John Magee

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=-PrLuDicn8s]

da qui

Un pranzo come tanti, si sarebbe detto, qui al Divino Amore. Quattro chiacchiere tra preti tra un impegno e l’altro, magari sperando di non tirarla in lungo, perché hai tanto lavoro da sbrigare.
A un certo punto arriva, attorniato dalla gerarchia locale – clero e suore -, un alto prelato con tanto di croce pettorale e capelli impomatati. Il solito pallone gonfiato, penso tra me e me, venendo meno a ogni etica, o etichetta, di ospitante. Subito parte un applauso, che ritengo inopportuno. Lo guidano con mosse felpate e riverenti al tavolo delle autorità, sotto l’Ultima cena, di autore sconosciuto. Benedice la mensa e mostra di gradire ogni piatto o bevanda che gli è offerto con solerzia. Alla fine del pasto, è invitato a raccontarci qualcosa della sua esperienza. Si prevede qualche sapido aneddoto, capace di strappare un altro applauso, ma non è così. Parlerà per due ore, strascicando le parole con accento inglese, tenendoci col fiato sospeso, in ascolto religioso di ogni svolta della storia, sconosciuta al mondo e nota solo a lui, segretario di tre papi. Gli domandano di Paolo VI, e lui ci presenta una figura di spessore altissimo, che dorme due ore a notte su un letto minuscolo, di ferro, accanto a quello di Angelo Giuseppe Roncalli, da lui considerato una reliquia da non profanare; che ricorda sempre di chiedere notizie di Giovanni, il nipote disabile del segretario, cui lascerà, nel testamento, una cifra ingente per il pulmino che possa consentirgli di viaggiare sulla sedia a rotelle; che raccomanda di procurarsi una medaglia miracolosa di misura maggiore, perché a lui salvò la vita nel famoso attentato di Manila; che si addolora ogni volta che un sacerdote decide di lasciare, e si rammarica perché ciò significa che i vescovi non si curano dei preti; che a un giovane prossimo al giorno dell’ordinazione ricorda che dovrà diventare diffusore del gaudium christianum, spiegando che questo è la gioia d’unirsi a Cristo nell’eucaristia; che nelle ultime ore di vita chiede d’essere spostato venti volte dal letto alla poltrona, e quando il segretario gli precipita addosso per stanchezza, chiedendogli, occhi negli occhi: cosa vuole? lui risponde: un poco di pazienza; che si era decomposto nella bara, in quel caldissimo agosto, al punto che la ditta delle pompe funebri vietò l’esposizione pubblica sul catafalco, e invece, su ordine di non ricordo chi, la bara venne aperta e ne uscì un profumo d’altri mondi, un corpo perfettamente conservato. Insomma, un pranzo come tanti, alla fine del quale nessuno di noi, spettatori per caso, sarebbe restato come prima.

5 pensieri su “John Magee

  1. agnese

    “…non conosci mai ne ora ne momento…”, a volte basta un incontro, una parola, una frase, che ti colpisci, che ti cambia punto di vista, che ti cambia la vita….
    “alla fine del quale nessuno di noi, spettatori per caso, sarebbe restato come prima.”

    Rispondi
  2. Ernesta Scappaticci

    Anche io non sono più come prima, dopo aver condiviso una cena di un’amico che non vedo da tempo!
    Bella, molto bello questo pane condiviso! ” ricordati sempre di accostarti all’Eucarestia, è importante.” è vero avevi ragione caro angelo custode! non l’ho mai dimenticate le tue parole in uno di quei giorni bui…. e la luce tornò.

    ernestina.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *