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da qui
Nel tempo d’Avvento, nonostante le tempeste passeggere, vivevamo un momento quasi magico: le scoperte si moltiplicavano, cominciavamo a cogliere il senso profondo del Progetto. Si aprivano orizzonti che parevano promettere chiarezza sugli enigmi insoluti fino allora.
Mi colpirono le parole che don Mario aveva scritto nella catechesi sulla carità: l’azione dello Spirito opera in noi una trasformazione radicale, accresce ed intensifica la capacità d’amare. La metamorfosi dei cuori di pietra in cuori di carne si verifica soltanto con il Cristo, appartenendo a lui, vivendo dello Spirito. Alla luce di ciò, mi sembrava di comprendere più a fondo la dinamica dell’opera intrapresa; del resto, in quel periodo, le rivelazioni s’incentravano tutte sulla centralità della figura di Gesù.
Don Mario aggiungeva, nello stesso scritto, che essendo l’uomo un essere imperfetto, il primo segno di riconoscimento dell’amore è la pazienza, ossia la capacità di sopportare. Ecco perché il percorso era così difficile e sofferto. Eravamo chiamati urgentemente a evolverci, a scoprire sempre più l’amore puro, cioè a superare noi stessi, ad aprirci all’azione della Grazia, lasciandoci portare docilmente. E rimanere, nonostante i momenti dolorosi.
Ero io ad avere le intuizioni, durante la preghiera, ma lui ci credeva più di me, avendo già vissuto un’esperienza intensa dello Spirito, e dunque possedendo la chiave per comprendere il Progetto nel modo più fedele. Si alterava ogni volta che osavo separare l’amore meramente umano dal divino. Mi diceva che un tratto inconfondibile, in don Mario, era proprio l’idea dell’armonia di corpo, mente e spirito.
Le recenti acquisizioni chiarivano le nostre divergenze: avremmo raggiunto l’unità smantellando le sovrastrutture che tendevano al peccato e rendevano impossibile l’amore. Prima, la parola “peccato” mi risultava incomprensibile; la ressa dei divieti provocava una reazione opposta: pensavo che fosse un ostacolo alla mia realizzazione. Ora capisco che la trasgressione separa dall’amore, descritto in modo mirabile negli scritti di don Mario.
Ormai non avevamo dubbi: il Signore ci prendeva per mano, chiedendo di voltare pagina, perché le certezze di un tempo non servivano più a nulla. Ci spingeva a fidarci di Lui: ciò che avremmo ricevuto, sarebbe stato un dono che avrebbe riempito, per sempre, il nostro cuore.

” Fidarci di Lui: ciò che avremmo ricevuto, sarebbe stato un dono che avrebbe riempito, per sempre, il nostro cuore.”
Bella quest’ultima affermazione!
In questo tempo di Quaresima, sarebbe il regalo più grande che potrei fare a me stessa: imparare a fidarmi di Lui.
grazie.
spero di arrivare ad un piccolo traguardo, mi basterebbe.
ernestina.
Benedetta quella trasgressione che non nasce dal desiderio di superare una proibizione, ma dalla necessità di superare i propri limiti per conoscere se stessi.
Benedetta questa trasgressione che sa aprire la via al cambiamento.
“Ci spingeva a fidarci di Lui..”
Se il Signore non costruisce la casa
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode:
Invano vi alzate di buon mattino,
e tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno
(Sl. 127,2)
Ho scoperto anche io che lo Spirito è Amore e mi culla dolcemente nella giornata ma incerti momenti la mia mente sprofonda e.solo se mi concentro satana non ha il sopravvento.
http://youtu.be/-kKD7QH0lIE
…quante volte rischiamo di perdere la rotta, ma non dobbiamo mai dubitare della nostra unica guida.
“Un dono che avrebbe riempito, per sempre, il nostro cuore”.
Dare se stesso, questo è il dono di Dio.
“Che cosa trovare più grande di Te fuori di Te?”,
che cosa desiderare oltre l’universo divino riversato nell’anima!
Ora:
“cantare queste dolcezze di cui ho colmo il cuore”,
ora ascoltare inaspettate parole d’amore.
Leggendo questa pagina mi si sono ricordate le parole di un prete: andando ad una città sconosciuta abbiamo bisogno di una mappa, indicazioni per non perdersi sulle strade. Nella vita la nostra mappa , indicazioni è il Vangelo, le parole di Gesù, e Gesù, affidarsi a Lui che ci aiuta andare alla nostra metà senza perdersi.
“Non perdiamo mai la speranza! Dio ci ama sempre, anche con i nostri sbagli e peccati.”
Papa Francesco
“il Signore ci prendeva per mano”
Prendere per mano
per non perdersi, per ritrovarsi
per sentire, per essere insieme;
il perdono e la fiducia
Divini e, possibilmente, umani
perché prendere per mano
unisce ciò che è separato.
Conduce, cammina accanto
è’ quel che può servire, ciò che può bastare
per uscire dal confine si sé stessi
-che è diverso dal negare o sopprimere sé stessi-
Per provare, con il cuore e l’intuizione,
a scrivere pagine sempre nuove.