Fosse il fresco
del costone purgatoriale
a confortare
la transigenza del giunco,
trasmutazione come di verghe
in piaghe, della fonda infanzia.
Al pronunciare latino dona
e preda, nel ferimento
del maggio, suo rigoglio.
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(sapere dell’alba)
S’arruffiana ad un lutto senile,
bureau presbite, del ghiaccio
a memoria di golfo ignoto
l’onda di screziatura torva,
coltiva all’alba
simile addiaccio di ghiaia.
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(espiatorio)
Rigermina l’osso del capro
inchiodato, lumino d’attesa
al nartece, acciottola,
albeggia novèna, mosaico di felce,
dal tendine incunea, dal cotto
alla feccia.
Principio sospeso del corno.
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(cantina greca)
Solo a ruminazione,
poiché non si distilla
dal luogo e dal trofeo
del sanguine,
no, non la voce, la sibilata
usanza dell’urna,
adorazione e florida vigilia
(ah, pietre aguzze, scaglie,
nel dedalo catòio
sull’angelo ramingo…).
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(tramontana)
La formula impetrata del conforto
dona un lacerto del mondo riapparente
al pozzo-luce voce declamante
non di un suo serro estremo di borea
e di rena monastica trascorsa,
sì uguale seta all’occhio
fiume del danno e mare del consólo.
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(ars)
Aveva immaginato,
a tratti, di comporre
ossa, lacerti della carità nostrale.
Comunicava con la stirpe
con impercettibili segnali
di fumo, vapori da tegami
in terracotta.
Credeva poi alla buona sorte
del tronco – da incidere,
scolpire…
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(grazia)
Tributario del nome dei morti
tra nottola e furetto si sottrae.
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(il no del nome)
Agita il no del nome con l’assente,
la lode orbata l’orma minerale.
Non soppesa la rappresaglia
al tempo dell’angoscia.
Nel prescritto del nuvolo
ferace, notturno
e cieco spasimo,
al defraudato
si rammenta della brama
d’amplesso e buia vampa,
non oltre il rintocco,
il puro tocco in hora …
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(leggenda del vallone Lazzaro)
Nullo consorzio, il mutilo signore dei cippi
dimentica il legno del ponte, la sorgente
delle felci e il serro dell’origano.
Qui non s’arrende il disertore Diego.
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(in rotta)
Dimenticata l’ira dei puri
s’allontana conforme tra i muri.
Con la lingua corrosa dei puri
s’incolonna conforme tra i muri.


i miei complimenti Enrico!
*cantina greca* è un vero gioiellino, trasuda sangue ramingo dalle sue spore…
così come i lacerti trecenteschi.
la simbologia degli elementi è potente quando chi legge riesce a costruirne l’insieme.
un carissimo saluto
c.
L’ira dei puri…
c’è una densità nei tuoi versi, un valore aggiunto alla resa dei sentimenti, senza forzature, in uno strabiliante percorso naturale. Dieci testi.
complimenti, Enrico, per la sapienza metrica, la fulminea esattezza di un dettato secco e preciso: un deciso diniego e una potenza d’ira e amore. Mandami roba, il tuo Giacomo.
Felice di rileggerti, Enrico! Parole scolpite!
Un caro saluto.
attiri abilmente le parole per farle tue prigioniere
complimenti