Le condizioni della luce, di Fabio Ciriachi

Fabio Ciriachi
di Rosa Salvia

Sin dalle prime pagine ho avuto sorpresa, curiosità e gusto di fronte a questo nuovo romanzo
di Fabio Ciriachi. E ci ho trovato la fluidità della penna, l’intensità dello sguardo, la coazione all’interpretazione, in un libro che si legge d’un fiato ma che ti lascia dentro una straordinaria quantità di sensazioni e di pensieri.
Colpisce subito quella capacità e volontà di “annusare le cose” che supporta una “resurrezione di donna”: quella di Alda Siverio.
Grazie all’incontro con una sconosciuta, Loredana, energica e volitiva laureanda in medicina e poi entusiasta pediatra, con la quale vivrà una intensa relazione affettiva, Alda Siverio, dopo una serie di vicissitudini e di cose lasciate a metà, troverà il coraggio di fare i conti col proprio passato, laddove non le era riuscito di adattare il passo alle cose intorno a sé, ritrovando se stessa, la sua identità e la sua passione per la sua trentennale attività di fotografa.
Ciriachi guarda, scruta, intuisce, inala il respiro per capire le situazioni e gli ambienti che via via
la protagonista del libro attraversa; e non passa mai oltre per fretta o per superficialità.
Pagine che testimoniano della fragilità, delle delusioni, delle attese dei vari personaggi che affollano il libro e che si caratterizzano non solo per l’originalità tematica, ma anche per la tecnica narrativa che disperde ogni punto di vista in una successione di immagini rese particolari, anche nella loro semplicità, dalla ricercatezza del dettaglio.
Con un volo di Pindaro, tenendo conto delle Neoavanguardie del secondo Novecento attente ad una radicale scissione fra il romanzo “di consumo” e il romanzo “di ricerca” (basti pensare in Italia al ben noto gruppo ‘63), si potrebbe fare qualche analogia fra il romanzo di Ciriachi e certi aspetti della francese école du regard (scuola dello sguardo) che si proponeva, fra gli anni ’50 – ’60, di registrare la realtà e di “fotografarla”.
Nelle opere narrative di Alain-Robbe Grillet , il maggiore teorico di questo nouveau roman, il narratore imita lo sguardo neutro della macchina da presa. Tipica è la descrizione minuziosa di oggetti e ambienti, l’attenzione ai gesti, ai volti che costituiscono attraverso nessi di concatenazione una possibile vicenda. Non vi è un ordine metafisico cui fare riferimento; allo scrittore non resta altro che l’enumerazione degli eventi, la loro registrazione dettagliata, con uno sguardo più da esploratore che da letterato. Ma rimane importantissimo precisare che in Fabio Ciriachi c’è quell’attenzione minuziosa allo scavo psicologico quasi assente nel nouveau roman.
Ritornando alla nostra protagonista, la sua storia si snoda attraverso l’intreccio di momenti passati e presenti, di luoghi diversi che siano Roma, la città natia, la città in cui finalmente nel 2001 inaugurerà una nuova importantissima mostra antologica dopo oltre cinque anni di allontanamento dalla macchina fotografica, od Arezzo, ove si rifugiò nel 1983 per sfuggire ai contraccolpi degli anni di piombo. Una storia che diventa un’ esplorazione d’anima di persone e di luoghi e dei suoi significati antichi ed attuali anche , o soprattutto, grazie al ritrovamento di foto finite in un baule. Esercizio faticoso che talora però sembra un gioco di allontanamento da ciò che pulsa vivido, qui ed ora; il gioco della coscienza che scivola e si nasconde dal coinvolgimento, si sposta ai margini, si dirige verso l’esterno, nei vicoli nascosti della riflessione. Luogo da cui prende avvio un processo fluido di pensieri, che vanno incontro al ricordo del passato, a personaggi e situazioni, che un tempo furono reali e determinanti.
Più di tutto, vibra il desiderio di “rincorrere” questa sorta di distanza voluta: il solco fra una vita scissa, incompleta, e la ricerca del suo senso e della sua pienezza.
Chi legge questo romanzo troverà sempre in ogni pagina una duplice componente di Fabio Ciriachi: annusare il visibile, cercare con determinazione di andare oltre. E nell’andare oltre
c’è anche un’altra componente della cultura, e dell’umanità, di Ciriachi: il rispetto e la valorizzazione dell’universo femminile.
A ben pensare però, di un essere che definiamo un uomo, una donna, dovremmo poi dire come: com’è donna quella donna. E uomo quell’uomo E troveremo che siamo tutti presi in un gioco di anamorfosi, sempre spostati, sempre obliqui, sempre almeno in parte eccentrici. Questa è la condizione della donna e dell’uomo moderni e Ciriachi vi si muove con sobrietà ed eleganza, dolcezza e acquiescenza.
L’esperienza di Alda Siverio vale per tutte le donne. Parlare di sé avvicina l’una all’altra. Per vedere affermata la propria esistenza, il ricordo di un mondo grigio e in cui si è guazzato per anni
diventa un passaggio obbligato. Alda Siverio, come ogni donna, parla di sé, ma parla anche a sé; l’anima, il cuore, la pelle, il corpo, le labbra, la mente prendono voce, articolano suoni, piangono lacrime, smorzano il silenzio, soffocano il dolore di fronte alla morte di Paolo, l’amico di un tempo, a cui resterà vicina fino alla fine.
E proprio attraverso la consapevolezza della morte, Alda spalancherà le porte di un nuovo mondo, un mondo che, la spingerà, sorprendentemente, alla consapevolezza della vita, fino alla conquista del dono più prezioso: il riavvicinamento alla figlia, frutto di una gravidanza portata avanti da sola.
Alda non appartiene a nessun fronte. Non ha senso dell’universale né del simultaneo; è dove è, con tutto il peso del suo passato sulle spalle. Non bara mai e non s’inchina davanti a convenzioni. La sua scrupolosa onestà ha il valore di un costante interrogativo e il riavvicinamento alla figlia Melanie (avuta da Paolo) di cui però non dirà a Melanie, come non le dirà di Loredana, per non turbarne il fragile equilibrio, le restituiranno il senso profondo della maternità e della completezza. Parlerà con dolcezza a Melanie di Paolo, del suo lento cammino verso la morte, mostrandole tante foto, tranne l’ultima …, secondo il desiderio dello stesso Paolo, foto che mostrano il lento decadimento di un uomo, un tempo molto bello, foto al contempo tenere e crudeli.
Pertanto, il rapporto memoria- scrittura pone in primo piano la grande questione della morte e con essa il ricordo di quello che si è stati e della necessità di immobilizzare gli istanti attraverso la macchina fotografica, per conservarne almeno la traccia, nella speranza di non vederli disperdere in un tempo che, nel suo continuo andare oltre, non tornerà mai indietro a restituirceli.
“[…] Quello che doveva fare l’ha fatto. Ora il quadro è completo, il cerchio chiuso. Padre e figlia si sono incontrati – senza saperlo, senza neanche sospettarlo, né l’una né l’altro, e in questo alla pari – nella piena condivisione di un’uguaglianza inattaccabile”. (pag 326)
“[…] Ora, pensa Alda, quella bellezza si riflette così estesamente nella grazia indiscutibile dei quasi diciotto anni di Melanie che non sarebbe necessario neanche parlarne per constatare quanto il desiderio di Paolo , infine, sia stato in tutt’altro modo, e ben più a fondo, esaudito: non perpetuazione delle forme esteriori, c’era stata, ma una perfetta coincidenza della luce interna che le anima. Ereditare la luce, è molto più che somigliare”. (pag. 326)

Dunque pian piano, sboccia una sintesi, fluidità risolutiva, autocontrollo mediatore fra il fermo immagine della sofferenza, della inadeguatezza, aggrappata a se stessa ed ai propri limiti, e la rinnovata partecipazione al coraggio del cambiamento di modo che il rimpiattino fra distanza ed esistenza, si schieri finalmente a favore della vita.
Nel bisogno di esporsi alla luce di Alda Siverio, si può scoprire il punto di fuga dal quale guardare il mondo e la maniera per soddisfare l’interiore, pressante necessità di un essere umano … di diventare un essere umano.

Fabio Ciriachi, Le condizioni della luce, Gaffi editore, Roma 2013

Un pensiero su “Le condizioni della luce, di Fabio Ciriachi

  1. leopoldo attolico

    Il monitoraggio di Rosa , esaurientemente argomentato , ci restituisce un libro di sicuro valore a cui certamente non sarà estranea la poesia che da sempre occupa l’Autore e l’empatia dei suoi lettori .
    Un saluto e un augurio ad entrambi .
    leopoldo –

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