Guido Michelone su Salva L’Anima

Salva L'Anima

di Guido Michelone

Si potrebbe realisticamente definire Salva L’Anima il primo romanzo cristiano dell’Era Bergoglio, così come Habemus Papam di Nanni Moretti è il film che simbolicamente preannuncia l’arrivo di un Pontefice ‘umano’ quale Papa Francesco. Di quest’ultimo, don Centofanti condivide da sempre l’idea di una Chiesa autenticamente Conciliare che porti il Vangelo tra i poveri, i negletti, i diseredati, senza se e senza ma. I metodi, tuttavia, sono diversi: a fronte dell’eccessiva affettazione della ‘politica’ vaticana, il nuovo Santo Padre predica una sorta di amorevolissimo francescanesimo nel comunicare il Verbo, non disgiunto dal rigore gesuitico del coraggio nella fede.
L’Autore di Salva L’Anima sceglie anch’egli il rigore e il francescanesimo di una scrittura di proposito impegnata a contrastare la piattezza commerciale e la banalità consumistica dell’attuale narrativa italiana (e non): e quindi occorre subito dire che Salva L’Anima non è un libro facile perché rifiuta la faciloneria nel segno di una dedizione alle grandi tradizioni (e alle immense modernità) letterarie che spesso risultano tutt’altro che semplici, lineari, consolatorie o devozionali: come la Divina Commedia, il Don Chisciotte (non a caso pluricitato nel libro), la Recerche di Proust o l’Ulisse di Joyce non sono opere immediatamente fruibili o decifrabili, così, pur con i dovuti distinguo, anche l’architettura del testo di don Centofanti risulta complessa, stratificata, multiorganica, fin dalla prima definizione entro i parametri del genere letterario. Saggistica, filosofia o narrativa? Ci sono tutte e tre, si incrociano e si parlano, benché alla fine prevalga un sentore di romanzo nel romanzo (o metaletteratura) che è anzitutto resoconto esistenziale o sofferta autobiografia rifratta in un poliedro sensitivo, che comunque evita consapevolmente ogni compiacimento autoreferenziale.
Resta arduo spiegare o riassumere Salva L’Anima perché in questa riflessione che sa di diario, sfogo, parabola, bozza di un romanzo corale, si muovono appunto tantissimi personaggi, che vengono tenuti assieme dal narratore (o lector in fabula) in seconda persona, in ottantotto brevi capitoli tanto autonomi quanto conseguenti di una prosa sperimentale da monologo interiore postmoderno, che può addirittura ricordare qualche ‘grande’ contemporaneo, ad esempio Thomas Pynchon (e pochi altri, visto il panorama editoriale dominato dal business volgare dei vari ‘inferni’ alla Dan Brown, oggi assurdamente un volume più letto dello stesso Inferno dantesco).
Salva L’Anima è dunque la storia del tentativo di costruire, al computer o sul bloc notes (elettronica e cartaceo vanno ancora a braccetto, giustamente) un nuovo romanzo con l’idea della quasi impossibilità di portare a termine un lavoro che, persino in chiave frammentaria, risulta sempre molto vivo, attuale, diretto, presente, dal ‘prete che crede ancora nel Vangelo’ fino al Vaticano che sceglie di trasferirsi sotto i ponti (folgorante intuizione che anticipa l’Era Bergoglio): in mezzo si trovano Chiaraluna, Claudia, Alberto, Bojidar, Arturo Mutter, Francesco, Fabio, Dragan, Savin, Mihaela, Ludmilla, Sharon, Shakira, in una girandola di persone umane estremamente vere, seppur presentate con la tecnica di una scrittura automatica sovrapposta.
Ma, oltre l’umanità via via dolente, fiera, oppressa, libera, amareggiata, positiva, Salva L’Anima ha sprazzi di Creato negli accenni descrittivi delle stelle e del cosmo, del mare e degli alberi, forse per far comprendere il titolo del libro nella duplice accezione di un termine (quello della salvezza) interpretabile sia quale imperativo (tu devi o vuoi o puoi salvare l’anima) sia in forma aggettivale (l’anima è salva comunque, in quanto parte di Dio), non senza considerare l’acronimo (SLA) di una malattia degenerativa.
Il problema – scrive a un certo punto don Centofanti – non è come la storia si concluda, ma capire cosa si nasconda nel tassello vuoto che il romanzo non potrà riempire; il nodo cruciale è verificare se l’anima si salvi, o non resti che lo strascico di un male che impedisce alla scrittura, e alla vita, di continuare a esistere”. Forse il problema è duro da risolvere, ma quel che è certo è che questo è di sicuro un libro che si salva (e si rivaluterà nel tempo) dalla pletora di romanzacci che scalano le classifiche dei libri più venduti.

Fabrizio Centofanti, Salva L’Anima, Effatà Editrice, Cantalupa 2013, pagine 187, euro 13,00.

2 pensieri su “Guido Michelone su Salva L’Anima

  1. ema

    Il titolo di questo libro e’ un invito appassionato. La stessa passione, l’attenzione al cuore dell’essere, viene trasmessa attraverso le pagine esplicando, gia’ dalla sola lettura, un’azione salvifica.

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