
Amico mio, di tante traversie,
per l’anagrafe Sante, ma Santino
per noi che aspettavamo il tuo apparire
all’edicola della buona stampa:
ricordi, solo tu riuscivi a fare
con “Famiglia Cristiana” il conto giusto,
dopo la corsa giù dal presbiterio,
dall’ambone parlante, a dare avvisi
che nessuno ascoltava, eppure tutti
ricordavano sempre, se eri tu,
il piccolo Zaccheo, arrampicato
sull’albero spietato della Croce;
il tuo lungo calvario ti ha inchiodato,
con Enrica al tuo fianco, con don Mario.
Grazie, per quello che sei stato.

Signore, ho fatto tutto quello che dovevo fare. Sono una serva inutile
Enrica
Sante, meglio Santino, un altro piccolo grande pezzo della nostra storia che vola tra le braccia di Domma. Ciao, baffettino mio.
“Amico mio” ad ogni vita che resta nel cuore.
Com’è vero che di tutto, alla fine, resta sempre e soltanto l’amore che, come diceva don Mario, è più forte della morte.