
E ci stanno raccontando che gli assassini sono i macchinisti, i negri del fumo. Coloro che non hanno saputo marcare a stretta misura il binario, e lo hanno lasciato scivolare sotto le ruote e gli stantuffi, nel sentiero che tiene il posto alle ossa degli uomini morti.
E il treno oggi in Puglia si è aperto come un altare, o una rosa schiusa in due.
E ci stanno raccontando quanto influente sia il fato nelle vicende umane e che più neanche Dio ha le spalle giuste per la nostra sorte.
E che i due macchinisti hanno messo avanti le teste, nella forma delle pietre, per avere la potenza nel tempo, per dominare l’attrito del ferro.
E ci stanno raccontando i nomi degli uomini deceduti, degli angeli bambini volati e di quanto sia povera la vita, al Sud. Dell’irruenza del destino quando vuole massacrare, e che in fondo era imprevedibile. Che la morte ha la sua sfrontatezza.
E che i macchinisti tenevano entrambi la dritta, la bandiera monocolore dell’assalto.
E ci stanno raccontando che la Puglia ha una massa di rocce e che avrebbe consentito i binari a chiocciola, e che i treni non hanno tenaglie per arrampicarsi e che sarebbero caduti come un sacco di noci.
E ci stanno raccontando che perfino dal cielo sarebbe stato impossibile vederci delle pietre dure e squadrate, che non fossero scrigni di polvere. Che la Puglia ha nella piana del mare il suo impasto debole e che la salvazione sta nel limite, fissato in due sole linee rette. Un verme soltanto, a salire e non uno a scendere.
E ci stanno raccontando che avremmo perso la luce dell’alba, che avremmo avuto il castigo del sole per ogni vagone in più.
E noi rispettosamente ancora ci crederemo. Perché siamo canne vuote, inutili sul serio. Siamo del Sud, del regno dell’indolenza.
Quale vento ancora doloroso dovrà avvenire per farci alzare a diecimila con i bastoni dei cani, e scrivere noi la cronaca e dare corpo alla nostra uguaglianza. Quanto dovranno spingerci ancora nell’abisso dell’abbandono prima del nostro disdegno, prima della nostra ribellione?
E intanto il treno, oggi in Puglia, si è aperto come un altare, o una rosa schiusa in due.

Quanto dovranno spingerci ancora nell’abisso dell’abbandono prima del nostro disdegno, prima della nostra ribellione?
Il treno ha chiuso, ha chiuso ogni altare. come ogni disgrazia, con e senza la colpa umana.
Ancora una volta la parola responsabilità confinata in un angolo e distrutta.
In quell’abbraccio l’Attimo del subito prima e del subito dopo della morte che sottrae la vita.
È tutto qui il quadro che resta appeso alla memoria. Non c’è bisogno di foto, di filmati o di ‘parole senza alfabeto’.
[…] Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
………………..
è stanco di solitudine, stanco di catene […]
https://youtu.be/peduUlYxb2s