« . . . tutte seppelliscono i loro morti . . . »

di Antonio Sparzani

Dresda distrutta

Dresda distrutta

Dal dì che nozze e tribunali ed are
dier alle umane belve esser pietose
di sé stesse e d’altrui, toglieano i vivi
all’etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne e sensi altri destina.

(Ugo Foscolo, I Sepolcri, vv. 91-96)

Comincerò col dire che questa cosa degli scoop giornalistici su notizie supposte clamorose, e spesso invece insignificanti, o comunque da dimenticare, mi sembra un segno ? tra gli altri ? di notevole degrado. Mi riferisco in questo caso alla notizia data con grande risalto dal direttore di Repubblica in persona, dell’avvenuta sepoltura di Erich Priebke in luogo mantenuto rigorosamente segreto.
Tutti ricorderanno che questo solerte capitano, nel 1944 trentunenne, delle SS tedesche eseguì con germanica solerzia e inesausto rigore gli ordini ricevuti di uccidere dieci civili italiani per ogni militare tedesco ucciso, totale 330 persone, alle Fosse Ardeatine.
Una volta sgombrato il campo dai tentativi giustificazionisti in nome dell’obbedienza agli ordini ricevuti e del regime di guerra allora vigente (la tesi della difesa, sostenuta dal solito ineffabile avvocato Taormina), tentativi a mio parere del tutto privi di qualsiasi umano fondamento, e una volta quindi chiarito ? senza se e senza ma ? che giusta e sacrosanta fu la condanna all’ergastolo definitivamente confermata dalla Corte di Cassazione il 17 novembre 1998, trasformata poi in arresti domiciliari per l’età avanzata del soggetto, allora ottantacinquenne, quello che a me è sembrato del tutto insensato è stata la disputa sulla sepoltura e specialmente il rifiuto sia del Comune di Roma, sia della Chiesa Cattolica e Apostolica Romana a concedere una tomba sul territorio dove Priebke era morto. Insomma, un cadavere scomodo che nessuno voleva.
Io sono contrario a questo infierire su un cadavere.
Diceva il nostro grande napoletano Giambattista Vico nei suoi Princìpi di Scienza Nuova:

[333] «Osserviamo tutte le nazioni così barbare come umane, quantunque, per immensi spazi di luoghi e tempi tra loro lontane, divisamente fondate, custodire questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti; nè tra nazioni, quantunque selvagge e crude, si celebrano azioni umane con più ricercate cerimonie e più consegrate solennità che religioni, matrimoni e sepolture.» (Principio cui s’ispirò poi Foscolo per i suoi Sepolcri, citati in esergo.)

Vico forse non conosceva il rito tibetano della sepoltura celeste, nel quale i cadaveri venivano abbandonati agli avvoltoi ? che peraltro era una forma di sepoltura: non alla terra ma agli animali ? ma enunciava una sorta di principio di umanità generale che non si nega a nessuno.
Non ci sono cadaveri ingombranti, non c’è cadavere di persona così abietta cui io mi sentirei di negare una tomba. Senza poi dire che tanti personaggi di simile (o anche peggiore, non c’è limite al peggio) bassezza umana godono di onorate sepolture.
Faccio solo un esempio, che ha un ovvio elemento di analogia: uccisione a freddo di civili inermi in stato di guerra: gli esseri umani, alti e altissimi gradi della Royal Air Force britannica e della United States Army Air Force statunitense, che hanno scientemente e ferocemente pianificato il bombardamento di Dresda nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 1945, con il dichiarato scopo di uccidere il maggior numero possibile di civili, scopo certo raggiunto se la cifra, stimata da recenti studi è tra le 22.700 e le 25.000 persone, questi esseri umani, che spero solo abbiano avuto qualche loro privato problema con la propria coscienza, mi immagino avranno avuto o avranno tombe marmoree e fiorite.
E naturalmente gli esempi si potrebbero moltiplicare.

6 pensieri su “« . . . tutte seppelliscono i loro morti . . . »

  1. sparz

    cara Giorgina, grazie per il suo commento che è apparso in ritardo solo perché conteneva un link; commento perfetto: l’Antigone è IL testo base per questo problema.

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