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da qui
Mancava solo questo per finire.
Ho imparato a innalzare grattacieli,
cattedrali dai nobili pinnacoli,
persino ponti sospesi sul nulla;
volavo e facevo volare, come
certi aeroplani che si lasciano
dietro una scia lucente d’illusioni.
Mancava solo un piccolo dettaglio
che ho scoperto per caso, disperando
d’oltrepassare il muro che isolava
me da lei. Basta poco per trovare
la porta: ecco, un po’ più in là, ci sei.

Delicata e fragile, profonda e dolce come la speranza divenuta realtà di chi ha trovato la via giusta per abbattere l’ultimo muro che circonda e da cui si è circondati.
La porta
Aprite la porta, dunque, e vedremo i verzieri,
berremo la loro acqua fredda che la luna ha traversato.
Il lungo cammino arde ostile agli stranieri.
Erriamo senza sapere e non troviamo rifugio.
Vogliamo vedere i fiori. Qui la sete ci sovrasta.
Sofferenti, in attesa, eccoci davanti alla porta.
Se occorre l’abbatteremo con i nostri colpi.
Incalziamo e spingiamo, ma la barriera è troppo forte.
Bisogna attendere, sfiniti, guardare invano.
Guardiamo la porta; è chiusa, intransitabile.
Vi fissiamo lo sguardo; nel tormento spingiamo;
noi la vediamo sempre, gravati dal peso del tempo.
La porta è davanti a noi; a cosa serve desiderare?
Meglio sarebbe andare senza più speranza.
Non entreremo mai. Siamo stanchi di vederla.
La porta aprendosi liberò tanto silenzio.
Che nessun fiore apparve, né i verzieri;
solo lo spazio immenso nel vuoto e nella luce
apparve d’improvviso da parte a parte, colmò il cuore,
lavò gli occhi quasi cechi sotto la polvere.
Simone Weil
Un pochino più in là ci sei ma che fatica sfiorare la sua mano ! Solo Lui sa quando accadrà !
Questa poesia mi fa immaginare una stanza con i muri con specchi e uno di questi specchi è la porta nascosta per uscire.
Tanto sempre si può rimanere là guardare allo specchio e ammirare se stesso.
Una volta ho letto da qualche parte- posso combattere con i mostri, posso spostare i monti, ma sono incapace d’avanti l’amore. (più meno così)
Bisogna lasciare alle cose
la propria quieta, indisturbata evoluzione
che viene dal loro interno
e che da niente può essere forzata o accelerata.
Tutto è: portare a compimento la gestazione e poi dare alla luce…
(….)
Quando si vivono le domande,
forse, piano piano, si finisce,
senza accorgersene,
col vivere dentro alle risposte
celate in un giorno che non sappiamo.
Rainer Maria Rilke
..un costruire a passo d’uomo, per vari passaggi, ora arditi e ora pazienti, dove l’illuminazione di-venta un invito a non perdere la fiducia.
Non resta che cercare di tenere la porta aperta alla luce che, qualcuno ci fa o ha fatto scoprire, è anche in noi.
Bella.
E buon compleanno, Don.
Prima dell’alba, una luna avvolta in una coltre nebbiosa, apre il cielo, ad un sole coraggioso, impegnato a sfumare gli ultimi cirri.