51. Mondo nuovo

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da qui

L’Elia dalle braccine tese verso il cielo aveva un senso più preciso di quanto potessimo pensare. Non era isterico, come si sarebbe potuto pensare a prima vista, ma indicava una strada che si andava rivelando sempre meglio: un’e-mail indicava il Castello interiore di Teresa d’Avila come nostro libro di riferimento. Avevamo parlato, a intervalli regolari, dei tre cerchi con cui, nel cristianesimo dei Padri, si descriveva la persona: il corpo, la psiche e lo spirito. L’opera maggiore della santa spagnola – nella linea di Elia, profeta del Carmelo – confermava la direzione cardine dell’itinerario: dall’esterno all’interno, l’esatto contrario di ciò che vivevo dopo aver perso le tracce di don Mario; quanto più m’allontanavo dalla fonte della vita, tanto più mi disperdevo in un groviglio di sensazioni effimere, in corse sul litorale a tarda notte, in sogni alcolici che confondevano le luci dei fari con le stelle. All’esplosione selvaggia era seguita una fase di contenimento, che produceva soltanto aridità. Sperimentai tutti i colori del disordine interiore, dal caos dei sensi alla censura preventiva che precludeva ogni sbocco all’energia divina che premeva, senza riuscire ad approdare al cuore del mio cuore. L’immagine centrale del Castello interiore indicava, nei dettagli, il Progetto a cui Dio aveva pensato dai secoli dei secoli: un percorso che avrebbe ribaltato il segno delle nostre vite, isolandoci dal mondo per poi reintegrarci a un livello superiore col ricupero dei sensi interni, secondo la profezia messianica del Proto-Isaia: i ciechi vedono, i sordi odono, gli zoppi camminano. Ecco, eravamo finalmente poveri, coscienti delle nostre debolezze, pronti a lasciarci plasmare dalle mani del Creatore. Il Natale era vicino: si sentiva già l’odore della stalla, il gemito della partoriente. Restava solo l’attesa che nascesse, in una notte d’inverno, nascosto agli occhi della gente, lo scenario mai visto né udito né toccato prima, quello che alcuni hanno chiamato mondo nuovo.

12 pensieri su “51. Mondo nuovo

  1. F

    “.. una strada che si andava rivelando sempre meglio..”

    “Io sono creato per realizzare un progetto per cui
    nessun altro è creato”
    (Newman)

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  2. F

    “..pronti a lasciarci plasmare dalle mani del nostro Creatore”

    Cristo, “crisma della nostra unzione” Tu dici all’anima: “mi hai rapito il cuore”, perchè ora vedi la tua effige in noi, e in noi di Te t’innamori e in noi Te stesso ami.
    Anch’io dico:
    Tu mi hai rapito il cuore,
    Amore,
    divina anima del mondo!
    Sul nostro penoso affanno
    hai alitato,
    con dolcezza maggiore,
    di quando
    ci chiamasti alla vita.

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  3. ema

    Un mondo nuovo e’ quello sguardo diverso sulla vita che ci fa scorgere n essa tutti i segni della costante presenza di Dio.

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  4. A.

    … “Quindi riprese il cammino, ma era un lungo cammino. La strada, infatti, quella principale del paese, non portava al colle del castello ma solo nelle vicinanze; poi pareva svoltare intenzionalmente, e se non si allontanava dal castello neppure gli si avvicinava. K. aspettava sempre che la strada si decidesse a piegare verso il castello e solo con questa speranza andava avanti…”

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  5. Katrin

    “…solo Dio e’ in grado di far nascere la storia, noi la trasciniamo stancamente, testimoni infecondi di continui fallimenti.”
    Fabrizio Centofanti

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  6. agnese

    “Dopo il “sì” l’uomo scopre che Dio non è un’aspirazione vaga, ma una persona vivente che ha in serbo per lui un disegno d’amore…Coltivare dentro di noi il desiderio della conoscenza di Dio, per poter scoprire il disegno sulla nostra vita: la nostra vocazione, via per collaborare alla realizzazione del suo disegno per tutta l’umanità.”
    (don Mario Torregrossa- “Credo Amo Spero”)

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  7. agnese

    “A volte non sappiamo come parlare a Dio, né come Egli ci parla. Dio usa delle modalità di espressione diverse…la prima è immediata,quasi istintiva, basata sull’attrazione di Dio verso l’uomo…Essendo un essere spirituale, si esprimerà soprattutto nello Spirito…ma rimane il problema dell’aspetto umano della materialità:l’uomo ha bisogno di segni concreti. Vie privilegiate per l’incontro con Dio sono i Sacramenti, efficaci- cioè realizzano quello che esprimono- e indispensabili nella vita di fede. Il terzo tipo di dialogo è la Parola di Dio.”
    (don Mario Torregrossa “Credo Amo Spero”)

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  8. robysda

    Un cuore arido, un momento di vita senza vita, come se fossimo affacciati , sospesi sopra una nuvola e guardassimo scorrere al di sotto di noi la vita, così senza provare alcuna emozione, e la lasciassimo fare inermi, muti, vedendone quale immenso groviglio di nodi, di parole, di gesti, di voci, di carezze, di colpi, di amore, di tenerezza, di distacco, di tristezza; come se tutto si annodasse con estrema semplicità dinanzi alla quale, noi, dall’alto della nuvola, continuassimo a vederci estranei, a rovistare nel passato alla ricerca di un ricordo che ci faccia cadere giù, ad annaspare nell’azzurro, persi, fluttuanti. In attesa.

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  9. Ross Rossella

    E’ successo.. purtroppo.. capitano cose terribili che non vorremmo mai menzionare.. ricordo anch’io corse disperate nella notte, contorni alcoolici, l’essere sospesi tra la fragilità dell’essere umano e la forza interiore che cercava di uscire fuori e gridare: vai via dolore! La sofferenza ci rende forti e ci porta a quel livello superiore che, lungi dalla presunzione, è meramente essenza d’amore.
    “Ricominciare”!
    Rossella LaLettrice

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  10. pam

    Mondo nuovo

    Un mondo che mette al centro un cuore pulsante e fraterno, anche ai propri colori, siano le tinte forti di una corsa sfrenata, il grigio di una crisi che inaridisce, o il rosa tenue del ritrovarsi poveri e nudi, fragili come un neonato. Un cuore-pennello per dipingere e scoprire con creatività vie nuove, e man mano, altri colori.

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  11. pam

    “Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
    capirai che altra gente si è fatta le stesse domande,
    che non c’è solo il dolce ad attenderti, ma molto d’amaro
    e non è senza un prezzo salato diventare grande…”
    (Francesco Guccini, E un giorno)

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