Muore un poeta, in die nativitatis domini nostri

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Fernando Bandini ci ha lasciato. Dovevi andartene proprio il giorno di Natale, eh? Eri l’ultimo dei grandi vecchi di queste contrade: Neri Pozza, Goffredo Parise, Luigi Meneghello, Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern… Avete ben seminato. Qualcuno, i fiori in mano, si fermerà un poco a parlare con te.
Ciao Fernando.

Poesia scritta a Praga (Dietro i cancelli e altrove, Garzanti 2007)

Mi piacerebbe essere sepolto
a Mala Strana
in uno di questi silenziosi giardini
dove viene a svernare la cincia oltremontana
 
Che mi giacesse accanto
mia moglie innamorata di ponte Carlo
Il ponte è a pochi passi anche se solo
nel giorno del Giudizio potremo attraversarlo
 
Verrebbe a farmi visita
l’ombra di Halas quando muore il giorno
Abitava qui attorno, m’insegnerebbe
Il nome della prima stella
 
Ma Azneciv città che ha i suoi corvi
e i suoi golem pretende le mie ossa
Ci sarà qualcuno che si ricordi
di Bandini? Che sopra la sua fossa
 
rechi i fiori che amo (aquilegie, asfodeli)
e si fermi un poco a parlare con me?
Perché il mio cuore era di re
ma non avevo un regno né fedeli

Anapesti per un gufo (Quattordici poesie, L’Obliquo 2010)

Bubo, bubo, maeste tacitam
resonans noctem de culminibus
quibus impendent candida pronae
cornua lunae,
ubinam latitas? Non liquet utrum
prope non adsis an procul edas
flebile carmen
(nisi forte tua veniat vocis
sonus ex Erebo).
Lucifugarum consors avium
nos Aeternum severa monens,
non te dirum ducimus omen
intempesta si nocte canas.
Rava videtur naenia lallans
hoc esse tuum murmur in umbris.
Conivemus cunaeque fere
fit lectus ubi carpimus altum
denique somnum.

Gufo, gufo, dove sei nascosto,
tu che fai vibrare di tristezza
la notte taciturna sopra cui la luna
si affaccia con i suoi corni d’argento?
Non si capisce se sei qui vicino
o se viene da lontano il tuo verso fioco
(a meno che il suono della tua voce
non salga dal fondo dell’Erebo).
Fratello di uccelli notturni
quando canti nella notte profonda
tu ci rammenti l’eterno e le cose ultime,
altro che cattivi presagi, come si crede.
Sembra piuttosto una rauca ninna-nanna,
il tuo gemito tra le ombre.
Allora su, chiudiamo gli occhi e il letto
diventi la culla dove infine
il grande sonno verrà a ghermirci.

14 pensieri su “Muore un poeta, in die nativitatis domini nostri

  1. Giulia

    Felice è il giorno dell’eterno rincorrersi della vita e della morte, della ri-nascita e della resurrezione. Più di tutti per un poeta, per quel filo sottile che unisce le anime.

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  2. Anastasia Guarinoni

    Un grande dispiacere. Lo volevo contattare per una giornata di poesia ma di dissero che era molto malato. Insieme a Zanzotto, una grande perdita per tutti. Cercherò di ricordarne la parola in altre occasioni.

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  3. sparz

    Lo so, lo so, Azneciv è città dalle molte pretese nascoste, dove anche Zraps nacque, eoni fa. Grazie assai, Roberto, di averlo ricordato.

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  4. carmine vitale

    Ma che grande poesia che se ne va! Scritta a Praga si sente nell’infinito rumore del mondo. Sii felice ovunque tu sia.

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  5. Giorgina Busca Gernetti

    “Mi piacerebbe essere sepolto
    a Mala Strana
    in uno di questi silenziosi giardini
    dove viene a svernare la cincia oltremontana”
    *
    Con quanta serenità pensava alla sua tomba!
    Del resto “morire” è iniziare a “vivere” in una nuova vita.
    GBG

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  6. antoniobux

    Che grande dispiacere mi ha colto quando l’ho saputo, oggi; amo molto la poesia di Bandini pur non avendolo mai conosciuto. Tuttavia si muore ma lui ha vissuto e ha scritto e noi ne leggiamo, e si continuerà a farlo, almeno, per quanto mi riguarda. Se n’è andato col suo stile, così pieno e così fuggente. Che riposi in pace. Grazie per il ricordo,

    Antonio Bux

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  7. Leopoldo Gamberale

    Stavo finendo di scrivere su alcune sue poesie in latino, quando ho saputo – tardi – della sua morte. Quando, qualche anno fa, ho aperto “Dietro i cancelli e altrove” è stata una scoperta straordinaria: una voce poetica fra le più intense degli ultimi decenni. Il “ricordo della mia morte al tempo della guerra in medio oriente” dovrebbe esser letta, commentata e amata in tutte le scuole. Dell’uomo ho avuto una conoscenza troppo superficiale e troppo breve, ma mi basta avere con me la sua poesia.
    Leopoldo Gamberale

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