
Achille Giovanni Cagna
Un omaggio all’autore del classico Alpinisti ciabattoni
con Giuseppe Zaccaria, Margherita Oggero, Bruno Gambarotta
(a cura di Guido Michelone)
All’Università Avogadro del Piemonte Orientale, nella sede di Vercelli (Facoltà di Lettere) viene di recente presentata una nuova iniziativa editoriale: Le Edizioni di Storia e Letteratura (Roma), grazie al Comitato Edizioni Gobettiane e al Centro Studi Piero Gobetti (Torino) stanno riproponendo il catalogo della case editrice fondata dal giovane studioso Piero Gobetti (1901-1926), giornalista, intellettuale, politico vicino a un nuovo liberalismo, stroncato dalle manganellate dei fascisti. Tra le varie iniziative si segnala la ristampa anastatica degli anni Venti di tre romanzi del grande scapigliato vercellese Achille Giovanni Cagna (1847-1931): Alpinisti Ciabattoni, Provinciali, La rivincita dell’amore, che tre piemontesi illustri, nonché valenti scrittori, illustrano in un dibattito di grande spessore culturale (come riportato quasi integralmente).
Guido Michelone: Chi è anzitutto Achille Giovanni cagna
Giuseppe Zaccaria: Cagna è uno scrittore abbinato a Giovanni Faldella per tante ragioni facilmente comprensibili: entrambi sono considerati minori, pur scrivendo opere ricche di humus e di fermento dall’interesse più vivo rispetto agli scrittori canonizzati dalle patrie letterarie. Cagna e faldella occupano posizioni eccentriche, insomma. Per Cagna si tratta di una scrittura umoristica e bizzarra di estremo interesse, chela critica scopre un po’ in ritardo, ma grazie a nomi autorevoli: c’è anzitutto Eugenio Montale che è il primo importante recensore dei suoi romanzi; e c’è soprattutto Gianfranco Contini, tra i più illustri filologi del Novecento, che pubblica una memorabile antologia racconti della scapigliatura piemontese per la prima volta da Bompiani nel 1953, un anno in cui rinasce l’interesse per la Scapigliatura piemontese assai meno nota di quella lombarda.
Guido Michelone: Per il grande filologo le due Scapigliature sono molto importanti.
Giuseppe Zaccaria: Secondo Contini la Scapigliatura attua una sorta di violenza linguistica, una varietà di espressionismo. Violenza nel senso di scrittura composita, che ricorre al pastiche, alle deformazioni verbali, che accosta termini strani o antitetici per ottenere stupire (con il calembour) attuando un netto rifiuto del canali normali della scrittura letteraria. Contini individua in tal senso una linea che partendo dai ‘maccheronici’ del Cinquecento e passando da Dossi giunge al massimo prosatore novecentesco che è Gadda.
Guido Michelone: All’interno della scapigliatura piemontese che rapporto esiste tra Cagna e Faldella?
Giuseppe Zaccaria: Cagna vive all’ombra di Faldella, che considera il suo maestro. Cagna scrive in una lingua facile, scorrevole, dozzinale, comune e forse per questo i primi romanzi hanno un buon successo. Ma l’incontro con Faldella è per Cagna una specie di illuminazione sulla via di Damasco (di Saluggia in questo caso). Non a caso Contini definisce Cagna come ‘faldelliano’ riconoscendogli la condizione di discepolo sul piano linguistico.
Guido Michelone: Quali analogie e quali differenze anche sul piano umano tra Cagna e Faldella?
Giuseppe Zaccaria: Cagna ha una vita molto difficile, proviene da un famiglia povera, è cacciato da scuola, ha una formazione da autodidatta, vanta solo letture eterogenee, risulta scrittore ‘dilettante’ (e non professionista come Faldella). Nel Carteggio Cagna/Faldella curato da Monica Schettino risulta che, quando Cagna si sposa, scrive per la moglie una sorta di galateo intitolato Noviziato di sposa che sono regole per la buona massaia e per la signora borghese, lavorando contemporaneamente a un romanzo, Lo snob, con una rivoluzionaria tesi divorzista. In quest’ottica emerge anche la ricerca linguistica di Cagna, che in parte dipende da Faldella, ma percorre sentieri più personali rispetto al ‘maestro’. Esiste poi un quaderno inedito di Cagna con parole ‘difficili’ e il significato scritto accanto, a ennesima dimostrazione delle differenze esistenti con Faldella e con il suo analogo zibaldone.
Guido Michelone: Il capolavoro di Cagna, Alpinisti ciabattoni, perché ha così tante edizioni?
Giuseppe Zaccaria: Alpinisti ciabattoni vanta cinque edizioni, la prima del 1886, l’ultima del 1925, con molte varianti da un’edizione all’altra che sono importantissime per l’evoluzione stilistica della lingua di Cagna: “ogni volta che ristampa un libro devo intervenire” scrive in una lettera. Forse Cagna soffre una sorta di complesso di inferiorità che lo porta a correggere e a migliorare ogni volta la propria scrittura.
Guido Michelone: Alla fine che definizione daresti dell’opera di Cagna
Giuseppe Zaccaria: ‘Letteratura en plein air’ si adatta bene a certe pagine di Cagna , come puntinismo nell’uso di parole rare e arcaiche, con dentro di sé una sorta di colorismo. Condivido i giudizio di Montale quando dice che cagna dipinge con una pittura di tipi impressionistico.
Guido Michelone: Ma Alpinisti Ciabattoni è davvero il romanzo più bello di Cagna?
Margherita Oggero: Per me Alpinisti Ciabattoni, rispetto a Provinciali e La rivincita dell’amore, è il più interessante, come afferma Contini dopo la tremenda stroncatura iniziale, in cui dice che le opere di Cagna sono al di sotto di ogni letteratura; poi però rimuove la stroncatura perché Alpinisti ciabattoni è un libro perfettamente leggibile dove è tentata qualche ‘esperienza stilistica qualificata’. Lo sperimentalismo è cauto e guardingo, perché Cagna si rendeva conto del proprio excursus e non aveva il coraggio di uno sperimentalismo che si limitasse all’aspetto lessicale, senza aggredire la struttura sintattica dell’eloquio.
Guido Michelone: I tuoi dubbi verso la letteratura sperimentale sono risaputi.
Margherita Oggero: Questa cautela è il limite dello sperimentalismo, perché quando ha il coraggio della rottura e della provocazione è un esperimento che rimane a metà; quando è totale non è sempre eccelso, come nel Futurismo che è senza opere straordinarie sul piano letterario, così come parlerei di fallimento per il Gruppo 63: entrambi letti adesso, fanno venire il latte ai gomiti.
Guido Michelone: E cosa apprezzi maggiormente nel romanzo di Cagna?
Margherita Oggero: Alpinisti ciabattoni si evidenzia per l’uso di arcaismi, termini più o meno inventati o derivati da lemmi presenti. Sono fascinata dal libro non per l’aspetto formale, ma, usando categorie desuete, la storia e la capacità di delineare due personaggi della microborghesia dell’epoca, descritti con umorismo e satira bonaria e lievemente acuminata e cattiva, con il miracolo dell’empatia che l’Autore prova per i personaggi. Cagna possiede la capacità di raccontare una storia minima con una indicazione precisa di sottotoni sentimentali, per un testo che oggi si legge con interesse; una piccola avventura inserita in un matrimonio quieto e abitudinario, una visione alternativa, molto affascinante perché è l’esatto contrario dei testi odierni pieni di atteggiamenti duri nella coppia.
Guido Michelone: Quale rapporto hai instaurato con la letteratura di Cagna?
Bruno Gambarotta: Ho ingaggiato da tempo un lungo corpo a corpo con Alpinisti ciabattoni, perché fa parte dei cosiddetti autori ‘espressionisti’ che si contrappongono alla scrittura lineare come Calvino, Sciascia, Moravia, anticipati da uno Stendhal che sosteneva che bisognasse scrivere nello stile del Codice Napoleonico. ‘Espressionisti’ del Novecento in Italia sono Landolfi, Manganelli, Pizzuto. La lotta con la lingua italiana è tipica dei Piemontesi che non la dominano: ad esempio intere liste di nomi si trovano sul retro di bozze, elenchi di parole che Pavese trova sul vocabolario. Del resto lo sperimentalismo a non caso è eccentrico: Cagna ad esempio è vercellese.
Guido Michelone: E la vicenda editoriale di Alpinisti ciabattoni resta travagliata.
Bruno Gambarotta: Alpinisti ciabattoni ha un percorso carsico: affiora, scompare, riaffiora. In alpinisti ciabattoni molte cose sono cartacee e lessicali, non drammaturgiche Calvino lo ripubblica nella collana Centopagine di Einaudi nel 1972, circa quarant’anni dopo l’ultima edizione di Baldini e Castoldi. Ma il romanzo è tornato in auge molti anni dopo al Festiva di Mantova Letteratura con trentamila copie distribuite gratis. Le varianti sono cinque a partire dalla prima del 31 gennaio 1887 perle dizioni Gallo, e via via 1888, 1903, poi Gobetti, infine Baldini. Cagna nel piccolo fa ciò che fece Manzoni con I promessi sposi: normalizza il testo, lo rende più leggibile, benché la prima edizione resti quella più autentica, più naif, più colorata.
Guido Michelone: Cosa ti rimane impresso, alla fine, del romanzo?
Bruno Gambarotta: Le due figure che sono trattate con ferocia, ma anche con empatia: lei torna più incattivita, mentre lui evolve, ritorna a casa dalla vacanza, deciso a conoscere il nipote ‘illegittimo’.
Cfr:
Achille Giovanni Cagna, Alpinisti Ciabattoni, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2013, pagine 208, euro 25,00.
Achille Giovanni Cagna, Provinciali, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2013, pagine 552, euro 58,00.
Achille Giovanni Cagna, La rivincita dell’amore, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2013, pagine 346, euro 29,00.
