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Da qui
Che cos’hai – mi domandi -, sembri strano:
c’è qualcosa che non va, me ne accorgo
dalle parole rade, dalle frasi
lasciate a metà. Sì, sono felice
che questa sofferenza non sia invano,
che tutto questo nostro abbandonarci
a un Progetto più grande ci permetta
d’indovinarci dentro, di sentire
un cambio di respiro, un solo battito
anomalo del cuore. Fosse questo
soltanto il risultato, già il dolore
si calmerebbe presto, consolato.

L’ha ribloggato su Semplicemente Stella Maria.
Hai ragione, ci sono dolori che non si cancellano mai e quando ti sembra siano passati, superati, lontani a tradimento ti prendono, ti tolgono il respiro solo la certezza che avremo però solo un giorno lontano di aver aderito a un Progetto può consolarti ma fino ad allora il dolore e il dubbio torneranno a tormentarti a tradimento. Affidare tutto a Dio può darti la risposta prima del tempo e permetterti di vivere consolato.
Scusate ho fatto colazione con le virgole se ve ne rimane qualcuna… :-))
Ci sono croci che non vorresti avere e in certe situazioni ti domandi : perché proprio a me! E ti agiti soffrendo ancora di più, ma se poi scopri che tutto questo fa parte di un progetto divino che vuole incontrarti parlare proprio a te ,perché esiste uno scopo finito …allora dici e preghi : Signore ti ringrazio, se non mi avessi dato questa croce non ti avrei mai incontrato, non ti avrei mai conosciuto non ti avrei mai amato ,come ti amo adesso!
LETTURA BREVE 1 Pt 5, 10-11
Il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza, vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A lui la potenza nei secoli. Amen!
Può anche capitare che una frase sconnessa o lasciata a metà dia il rimpianto per frasi intere non ascoltate. Un buon progetto è quello che ci affina orecchio e sensibilità di indovinare dentro, per consegnare all’ Infinito un cerchio completato con armonia, e ripeterlo quanto più possibile qui e subito. Penso all’amore come ad una forza che elabora il dolore dalla voglia di dare un pugno contro il muro all’energia proiettata verso il creare.
Ci sono persone che sanno leggere il cuore degli altri, a loro basta una parola sussurrata, una frase lasciata a metà per comprendere il tormento che ti abita dentro e quando avverti questa sintonia ti senti più leggero, consolato. Il tuo cammino resta difficile, il Progetto ti consuma per essere realizzato eppure per andare avanti ti basta solo quella domanda “Che cos’hai”.
Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio
che racchiude la tua capacità di comprendere.
E se potessi mantenere il cuore
sospeso in costante stupore
ai quotidiani miracoli della vita,
il dolore non ti sembrerebbe
meno meraviglioso della gioia;
e accetteresti le stagioni del tuo cuore,
come hai sempre accettato
le stagioni che passano sui tuoi campi.
K. Gibran
Trascendente: al di là di ogni possibile esperienza, Voce
inintelligibile, presenza senza visione, eppure, eterna epi-
fania d’amore sulla pietra del cuore, pioggia di luce e olio
dolce tra le antiche ferite, ma, a me stesso, segreto.
Durante queste vacanze siamo andati anche a Torino per vedere la mostra dedicata alla Sacra Sindone, e nel tragitto ci siamo trovati per caso al Santuario della Consolata, o Chiesa di Santa Maria della Consolazione, basilica cattolica dedicata a Maria, invocata con il titolo di “Consolatrice”.
Mi sembra una bella coincidenza, un’ulteriore ed ennesima conferma che Maria è l’esempio per eccellenza di adesione al Progetto di Dio sulla nostra vita, da seguire, imitare ed invocare.
Sentire assieme, leggersi e indovinarsi senza bisogno di parole, dono più grande, cos’altro se non amore tenero e speciale, grande, passato attraverso il fuoco del dolore, della sofferenza, guardato attraverso la lente di Dio, del suo disegno di tanti colori che rende i passi difficili così utili e fecondi. Oltre il dolore si scopre la meraviglia e la gioia, non solo di esserne sopravvissuti, ma di essere parte di qualcosa di più grande, di un respiro non uguale all’altro ma che lo riconosce e lo vive. E non per bravura….
Quando trovi Lui , indubbiamente c’ e’ un cambio di passo, hai sofferto per trovarlo, forse soffrì ancora ma ora sai dove devi andare, “consolato”.
Che cos’hai? Basta una riga, una parola, uno sguardo, a volte, per capire o immaginare lo stato d’animo delle persone alle quali si vuole bene: è l’incontro delle sensibilità, condivisione dei sentimenti a cui fa capo l’Amore.
Il funerale di un caro amico e il ricordo di un altro funerale qualche anno fa, quello di papà, due dolori che insieme increspano il volto, trasformano in ruga il sorriso. Che cos’hai? E’ la domanda retorica di chi sa e vuole ricordarti che c’è, che comprende e condivide, Oppure è la domanda di chi non sa e vorrebbe essere partecipe di un pensiero, entrambi con un unico desiderio vedere quella ruga distendersi.
“Che cos’hai”- caldo! molto caldo!
il caldo che butta giù,non ti va muoversi,non ti va parlare, ogni movimento provoca sudore
“Che cos’hai”- soffri dalla mancanca di riposo
“Che cos’hai”- tutti sono andati fare le vacanze, ti senti abbandonato, sei rimasto fare la guardia e lavorare.
E come si dice- qualcuno deve lavorare per fare riposare l’altro. Però ti domandi-ma perché sempre tocca te lavorare?!
“Che cos’hai”?
Inesausti cerchiamo possibili cime di luce, l’onda anomala di una nuova celeste salmodia nel rumore indistinto, sugli spigoli vivi del continuo mutamento