“ERBA DI NEVE”, DI MICHELE PELLEGRINI

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Erba di neve, di Michele Pellegrini (Galaad Edizioni) è un romanzo che tocca dentro. Inizia con un botanico italiano, Luca Radici, in vacanza tra la Croazia e la Bosnia e in cerca di grandi e antichi alberi, e così ci introduce a un universo di percezioni e vibrazioni narrative quiete, sia pur venate di mistero naturalistico. Conversazioni con i locali, bevute ed esplorazioni del territorio arricchiscono ulteriormente questa parte del libro. Fino a un incontro con una donna bosniaca, Darja, che gli racconta una sua esperienza del 1991 sulle Alpi Marittime, non lontano dal confine francese, quando era stata impegnata in una serie di escursioni che l’avevano portata a conoscere Dado, il custode di un rifugio, del quale, ricambiata, si era innamorata.

A questo punto la storia vive un salto quantico, perché quel passato, così intriso di passione e ricordi, apre scenari insondabili, conditi dal mistero dell’Erba di Neve, una prodigiosa piantina di alta montagna che Dado cercava da anni. Darja, però, doveva tornare a casa sua, minacciata dalla guerra civile agli inizi, e custodire un magico albero, fonte di protezione per il suo villaggio. Così si erano separati, convinti, in qualche modo, che il legame tra loro non si sarebbe interrotto.

E qui c’è un altro salto inaspettato. Senza voler rivelare troppo della trama, posso dire che assistiamo a uno sdoppiamento di piani esistenziali, per cui il passato e il presente risultano enigmaticamente collegati, e la parte finale del romanzo riprende, in modo sorprendente, quella iniziale, in una struttura ad anello che non può lasciare indifferenti.

Ma al centro di tutto c’è l’amore, un sentimento viscerale come l’attaccamento dell’uomo alle proprie radici nella Madre Terra: quell’amore che Michele Pellegrini descrive magistralmente, quando dice (pag. 116):

“L’amore è piacersi. In ogni gesto, anche il più piccolo e banale, in ogni espressione. Senza nessun calcolo. Piacere a quella persona esattamente per come si è, non per come si potrebbe essere. E improvvisamente rendersi conto che non si fantastica più sulla persona che verrà dopo, ma solo su ciò che si farà con questa, perché solo con questa si possono fare le cose che davvero vogliamo. Ed è una cosa davvero rara e preziosa.”

Questa è la vera anima di un romanzo che porta con sé suggestioni spirituali ed echi letterari raffinatissimi (penso a Francesco Biamonti, a Marino Magliani, a Davide Sapienza), unendovi una ricca conoscenza dei luoghi descritti: questo fa dell’opera anche un libro di viaggio che fa veramente venir voglia di immergersi in quegli ambienti.

Questo articolo è stato pubblicato in Letture il da .

Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

4 pensieri su ““ERBA DI NEVE”, DI MICHELE PELLEGRINI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *