Archivio mensile:Agosto 2017

Luigi Maria Corsanico legge Nazim Hikmet. 3

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NÂZIM HIKMET
ANGINA PECTORIS (1948)
Traduzione di Joyce Lussu da “Tradurre Poesia” (1967)

Interpretazione di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach
Cello Suite No.4 in E flat major, BWV1010
4.Sarabande
Robert Cohen

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Dia-logos


I dialoghi sanno di miracolo. Sembra facile capirsi, ma ognuno ha un suo punto di vista, un’esperienza irripetibile, una serie di filtri che ne orientano, in un senso o in un altro, l’attenzione: speranze, paure, desideri. Eppure il rischio si corre, intravedendo un possibile guadagno, un incremento d’essere, un ampliarsi di orizzonti.
Se non dialogasse, che sarebbe l’uomo? Si scoprirebbe rinchiuso nel suo mondo con le idee ibernate, le parole logore, la convinzione che nulla possa esistere al di là del suo modo d’intendere la vita.
Invece no, ci proviamo, nonostante tutto: equivochiamo, litighiamo, ci togliamo la parola, ce la rendiamo a stento.
Il dialogo è battaglia, trappola, sorpresa: ti metti in discussione e affini le tue armi, sei costretto a scrutare più a fondo, a ipotizzare ostacoli, a misurarti con dubbi ed obiezioni, a farti togliere e a ricevere qualcosa. Finché ci si ritrova esausti e ci si guarda a fatica, come pugili all’ultima ripresa.
Dialogare è scommettere che oltre la mia idea, oltre la tua, c’è una realtà che in tanto si avvicina in quanto ci lasciamo trasformare dai botta e risposta, dalla mano che gesticola, dal tempo che passa e ci scolpisce come il vento le dune del deserto.
Ecco, siamo dune sotto il sole del Senso. In principio era il Logos; con Lui viene il dia-logos, la parola che passa, ferisce, uccide, risuscita in una formula più pura, rarefatta, miracolosamente comprensibile, appetibile, come un pane spezzato sulla tavola, prodigiosa, come un fiore sbocciato nel deserto.

Breve lettera dalla frescura_

Mi nascondo. Nel fondo dello Zorio, nel catòio più fresco ci possa essere. Per ciascuno il proprio è sempre il catòio più fresco, l’utero più sicuro per l’olio il vino il pane.
Fuori c’è tanto, tanto fuoco. Qualcuno, un maligno – non il Maligno -, ha inteso ucciderci ulivi e pergole, per uno sbenno una guardata un debito un affare perso.
Mio padre l’anno scorso l’aveva salvato il vicino confinante che ci gratta le armacìe per allargarsi; quest’anno abbiamo pulito al raso il campo, che ci puoi apparecchiare e mangiare.
Ma non sai se salvarsi dal selvatico sia il miracolo, perché anche un fuoco diventa selva danzante, perché neanche le case a grappolo possono essere difesa e nido.
Anche il nido muore con ogni albero.

108. Specialisti


Ogni tanto arrivavano notizie che suonavano come una conferma di ciò che da tempo sapevamo. Ma quello che più caratterizzava il clima del momento era un intimità maggiore col Signore, una coscienza che tutto sarebbe stato unito, assunto in Lui, trasformato in materia vivente, in molecole di amore: l’Eucaristia anticipava il mondo a venire, che si apriva al di là della barriera della morte, e che grazie alla Pasqua di Cristo si poteva vivere già qui.
Di fronte a una tale prospettiva, tutto il resto appariva scolorito: era questa la scala di valori che prendeva corpo nella nostra impresa, tutta giocata tra fallimento umano e gloria incorruttibile del Progetto eterno di Dio. Solo in questa luce diventava vivibile un contesto in cui prosperava l’esatto opposto della profezia: una visione materiale che tradiva sempre più la propria inconsistenza, e che pareva inaccessibile a qualsiasi istanza di rinnovamento. Ecco, allora, che i segnali di cui sopra si mostravano per quello che erano: un appello al cambiamento, un richiamo urgente a una revisione totale della propria vita. Serviva un cataclisma per smuovere le acque? Per convincere l’uomo che l’unico vero Dio non avrebbe potuto essere lui, anzi, che lui, di fronte a questo Dio, avrebbe avuto una sola chance realistica, cadere in ginocchio, implorando la salvezza? Come sempre, non restava che attendere, e noi, ormai, eravamo diventati specialisti dell’attesa.

La Legge


Il mondo è fatto così: d’inverno piove, d’estate c’è il sole. È vero che esistono, oggi, vistose anomalie, ma insomma: il bue muggisce, il cavallo nitrisce, non ci sono santi. Il fatto che la realtà funzioni così, e non altrimenti, continua a sembrarmi degno di attenzione. Si danno leggi che non possiamo ignorare, fuori e dentro di noi. Tutto sta a capire il loro senso, la loro direzione. Si è parlato tanto di teoria evolutiva, della sopravvivenza del più forte; nel nostro tempo, diversi uomini di scienza tendono invece a difendere il principio di collaborazione, preferendolo a quello antagonista. Mi sembra un passo in avanti decisivo: nell’essere tutto è collegato, ogni cosa corrisponde a un’altra, un meccanismo perfetto governa l’universo, altrimenti non staremmo qui a parlarne.
Contemporaneamente, ci accorgiamo di come, in questo quadro armonico, si aprano falle: terremoti, cataclismi cosmici, carestie, siccità, fenomeni più o meno disastrosi arrivano a sconvolgere il libero e tranquillo fluire dell’energia universale. C’è qualcosa che turba la pace, e che forse è ancora più visibile all’interno dell’uomo e della rete dei rapporti che costituiscono il suo mondo: conflitti, incomprensioni, odi, omicidi, guerre, stragi ed olocausti segnano la storia con una scia di sangue senza fine.
Qual è il segreto dell’ordine, del buon funzionamento di tutta la realtà, il principio affidabile che ispira ogni buona condotta, all’altezza del Progetto originario?
A chi gli chiede quale sia il comandamento più importante, Gesù risponde: l’amore per Dio, per se stessi e per il prossimo. Questa è la Legge, aggiunge subito.
Se la Legge è l’amore, vuol dire che tutto ciò che va in direzione dell’amore tiene insieme l’universo; tutto ciò che gli si oppone, invece, causa dissidi, catastrofi, la tragedia del male di cui arriva notizia ogni momento.
In fondo, come sempre, sta a noi scegliere di quale legge lasciar innamorare il nostro cuore.