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da qui
Oggi è una giornata importante, di quelle in cui ti sembra d’aver colto il nocciolo della questione. Dal momento in cui decisi di pregare per il prete, un malessere oscuro s’impadronì di me. Notai che riguardava alcuni aspetti della mia persona per me molto dolenti. Le cose peggiorarono di giorno in giorno: era il conflitto più arduo da accettare, e provocava in me una ribellione incontenibile. Quando ti decidi a morire? Don Mario era concreto: la morte a se stessi non è mai un concetto astratto, si incarna nella carne e nel sangue della nostra storia.
I punti che costituivano l’ostacolo più serio alla morte all’Io andavano estirpati, per raggiungere l’amore oblativo a cui tutti ci scopriamo chiamati, se vogliamo. Si tratta di un dono, anche se sgradevole: mi costringeva a crescere; o meglio, accogliendolo, avrei permesso allo Spirito di conseguire ciò che da sola non avrei potuto fare. Intuivo l’amore di Dio, con la sua logica: la sofferenza ci aiuta a superare quello che impedisce di crescere, ma che non sempre percepiamo come limite. E anche percependolo, difficilmente ne faremmo a meno, perché troppo radicato nell’identità. La vita del cristiano è una lotta, cominciavo a capirlo sulla pelle, dopo averlo appreso in tante pagine della Sacra Scrittura. Il nodo cruciale del sostegno al celibato è la battaglia: con se stessi, con ciò che scoraggia il cambiamento, con chi tenta d’interrompere il processo di riscatto.
Quando parlai di Croce con don Mario, gli chiesi come mai fosse tanto centrale nella vita del credente. Com’è possibile pensare con amore, a quell’obbrobrio? Su questo inciampavo in teoria, ma più ancora nell’esperienza quotidiana.
Grazie alle vicende più recenti, mi accorgevo di quanta violenza si rendesse necessaria per stanare l’egoismo radicato nella nostra natura, e quanto dolore avrei dovuto sostenere per supportare nella lotta il sacerdote, perché anch’egli era chiamato a convertirsi, a rinunciare al piacere e all’amore solo umani, in vista di un traguardo ben più grande.
Oltretutto, esposto com’era a una continua tentazione, occorreva che prendesse le distanze dalle donne che rendevano tutto più difficile di quanto già non fosse, trascurando gli effetti delle loro azioni.
Una lotta per la vita: sapevo che, perseverando, la vittoria sarebbe stata certa. Questa è la buona notizia del Vangelo, se non sbaglio.

“Una lotta per la vita: sapevo che, perseverando, la vittoria sarebbe stata certa. ”
Vero, Gesu’ ci insegna che chi lotta per la vita vince la vita. L’unica accortezza in questa lotta, perche’ si parli di vita per tutti, e’ forse che dovremmo rispettarci reciprocamente e questo non in nome di un virtuale altruismo ma proprio di quell’egoismo che ci spinge dapprima a sopravvivere e poi finalmente vivere .
attraverso la Croce e con profonda Fede .. possiamo affacciarci alle porte del Paradiso..
“Ateantu commotae Erebi de sedibus imis
umbrae ibant tenues simulacraque luce carentum.”
Siamo sporchi di guerra e Orfeo brulica
d’insetti, è bucato dai pidocchi,
e tu sei morta. L’inverno, quel peso
di ghiaccio, l’acqua, l’aria di tempesta,
furono con te, e il tuono di eco in eco
nelle tue notti di terra. Ed ora so
che ti dovevo più forte Consenso,
ma il nostro tempo è stato furia e sangue:
altri già affondavano nel fango,
avevano le mani, gli occhi disfatti,
urlavano misericordia e amore.
Ma come è sempre tardi per amare;
perdonami, dunque. Ora grido anch’io
il tuo nome in quest’ora meridiana
pigra d’ali, di corde di cicale
tese dentro le scorze dei cipressi.
Più non sappiamo dov’è la tua sponda;
c’era un varco segnato dai poeti,
presso fonti che fumano da frane
sull’altipiano. Ma in quel luogo io vidi
da ragazzo arbusti di bacche viola,
cani da gregge e ucecui d’aria cupa
e cavalli misteriosi animali
che vanno dietro l’uomo a testa alta.
I vivi hanno perduto per sempre
la strada dei morti e stanno in disparte.
Questo silenzio è ora più tremendo
di quello che divide la tua riva.
«Ombre venivano leggere.» E qui
l’Olona scorre tranquillo, non albero
si muove dal suo pozzo di radici.
0 non eri Euridice? Non eri Euridice!
Euridice è viva. Euridice i Euridice!
E tu sporco ancora di guerra, Orfeo,
come il tuo cavallo, senza la sferza,
alza il capo, non trema più la terra:
urla d’amore, vinci, se vuoi, il mondo.
S. Quasimodo
“ATEANTU commotae Erebi de sedibus imis
umbrae ibant tenues simulacraque luce carentum.”
va corretto in
“AT CANTU commotae Erebi de sedibus imis
umbrae ibant tenues simulacraque luce carentum.”
Comunque bellissima citazione.
Un saluto,
Roberto
La buona notizia, l’amore, tanto difficile da comprendere e da vedere….. Quella misericordia che ci chiede il Padre, voce antica di profeta, voce di Cristo. Quella vuole.
Bello e grande vivere un sostegno nella preghiera per un, per il sacerdote. Per la sua scelta totale, per tutta la sua persona, per quel cuore coraggioso, chiamato, che si apre al mondo, e dove cammina, gli piaccia o no, privo di difese, norme e regole comprese, solo forte nella sua fede, nella grazia di aver visto, intuito, provato sulla pelle la lama di luce dell’amore di Dio. Fede vissuta nel mondo. Imperfetta, da costruire, letta tra le tentazioni, tra le domande, La preghiera per il sacerdote è per la sua gioia, per quella sua briciola di luce che lo portava a chiedere e chiedere, sassolino dopo sassolino, come brillare, come capire, come amare nel mondo per ciò che è, non solo covo di tentazioni, certo imperfetta culla dove diventare testimonianza
….se non sbaglio
Le pagine più belle sono quelle scritte nei panni di “lei”, forse perché si è riusciti finalmente a mettersi nei panni dell’altro o, molto più probabilmente, per ricostruire “un’ altra” di cui non si conosce il pensiero più intimo, la si modella un po’ come vorremmo per quel che non sappiamo, o per dovere letterario, con il solo scopo di chiarire un’incomprensione, riparare una frattura e chiedere scusa nell’unico modo che si conosce: scrivendo! Nella speranza che fra le righe possa leggere ciò che non siamo capaci di dire o non possiamo dire per privacy o correttezza.
E se sbagliassi? Alla fine essendo una donna, verrà fuori che non ho capito nulla e lei è solo il diavolo incarnato che non muore a se stesso e la ragione di tutti i mali e debolezze del nostro don Gastone (Il prete bello, di Goffredo Parise per non citare l’inflazionato padre Ralph che cede all’amore umano, che diciamocelo, non fa poi tanto schifo come si vorrebbe far pensare, ammesso che lo si incontri vero!) caduto nell’inganno delle trame del nemico, in due parole “lei” diventa il capro espiatorio, l’inganno perfetto che l’amico comune non ha smascherato per tempo. Ma forse c’è ancora troppa confusione fra verità e inganno, non è forse vero che la vera bellezza è invisibile agli occhi come dice san Paolo? E cosa c’è di più bello della verità per vivere in pace e armonia, essere in Dio?
In un passo precedente il Nostro dice che è molto bella, come Avigail, Shlomtsione, o Magdalenne? Ma per avere la risposta non mi rimane che leggere.
“Occorre scongiurare questo specie di fatalismo che fa ritenere inutili, se non addirittura controproducenti, le prese di posizione, le decisioni coraggiose, le testimonianze audaci, i gesti profetici”
(D.Tonino Bello)
“GUARISCI ALTRI E GUARIRAI. Non restare curvo sulle tue storie e sulle tue sconfitte, ma occupati della terra degli altri, altrimenti non diventerai mai un uomo o una donna radiosi.
..allora saria luce sul lucerniere, ma secondo le modalità della luce che non fa rumore, non violenta le cose, le accarezza e fa emergere il bello che è in loro.
Così “noi del Vangelo” siamo gente che un giorno accarezza la vita e ne rivela la bellezza nascosta.
(P. E. Ronchi)
@robertorossitesta
Vero, grazie!
Queste sono le gioie ed i dolori del copia-incolla.
Grazie d. Fabrizio per la tua didattica divina: passi nel buio del nostro interiore, “conchiglia ripiena della sua Eco” e “le onde dei nostri desideri” inquieti, disordinati, dolorosi: attesa dell’atto pacificante “dell’affannoso Amore”.
” O, Amore, vieni in noi..periscano tutte le presenze deformi che la concupiscenza della carne e degli occhi e la superbia della vita fanno nascere in quell’affermazione che in noi si chiama amore e che spesso viene guastato dalle malattie di un anima creata da Te e per Te”. (Guglielmo di S.Thierry)
Esperienza dell’estremo Amore, per i fratelli: oblazione , “ala di riserva” perchè siamo “uomini con un’ala sola che possono volare solo rimanendo abbracciati” con voce d’amore ferito, che grida all’Amore.
“La vita del cristiano è una lotta”
io direi- la vita è una lotta, soltanto che cristiano ha un senso, un motivo per lottare- vincere con il male e raggiungere il Bene infinito. Un motivo abbastanza forte per lottare.
“E’ importante avere amici di cui potersi fidare. Ma è essenziale avere fiducia nel Signore, che non ci delude mai.”
Papa Francesco
Non mi piace farla così spicciola, con le solite belle parole che tante volte ci raccontiamo per stare in pace con la nostra coscienza: morire a noi stessi – nel senso più completo della parola – comporta grande fatica e non sempre ci si riesce, anzi lo trovo quasi impossibile: distaccarsi dalle mille sovrastrutture di peccato è cosa quasi da santi. Però credo moltissimo nel rispetto della persona, nella generosità di sentimenti e di gesti, nell’amicizia sincera. Non sarà un granché, ma potrebbe essere qualcosa da trasmettere allo scambio del gesto di pace.
“la battaglia: con se stessi, con ciò che scoraggia il cambiamento, con chi tenta d’interrompere il processo di riscatto.”
Mi sembra, se non sbaglio, che la buona notizia sia in quel “con”, quel “cum” da cui, poi, deriva il “cum panis”, la condivisione del pane, l’essere compagni. Non si lotta contro, si lotta a favore di, si lotta insieme verso il cambiamento, verso la vita, anche quando la battaglia passa, magari, da una spada che trafigge il cuore.