Estratto n.2 da “Una coscienza inesistente” di Martino de Vita

pitture di Dennis Fazio

pitture di Dennis Fazio

di Martino de Vita

2.

La cugina o biscugina Cloris mi fu indicata come “Promessa Sposa”. Il babbo – vecchio marpione – si era dato da fare a mia insaputa e credo che neppure la ragazza ne sapesse nulla.

Ultima di sette fratelli, viveva con i genitori anziani. Loro lo pretendevano. Incorreggibili i rustici paesani. Ma a parte i gravosi impegni familiari, aveva una vita propria. Insegnava in una scuola elementare della zona, era carina, si aggregava alla nostra compagnia e con me nel gruppo i suoi occhioni neri risplendevano di passione.

“La mezza parente mi ispira…”

Pensai.

Il babbo un giorno a tavola, dopo pranzo, in un momento in cui avevo ritardato la fuga dal desco, mi acchiappa e dice:

– Sei uscito con Cloris ieri sera?

– Eravamo in gruppo, pa’.

– Povera figlia…fa una vita sacrificata…

– Come altre del paesello, pa’.

– È proprio una brava ragazza.

– Indubbiamente…

– Ed è anche carina…

– Me la devo portare a letto, pa’?

– Ma che dici! Te lo proibisco categoricamente…non è una di quelle…

– Sei sicuro che Cloris…

– Potresti pensare a sistemarti; non sei più un ragazzo…

– Veramente…

– Domani sera si va a cena da Fefè…

Ferdinando, detto Fefè, il padre della “Promessa Sposa.”

– Ah! Sì? Gli hai fatto dei favori e lui paga in natura?

– Figlio, non fare l’ingenuo…

– In che senso, pa’?

– Sì, certo. Ho aiutato Fefè…è mio cugino…mi pareva naturale…

– E chi ci sarà con noi?

– Sofia, la sorella, con il marito. Forse anche Filippo, il fratello. Lo conosci, no? Ha scritto dei libri, è professore al liceo…

“Filippo, ‘u professore. Un intellettuale…per l’anima della Maronna…ch’ill’è nu fesso…”

– E come mai questa riunione…di famiglia?

– Siamo stati invitati da altri parenti qui in paese; sembra brutto non andare da loro. E poi Cloris ti trova simpatico.

– Ma guarda…allora è per lei che andiamo…

– Figlio, continui a non capire…

– Non capisco? Scommetto che la figlia di Fefèè ignara di tutte le tresche pensate da te e da quel bel tomo di suo padre…Dobbiamo metterci insieme per volontà vostra come è accaduto all’Adalgisa, la cugina diretta, che si è ritrovata praticamente venduta, (guarda caso vi furono delle trattative proprio sulla piazza del mercato), a un mozzarellaro?

– Tu…proprio…non vuoi capire…

– Meglio così. Stasera mi voglio proprio divertire…

Andammo a cena, la biscugina faceva gli occhi dolci, io ammiccavo, Fefè e il babbo parlottavano tra loro, la mamma con Filippo, Sofia e suo marito.

I messaggi della ragazza, naturalmente, non andavano oltre un suo specifico erotico desiderio. Ed io stavo al gioco.

Non seppi mai cosa si dissero i due sensali.

E con Cloris, data la parentela e i progetti del genitore, finì che non ci vedemmo più, se non di sfuggita ‘n copp’a via. Un vago saluto, un cenno di rimpianto. Ma i suoi occhi rimanevano carnali. Poi seppi che si era sposata con un tizio di un paese vicino…uno che si portava a letto da anni…

Dopo l’avventura tentai di distrarmi…il progetto del genitore mi aveva strabiliato…Aveva peccato un po’ troppo di zelo e immaginazioneproprio lui! Erano solo attimi di smarrimento, ma un matrimonio combinatono!

Raccontai della bella pensata alla mamma. Ignara della tresca ordita, si fece matte risate.

– Ma’, mi raccomando, che resti solo tra noi…

– Che avrà mai pensato quella ragazza, mi dico…

– Cloris ha capito tutto, non è un’ingenua.

– Mi meraviglio di tuo padre, non tanto di Fefè, un paesano.

– Hai notato come cambia il babbo quando è tra i suoi?

– Certo che l’ho notato…inselvatichisce.

– E quando litiga col medico Miglio? Sembrano due boss in guerra tra loro per spartirsi il territorio. Io non capisco quella gente.

– Il medico Miglio…buono quello…È un cafone come gli altri, un burino! Si dice che i suoi fratelli se l’intendano con la Camorra…proprio una bella genia, e tuo padre che ci si confonde.

– Il babbo certe volte“dove vede e dove cieca”,come dici tu, ma’…

– Davvero, davvero. Ma sono le sue fosche origini, bisogna rendersi conto anche di questo…

– E i De Francobollis? Solo perché Pasquale, il capo famiglia, è cliente di babbo, ci dobbiamo sorbire tutte quelle lunghe, noiose cene a base di aragoste? Sai quante ne ho mangiate in Americaaragoste del Maine, le migliori del mondo. Cosa credono quelli…ma sono dei parvenu…Giusto Pasquale e Donna Pia, sua moglie, sopporto.

– Via, non esagerare…

– Non vorrei, te l’assicuro. Ma sai benissimo il reale valore di quelle aragoste e di tutte le loro manfrine: Zi Andrea qui,Zi’ Andrea là…”una volta Serafino, il genero di Pasquale, mi invitò ad andare in barca. Rifiutai categoricamente. Non era un invito spontaneo, sembrava che me l’avesse rivolto perché in qualche modo gli poteva tornare utile. E poi quello non mi è mai piaciuto; è nipote di un Cardinale, ha la faccia da pretino furbo.

– Sai quanto tuo padre ci tenga a loro…sono i notabili del paese… e lui è il loro avvocato di fiducia.

– Bene, ma’. Vedrai che un giorno lo piantano in asso e nel piatto non gli verrà servita neppure una chela…

– Ma dai, non dire sciocchezze…

– Spero sinceramente che non accada, credimi ma’.

– No, che non accadrà…

– Sarà, però…

Estratto da Una coscienza inesistente, Kimerik, 2012

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