Estratto n.3 da “Una coscienza inesistente” di Martino de Vita

pitture di Dennis Fazio

pitture di Dennis Fazio

di Martino de Vita

3.

Si fa parte della famiglia come della società. Anche nella famiglia pregi e difetti si fondono e confondono, i personaggi sono unici e bizzarri, buoni e cattivi. Non so quali siano i buoni. La famiglia ha origini meridionali: forse arabe, siciliane e poi campane. Gli avi, briganti, truffatori, latifondisti e perdigiorno. Dicono che potremmo avere origini nobili, ma non è certo. È certo invece che siamo stati latifondisti e sfruttatori, ma siamo stati anche sfruttati. Da altri banditi che passavano con le loro armerie sui territori di mio nonno, quello di cui porto il nome, ma al quale non assomiglio affatto. Era il padre di mio padre e il genitore mi raccontava che da piccolo il capo dei banditi se lo teneva sulle ginocchia.

Non so molto di lui. Sembra però che sia stata una persona schiva, addirittura quasi temuta dai conterranei e persino dai suoi stessi familiari.

Delitti d’onore e razzie avvenivano di continuo nel profondo sud. In paese, quello che dette i natali all’intera genia, fu ammazzato il più giovane dei fratelli di mio padre forse per un fatto di donne. Lo zio si chiamava Mardocheo, nome affibbiatogli da mio nonno che amava leggere la Bibbia. Ancora oggi, vecchie dicerie raccontano che il Gran Parente abbia perduto la sua prima moglie in circostanze poco chiare, e che in seguito sia stato costretto a lasciare il luogo natio per qualche tempo… Al suo ritorno sposò nonna Carmela, dalla quale nacque mio padre con altri numerosi fratelli e sorelle, che, insieme ai figli avuti in precedenza, allargarono il clan. La leggenda narra altresì che il futuro genitore rimase molto colpito da questi torbidi fatti, per cui scelse di fare il giudice e poi l’avvocato…”

Coscienza arcigna quella dell’avo. Mia madre raccontava che a volte se lo trovava improvvisamente dietro le spalle. Una sorta di “Grande Fratello”…con tendenze un po’ mafiose.

– Ti ho portato le uova fresche, nuora mia…

La mamma, ancor giovane e belloccia, veniva squadrata da capo a piedi. Poi il nonno se ne andava, col suo bastone, senza neppure aspettare una sola parola di ringraziamento.

– Proprio così, figlio mio. Sembrava che mi guardasse come…come una criminale…Avevo paura di quell’uomo.

Ancora oggi lo ricordano come un personaggio, per dir così, cagnesco.

Morì poco dopo il matrimonio dei miei.

La zia M. da me detta “Agonia”,sorella del babbo, da tutta la sua famiglia considerata una “Santa”, lagna e rompiballe come pochi, ha mantenuto la stessa abitudine del padre. Con una faccia scavata da rughe profonde come “Canyons” e sguardo truce, metteva paura. Suo marito, Zi’ Nicola detto il “Vecchio”, la piantò con cinque figli…e fece bene. La sera, a quei tempi, unico diversivo era il letto, ma con quale coraggio! Altri parenti, sparsi un po’ ovunque, l’hanno sempre scaricata.

– Ero in Argentina...uh…uh! ma che brutto clima c’è là. Sono dovuta scappare, mi sono venuti i dolori alle ossa, soffro di pressione…ho mal di cuore…non so più dove andare…come devo fare, povera me…uh…uh!

Ad ogni intercalare erano altri mille uh…uh…uh…!

Vestiva di nero come una prefica, l’ombra della morte…

E i cugini di mamma? Peppi, Ciccie Meni: tre estrosi personaggi esperti in ogni genere di malattie. Informavano la loro congiunta tramite lunghe e dettagliate missive di laboratorio”, con tutti i valori, in più o in meno, di analisi mediche e relative terapie consigliate. Mamma poi riassumeva al meglio lo stato di coma. Anche costoro, in quanto a jella… “Cari estinti” un po’ precocemente, poveretti.

Grandi protagonisti di litigi tra genitori, erano sempre in mezzo a guai legali. Il babbo era furibondo.

– Quel tuo cugino Meni…L’ho fatto uscire di galera, arrestato per oltraggio a un Vigile Urbano. Te lo ricordi, no? Non voleva pagare una multa, e al Comandante gli va a dire: “Io vi farò ballare…!”Ma con che razza di individui ho sempre avuto a che fare…e per colpa tua! E quel bel tomo, per tutto ringraziamento, una volta libero, non è riuscito altro che a pronunciare: “…Sono tre giorni che non vado di corpo…!” Hai capito! Questo mi sono sentito dire! Ecco chi sono i tuoi cari cugini, degli ingrati, dei rammolliti. Ho messo in gioco la mia reputazione…io, la mia deontologia professionale!…Per non parlare poi degli altri due! Per quel Cicci, quell’ex Carabiniere che lasciò il servizio:“esaurimento nervoso”, diceva lui! Ho dovuto discutere la sua causa davanti a un tribunale militare. Tre appelli ci sono voluti prima che gli concedessero la pensione, e secondo me aveva ragione il Pubblico Ministero, un colonnello tutto d’un pezzo: “Quando mai!..E il Peppi? Che come funzionario dell’Intendenza di Finanza non faceva altro che incassare tangenti? E come se lo sarebbe potuto comprare altrimenti il suo bell’appartamento alla “Farnesina”…se non era per me lo sbattevano in Sardegna, a tenere la contabilità ai banditi…ci sarebbe solo da vergognarsi…

Estratto da Una coscienza inesistente, Kimerik, 2012

 

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