava, nel passo lento dell’uomo leggermente sovrappeso; ti chiedevi, in quei momenti, come mai la tua angoscia evaporasse, perché non avvertissi più il bisogno di fuggire che provavi ogni volta che un rapporto cominciava a crescere, come mai non ti afferrasse la smania che t’aveva costretto, quella sera, a sibilare sulla faccia di tuo padre un basta, me ne vado, e a uscire nel buio della piazzetta col bavero alzato del giubbotto, in cerca di qualcosa che avresti trovato un chilometro più in là, ma tu che ne sapevi, sentivi solo il cuore che doleva, uno spasmo attenuato dalle lacrime che gonfiavano gli occhi per poi precipitare sul davanzale bianco, disegnando un mare che qui, su via Prassilla, come per miracolo, si apriva, e tu finalmente vedevi, sentivi, accarezzavi quella cosa che senza sapere cosa fosse avevi chiamato, fino allora, vita.

20 pensieri su “37. Quella cosa

  1. ema

    ” Ogni scorribanda nei tempi e nei luoghi della vita finisce col convergere nel punto dove tutto si spiega”

    E’ vero tutto converge in un punto e anche se l’amore non si spiega e’ comunque il senso di ogni vita.

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  2. ema

    Ci vuole tanto coraggio per lasciarsi trovare dalla vita e tanta generosita’.
    Bisogna essere disposti a perdersi per ritrovarsi, a mettersi in gioco rinunciando alla tentazione di voler compiacere gli altri per sentirsi approvati. Ascoltare solo la voce del cuore e restarle fedele.

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  3. M&C

    L’incontro giusto ti salva dalla prigione del tuo io, ti aiuta ad aprire gli occhi ed è come se improvvisamente ti rendessi conto di aver trattenuto il fiato fino a quel momento, di essere rimasto in apnea, come soffocato da un peso insopportabile che ti impediva di respirare; uno sguardo in cui riconoscersi, in cui ritrovarsi e scoprire il coraggio di essere te stesso, finalmente libero, finalmente felice.

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  4. Clown: opinioni

    Esistono molti tipi di nascita, così come molti tipi di morte.
    E’ giusto, è importante saper riconoscere quel segno sulla linea del palmo della mano; il solco oltre il quale abbiamo iniziato a percepire la nostra essenza, quell’essere veramente noi stessi che conduce al divenire finalmente persone.
    Ma tutto ciò che precede quell’attimo, rimane in ogni caso dentro di noi, qualunque sia l’opera di superamento messa in atto, perfino nei casi in cui si spinge alla rimozione.
    Io credo che da un certo punto in poi si possa romanticamente definirla “vera”, ma a chiamarsi “vita” resterà sempre il totale, la somma finale di tutti i nostri gesti, i nostri pensieri e le nostre parole.
    A chiamarsi “me”, sarà sempre il mio passato, il mio presente e il mio futuro.

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  5. gum

    Si dice che la vita sia fatta d’incontri : più o meno felici.
    C’è chi è riuscito a risolvere i propri problemi facendo carriera grazie a “uno importante” conosciuto per caso a una festa di amici, per il quale favore dovrà essergli sempre obbligato, chi una notte si è invece imbattuto in un losco figuro imboccando il terribile tunnel della droga e dell’alcol.
    E’ la vita che ti viene a cercare e ti porta con sè, laddove potresti restare per sempre anche contro la tua volontà.
    Tra questi c’è solo un’incontro del quale non potrai mai pentirti: quello con una Persona che hai sempre sperato passasse un bel giorno in Viale Prassilla.

    Grazie per questa pagina memorabile.

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  6. bioraffaella

    “Ogni scorribanda nei tempi e nei luoghi della vita finisce col convergere nel punto dove tutto si spiega”….dove tutto acquista un senso nella vita fino a diventare il tuo punto di forza,il tuo unico obiettivo.

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  7. bioraffaella

    Quando ti senti vivo dentro, ti senti felice e tutto appare più bello ,più nuovo,perché per la prima volta anche tu sei un tutt’uno con il mondo,un punto nell’universo.

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  8. RossellaT

    Una vita che non soddisfa perche’ in contrasto con la propria identità fino ad arrivare in una semplice stradina dove ricevere in dono la verità completa. Non sai come dirlo, non potevi dirlo meglio.

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  9. Barbara

    Il precipitare vorticoso del narratore in questa sorta di maelstrom che è la memoria, per approdare “nel punto dove tutto si spiega”, e dove forse non tutto è iniziato ma tutto si è compiuto.

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  10. agnese

    Nella battaglia quotidiana,cercando qualcosa che non riesci decifrare, improvvisamente vedi una luce,la segui,e sei felice.
    La felicità,ha solo un nome,non ha sapore,non ha colore,non ha una forma, è solo nostro sentimento

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  11. agnese

    la nostra felicità sta dentro di noi,nelle nostri pensieri,nel nostro modo di vedere la vita.Perchè? Vi do un esempio (si può sembrare assurdo).Anni fa ho letto un libro,in quale mi ha colpito una frase.Il libro ha scritto la persona che ha sopravvisuto campo di concentramento,Auschwitz,ha scritto:”ogni giorno sopravvisuto qua,nel campo,era la nostra vincita con nazisti”
    Assurdo? No!
    Anche in momenti più dramatici nella nostra vita,se vogliamo,possiamo trovare la luce di felicità,si possiamo sentirsi vincitori,soltanto se vogliamo noi,se decidiamo noi sentirsi felici,anche in momenti più assurdi nella vita.
    Però questo ai suoi tempi,io non avevo capito.

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  12. agnese

    “…il bisogno di fuggire che provavi ogni volta che un rapporto cominciava a crescere”
    perchè avevi paura di perdere la tua libertà.
    In una delle poesie di Maria Pawlikowska era scritto:
    “io ti amavo,
    ma non cosi come volevi tu
    perdona mi”
    (scusa,lo so,un po’ cinico)

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  13. robysda

    Incontrarla, conoscerla, viverla e amarla, nonostante le note stonate o i pezzi mal riusciti, la stecca della voce che non ti induce, come tutta la platea a fischiarle contro, al contrario, suscita tenerezza e ne guadagna addirittura l’applauso, perché solo adesso si capisce che più il pezzo è difficile da interpretare e più stimolo e passione e anima il cantante mette nell’esibizione, non fosse altro che per quella stessa, comune passione, chiamala musica o vita o felicità, scoperta quasi per caso nell’Auditorium di Via Prassilla.

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