Ecco un bellissimo libro, Un regalo del Führer (Gerron nel titolo originale in lingua tedesca), un romanzo di un noto autore zurighese, Charles Lewinsky, che descrive gli ultimi tre giorni dei sei mesi trascorsi nel campo di Theresienstadt (oggi Terezin) dal grande artista Kurt Gerron (1897-1944), ebreo di Berlino, prima stella nel cabaret, nel teatro, nel cinema degli anni Venti (e Trenta in esilio); il testo parte dalla proposta di Karl Rahm (la spietatta SS a capo del lager) fino all’ultimo viaggio di Kurt assieme alla dolce fedele moglie Olga, intercalando continui flashback in prima persona, dove il protagonista ricorda a se stesso e al lettore la sua altalenante esistenza: Lewinsky premette di agire spesso di fantasia (anche perché manca un oggettivo riscontro di documentazione scritta o visiva, ma approda comunque a un altissimo risultato espressivo di forte impatto emozionale: pare davvero di assistere a un monologo o di leggere un diario tanto verosimili restano i pensieri, i gesti, le parole, le azioni del personaggio uomo/artista/marito in una resa dei conti per lui inaspettata, fin dal successo di un altro ben più tragico commediante quale Adolf Hitler.
Ma chi è realmente Kurt Gerron? è ad esempio Mackie Messer nell’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill, interprete delle canzoni Moritat (Mack the Knife, in inglese) e Canonensong, divenute poi melodie assai eseguite nel mondo intero. È un fine cabarettista, un brillante attore in ruoli anche molto eterogenei, un efficace regista in film leggeri (dalla commedia al musical), un divertente vocalist dalla inequivocabile ere strascicata berlinese. È lui a interpretare il terzo grande ruolo, dopo Marlene Dietrich ed Emil Jannings nel capolavoro L’angelo azzurro di Joseph Von Stenberg.
Gerron, come persona, è ingenuo, presuntuoso, amabile, distratto, apolitico: pregi e difetti che, nel corso del tempo, gli costeranno molto cari. Infatti Gerron è lo sfortunato ebreo (seppur ateo per convinzione e filosofia) che viene recluso nel lager di Terezin, dove scriverà e allestirà il musical Carrousel e dove è costretto a girare un documentario propagandistico, finito il quale sarà spedito (assieme alle centinaia di protagonisti e comparse) direttamente a morire nelle camere a gas di Auschwitz. Il flusso di coscienza per bocca di Gerron ma con la penna di Lewinsky è via via commovente, drammatico, riflessivo, lanciando infine un preciso segnale ai posteri che trovano ancora, a settant’anni dall’Olocausto, trovano il modo e il luogo per conoscere e ragionare sull’argomento medesimo, così da ‘seguir virtute e conoscenza’, come dice dante in un verso della Divina Commedia, ripreso non a caso da Primo Levi in Se questo è un uomo quale ancora di salvezza.
Charles Lewinsky, Un regalo del Führer, Einaudi, Torino 2014, pagine 505, euro 23,00.

