Il distacco della memoria, di Giovanni Ibello

scia celeste
A separarci fu l’incoscienza
la resistenza delle unghia nere
la tensione di una smorfia, le vene
dilatate nella mano, a reggere
il peso del corpo che cede.
Ci ha separato l’incoscienza
perché il distacco non ha memoria:
la mente è troppo vile per restare
mentre il corpo, ancora vivo, si abbandona.
*
Quando tutto sarà finito
sarà il sonno a irrigidire
gli occhi le braccia, il torso
che spasima
perché capita
che sia dura riconsegnarsi alla materia
o relegarsi alla quiete
quando la schiena
è incollata alla parete
e una scia celeste e bianca e luminosa
ricongiunge il pensiero
al giorno precedente, l’anno prima:
si sta fermi mentre tutto
procede e non procede.
*
Anche questo silenzio è colpevole
e dei corpi rimane sempre un’ombra
discreta ai margini della stanza.
Volevo interrogarla
ma era senza testa
eppure ero certo che mi stesse scrutando.
Così le ho detto “parla”
e una voce greve mi ha scosso il ventre
come un vuoto d’aria.
Si viene al mondo in un tramestio di voci
ma il commiato è un rito quieto
che si celebra per sottrazione.
Quando ci siamo guardati negli abissi
sapevamo di scontare il prezzo della luce
che s’incunea
sotto la coltre muta delle acque
perché gli occhi sono l’ultimo confine dell’esistere
perché gli occhi resistono
alla pietà del respiro che stenta.

9 pensieri su “Il distacco della memoria, di Giovanni Ibello

  1. Stella Maria

    Su questo momento se ne sono scritte e lette tante ma di fatto la realtà è un segreto che non ci raccontano e conosceremo un giorno. Mi piace pensare che sia un attimo di poesia come questa, un bel modo per lasciarsi andare per una vita da continuare altrove.
    Grazie

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  2. Nancy Brosio

    Una poetica dissolvenza che si scioglie in un abbraccio indolore tra tempo ed eternita’!BRAVO

    Rispondi

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