34. All’ultimo respiro

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da qui

La preghiera è intimità con Dio, e che questo desiderio crescesse nel prete a me affidato mi riempiva gioia. Era la chiave giusta per compiere progressi nel cammino: un cuore incandescente da cui attingere energie e motivazioni. Un frutto importante, dal momento che avevamo affrontato periodi problematici, in cui sembrava impossibile condividere alcunché.
Una volta mi disse sconsolato: sono costretto a sopportarti! In effetti, non essendoci scelti, le differenze di carattere provocavano scontri e incomprensioni. I contrasti emergevano, la luce crescente rivelava i punti deboli, e la nostra capacità di resistenza era messa a dura prova. Chi ce lo faceva fare? La risposta, per entrambi, era la fede.
Il sacerdote, dicevo, esercitava una forte attrattiva sulle donne, anch’io l’avvertivo chiaramente. I nostri contatti avrebbero potuto suscitare sentimenti intensi. I pochi amici che sapevano della vicenda, inizialmente, temevano conseguenze incontrollate, e mi mettevano in guardia.
In realtà, il percorso stesso era l’antidoto sicuro. Don Mario m’aveva insegnato che la preghiera più efficace è mirata e consapevole. Così ci inoltravamo nell’analisi dei suoi coinvolgimenti, nei modi di fare delle donne che potevano nascondere un pericolo; io m’incaricavo di pregare in maniera ogni volta più specifica, sostenendolo nei suoi combattimenti.
L’azione comune si andava precisando, e il rapporto acquisiva sempre meglio i caratteri di un’alleanza. Eravamo chiamati a una consacrazione, seppur diversamente: uno stato che esigeva specifiche rinunce e prometteva una pienezza sconosciuta.
Pietro domanda al Cristo: noi abbiamo lasciato tutto per seguirti, che cosa ne otterremo?
Già, che cosa si guadagna? La chiamata alla consacrazione parla al cuore, svela aspetti di sé ignorati fino allora. Se Dio indica una strada anziché un’altra, è perché ci conosce meglio di noi stessi: egli sa che soltanto in quella via ci sentiremo e saremo realizzati. Non resta che fidarsi! In fondo, ci ha creati per la felicità, nonostante le pene necessarie per raggiungerla. Ciò che impedisce d’esserne all’altezza, è un ostacolo alla beatitudine promessa, anche se soddisfa desideri contingenti.
Questo compresi, dopo anni di cammino tormentato, e ne avrei custodito la memoria fino all’ultimo respiro.

11 pensieri su “34. All’ultimo respiro

  1. ema

    Quello che nascondi nel cuore,
    aprilo agli occhi,
    quello che ti pare di vedere,
    aspettalo nel tuo cuore.

    Di amore si muore,
    chi è vivo – dicono
    ma la felicità ci vuole,
    ci manca come un pezzo di pane.

    Chi è vivo, rimane sempre un bambino,
    e vuole tornare nel grembo materno
    o si ama o si uccide,
    campo di battaglia o letto nuziale.

    Sarai tu l’ottantenne, che
    ucciso dalla nuova generazione,
    mentre muori
    generi milioni col tuo sangue.

    Tu la spina nel piede
    non ce l’hai più,
    e dal tuo cuore
    scappa anche la morte.

    Quello che ti pare di vedere,
    con la mano devi prendere,
    quello che nascondi nel cuore,
    uccidilo o bacialo forte.

    Attila Jozsef

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  2. F

    Grazie d.Fabrizio, dell’omelia:
    scoperta sempre nuova della bellezza evangelica,
    gusto divino alla bocca dell’anima,
    desiderio di “ruminare” a lungo la soave parola del Signore.

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  3. F

    “LA PREGHIERA E’ INTIMITA’ CON DIO”

    Amore, che pianga l’Amore che sei,
    l’Amore che mi ha amato,
    l’Amore che non ho amato.

    Che pianga l’Amore che sei: che mi sciolga in lacrime di dolcezza contemplando l’amore che sei, divino Signore: dolce soave Amore – Trinità: Padre Santo, Figlio Amato, Spirito Santo Amore, bacio soave, respiro di Dio.

    Che pianga l’Amore che mi ha amato, Amore incarnato, Corpo di Dio crocefisso, spargimento di sangue, amarissima soavità, Amore-Gesù, abisso divino.

    Che pianga l’Amore che non ho amato, che ho ignorato, rifiutato, barattato, su me, radioso desiderio.
    Amore: fuoco inconsumabile che nulla può estinguere, nè abisso contenere, mio intimo tutto, mio divino, immeritato Paradiso.

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  4. Ernesta Scappaticci

    “Non resta che fidarsi!”
    In questo momento cerco solo un sorriso nel mio cuore.
    O Signore grande e buono Tu che tanto mi Ami aiutami a vederti.

    ernestina.
    grazie D. Fabrizio per non smettere di farci sperare.

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  5. pmartucci

    La luce crescente, che si fa e riceve spazio, rivela i punti deboli delle scelte, ogni angolo della vita, ogni rapporto. E’ inevitabile, quando si guarda meglio, quando la voce, la Parola porta con passi piccoli, costanti a togliere veli, rende il parlare un si, un no. Riporta memoria sul passato, illumina vuoti, dolori, persone. La luce fa vedere ciò che è, ciò che è stato, impedisce falsità, diplomatiche posizioni, che renderebbero inutili, impossibili le alleanze del cuore, la vera, sincera, luminosa solidarietà di vita. Rinunce e pienezza, sembra una contraddizione,…. quando sono debole, lì allora sono forte…

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  6. agnese

    “…modi di fare delle donne che potevano nascondere un pericolo”
    c’è il proverbio che dice- dove il diavolo non ci arriva, là manda una donna.
    Però, voi maschi, dite la verità-come sarebbe il mondo senza le donne?!

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  7. agnese

    “Già,che cosa si guadagna?”
    Già. Spesso (purtroppo!) capita che ci sono le persone che non muovono un dito se non vedono interessi.
    Altro giorno ho parlato con una persona- mi ha raccontata come stava in ospedale dopo la operazione, ancora piena di dolori e ferite si alzava per aiutare le compagne dalla stanza che stavano peggio.
    Penso che il pensiero-che altro ha bisogno di aiuto- ti dà la forza e dimentici del tuoi dolori.

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  8. agnese

    Ricordo un racconto.
    C’era inverno, a Polo Nord o da qualche parte fredda, un uomo ha trovato una persona nel sacco a pelo già quasi congelato dal freddo; e se anche lui aveva freddo e poteva semplicemente mettersi nel suo guscio per riscaldarsi, invece no, ha cominciato riscaldare questo trovato, massaggiando, riscaldando. E proprio in questo modo, salvando altro ha salvato anche se stesso, perché mentre riscaldava bisognoso, ha riscaldato anche se stesso. Questo gesto ha fatto salvare loro due.
    In verità, conviene aiutare l’altro, perché questo aiuta a noi strssi. Questo che si guadagna.

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  9. F

    “CHIAMATI AD UNA CONSACRAZIONE”
    Oscura luca che m’ alletta nella tua notte, fuori della sicura chiarità del mio peccolo nido. E mi hai fato tuo prete, che io viva presso a Te la mia vita, per gli uomini, presso a Te dove mi manca il respiro delle mie piccole cose..
    Tu, Dio della mia vita , infinità della mia finitudine”.
    (D.M. Turoldo)

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  10. pam

    “Non resta che fidarsi”

    In ogni situazione della nostra vita, in fondo, è contenuto un invito a fidarsi. Però non sempre reagiamo allo stesso modo di fronte a tutti gli eventi, alcuni sono più “facili”, altri meno; anche se credo che la crescita della fede sia proprio nello schiudersi dell’affidarsi, in ogni tappa.

    Accadono eventi, battaglie, dove per qualcuno di noi, fidarsi può anche nascere da un atto di resa, quasi incondizionato, e dove diviene anche quasi impossibile “sbattere la porta in faccia” a Dio, e chiudersi nella sfiducia, o tornare indietro.
    E non resta che chiedere che questa fiducia in un Dio della felicità, delle farfalle libere, si mantenga fino all’ ultimo respiro, specialmente quando sei consapevole che, per tua stessa natura, il tuo cammino forse sarà anche burrascoso.

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  11. robysda

    (…) il rapporto acquisiva sempre meglio i caratteri di un’alleanza

    Condividere, il giogo che alleggerisce il peso, lo sforzo comune per raggiungere uno il bene dell’altro.

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