29. Immobile

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da qui

Così, man mano che le e-mail si susseguivano sullo schermo bianco del computer, lo scenario si faceva chiaro: chi credevo amico era la mia rovina, e viceversa. Quelli che assecondavano la mia fama di successo, la vanità nascosta perfino nelle opere di bene, erano mossi dal nemico; chi aveva il coraggio di obiettare, di criticare azioni ed intenzioni, veniva in mio soccorso. Fu allora che capii il significato della correzione fraterna del Vangelo; una pratica preziosa e sconosciuta, perché è più facile salire sul carro di chi vince, cercare i primi posti nelle foto ricordo o nelle cene in cui si brinda agli entusiasmi effimeri della mondanità. Su questo luccichio di strizzatine d’occhio e volgari doppi sensi calò la mannaia provvidenziale della cruda verità. Non avrebbe risolto in pochi giorni, come bastasse capire per agire, portare alla coscienza per cambiare dentro: la scoperta più penosa fu che le strutture di peccato, gli strati di egoismi, i bubboni infetti della superficialità, erano talmente radicati da richiedere cicli e cicli di grazia e di preghiera, di ascesi e affidamento, per cominciare a scalfirli almeno un poco. Mi concentravo sui pensieri positivi, sui gesti più prudenti e rigorosi, sulle parole più sobrie e sorvegliate; ma più m’impegnavo, più mi sembrava che emergesse il mondo vecchio, come un’isola vulcanica che appare a pelo d’acqua, proveniente da chissà quali fondali. Non c’è niente di peggio di quando vorresti emendarti, ma non puoi; sei tirato da ogni parte, come in certe torture medievali: sentivo i tessuti lacerati, la volontà tesa allo spasimo eppure incapace di muovere una foglia. In frangenti come questi, la fede e la speranza sono messe alla prova decisiva: devi scegliere se arrenderti o resistere, coi carri sferraglianti dell’esercito egiziano che mordono il terreno alle tue spalle, a un passo dalla riva; tu sei immobile, impotente, all’altezza di Pi-Achirot, davanti a Baal Zefon.

13 pensieri su “29. Immobile

  1. F

    LE CONFESSIONI di Fabrizio
    Ti sei fatto tutto intero un desiderio di espiazione, tormento che si fa confessione:
    “anima emigrata
    dalla strada ferita
    della tua umanità”
    al cuore di Dio e dei fratelli.
    Non c’è ragione, ad una pena così dura, se non nella morte a se stesso e vita in Dio che dice anche: “cosa avviene nell’anima, per cui gode maggiormente di trovare o riavere quanto ha caro, che se avesse sempre conservato”. (S. Agostino)

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  2. agnese

    “devi scegliere se arrenderti o resistere”
    se ti arrendi perdi, se resisti….soffri (scherzo)
    da qualche parte bisogna trovare la forza per resistere.
    Viviamo per diventare sempre più forti nella fede.

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  3. F

    ” La fede e la speranza sono messe alla prova decisiva: devi scegliere se arrenderti o resistere”
    perchè: “esitavi a morire alla morte”, intanto combattevi strenuamente la tua disarmonia interiore, perchè sebbene appena avvertita:
    “tendevo queste orecchie, o dolce verità, alla tua melodia interiore”, (S:Agostino)

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  4. pmartucci

    Ricordo da adolescente le prime esperienze di correzione fraterna, lì in cerchio a dirsi le cose più tremende, nascosti dietro un buon fine, parole laceranti, oltretutto da accogliere di buon grado, in nome del fraterno obbiettivo, e la sincerità diventava spada, pronta a ferire….altro è riscoprirla adulta, quella correzione, ben rivestiti delle nostre corazze. Il dono, il bisogno di sincerità da parte di chi ci è accanto, e che mostra tenere a noi, si fa prepotente, diventa rarissima cosa di fonte a buone scelte di opportunismo, di convenzione, di buona educazione.Ora, da adulti, la sincerità si riscopre più come la bellezza, rara, di venire amati per ciò che si è, per il nostro tutto, come fossimo luna… lato illuminato, lato oscuro. E la sincerità, un po’ temuta, un po’ desiderata, diventa prova indiscussa di essere amati.

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  5. agnese

    Un po’ la pagina triste- tutti intorno sono cattivi. Veramente anche io per tanto tempo evitavo contatto con la gente, perché, pensavo, che tutti sono cattivi e tutti parlano male di altri. Adesso penso diversamente e mi si vive meglio. Perché? La gente si è cambiata? No. Sono cambiata io.
    Ricordo una volta, martedì sera, stavo andando a lectio. Sono uscita tardi. Ho aceso motore dalla macchina, sono partita evitando in ultimo momento due incidenti. Corro, corro, perché è tardi, buio non ci vedo niente, ma corro corro. Ho almeno la benzina?- ho pensato attimino. Non lo so, ci vedo poco. Corro corro, buio buio. C’è qualcosa che non va- penso- c’è qualcosa che non va. Certo! Non ho aceso i luci. E si è fatto chiaro.
    Basta che acendi luce nel tuo cuore e il mondo diventa più bello.

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  6. agnese

    FRUTTI
    Il frutto del silenzio è la preghiera.
    Il frutto della preghiera è la fede.
    Il frutto della fede è l’amore.
    Il frutto dell’amore è il silenzio.
    Il frutto del silenzio è la pace.

    Madre Teresa di Calcutta

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  7. Clown: opinioni

    Più di altre volte ho avvertito la lacerazione, il disagio psicologico da cui scaturisce questa scrittura sofferta.
    Dal mio punto di vista si tratta di una pagina importante, anche se comprendo lo sconcerto e le brucianti perplessità di chi si trovi improvvisamente, senza intenzione e, forse, senza colpa, a rientrare in una così generalizzata definizione di “nemico”.
    So bene quanto sia inopportuno personalizzare, pretendere di identificare i protagonisti di una storia che di noto, in carne ed ossa, ha un solo vero volto; quello dell’autore che ci mette la firma, senza celarsi, come spesso accade, dietro l’anonimato di deboli commentatori.
    E tuttavia, contravvenendo a tale presupposto, scusate se per un attimo ho pensato: ecco la rivincita del “Clown”.
    Non amavo pormi al centro dell’attenzione prima e preferirei di gran lunga restare in disparte ora; ma se ieri sentivo indispensabile la presenza di una voce fuori da quel coro melenso, oggi assecondo un’esigenza che mi porta ad esprimere, a modo mio, vicinanza.
    Ricordo, qualche romanzo fa, un passo in cui si magnificò l’amore senza limiti, non senza la consueta possibilità, a seconda delle reali intenzioni del lettore, di interpretazioni molto distanti tra loro; in un commento, mi permisi di scrivere che il termine “troppo”, anche quando riferito a qualcosa di positivo, comunque finisca col condizionare gli eventi verso un’accezione negativa. Un concetto che consideravo quasi banale esprimere, ma che, dalle repliche sgraziate che dovetti subire, scoprii non essere così scontato. Mi rendo conto fosse più facile comprendere qualcosa come la “troppa cioccolata”, piuttosto che il “troppo bene”. Eppure a me sembrava evidente che, in un simile contesto, sorvolare sul rischio di quel “troppo” fosse la colpa di cui molti avrebbero finito col dover rispondere.
    Certo era strano fosse un Clown ad invocare moderazione; non deve esserlo, invece, che sia un Clown a desiderare una nuova forma di connessione. “Equilibrio”, probabilmente, è la chiave per restituire armonia.

    Tuttavia, più ancora di una pagina apprezzata, a colpirmi è stata una rapida carezza, un gesto umano, caloroso, spontaneo, tanto più prezioso in quanto raro.
    Sono Raffaele Greco e quel segno d’affetto lo porterò con me.

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  8. agnese

    @Clown
    e infatti, lo ricordo come una volta hai scritto: “forse un giorno anche io smetto di essere Clown”, e c’è l’hai fatto !
    Complimenti!
    un abbraccio

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  9. pam

    “Non avrebbe risolto in pochi giorni”

    “A volte siamo tristi per il peso dei nostri peccati. Non scoraggiamoci: Cristo è venuto a togliere tutto questo, Lui ci dà la pace.”(Tweet Papa Francesco @Pontifex_it 01/02/2014)

    Un Gesù che non risolve in un batter d’occhio i nodi più profondi della nostra vita, ma che mette in cammino il cuore, anche con passaggi tutt’altro che tranquilli.

    “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e discerne i senti-menti e i pensieri del cuore.”
    (Lettera agli Ebrei, 4,12)

    Una pagina, comunque, molto dura, quasi una drammatizzazione letteraria.

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  10. pam

    @Raffaele Greco
    Eccoti rivelato! Però, nel blog, per me sarai sempre il Clown.
    Un abbraccio di cuore, e un caro saluto.
    Pamela

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  11. robysda

    Resti immobile. Ti chiedi come si fa a restare così inermi davanti al mare che mostra la sua forza e scandisce l’infrangersi dell’onda, più o meno violenta, in un tempo sempre uguale ma non è mai lo stesso, che segue la spinta nascosta delle correnti e che senza compromessi riempie, per fame, una pancia che si espande senza avvisi e senza limiti. Anche al buio e nel silenzio, quando il rumore è ancora più forte e si può ascoltare meglio. Resti lì, senza dire una parola, senza accennare nemmeno il più piccolo movimento, cercando, goffo, di non disturbare troppo con la tua presenza, tentando di mantenerla sempre più in ombra, sempre più discreta, nel rispetto della natura, nell’attesa paziente che quel mare si ritiri, nella speranza che torni ad essere quel mare-padre, accogliente, per cui il Bene l’ha inventato. Non sai ancora quanto ci sarà da aspettare. E intanto stai lì.

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