
Viale Europa, all’EUR, era la strada delle meraviglie: negozi eleganti, vetrine che invogliavano a guardare, non per comprare – da ragazzino non avevo un soldo – ma per restare incantati davanti alle tute di Eurosport o ai pasticcini di Rossana; perfino l’edicola del giornalaio era slanciata e nobile come le ville sdraiate sotto il Fungo, dove abitava il mio compagno di classe Fioravanti.
Gli alberi formavano una fitta barriera che creava un’ombra permanente, a qualsiasi ora del giorno: sempre pieni di uccelli, erano una giungla dentro la città, al punto che uno come me si sdoppiava, trascinato da rumori e odori, come se aspettasse, da un momento all’altro, di veder apparire un serpente, una scimmia, un coccodrillo.
Il negozio di alimentari era pieno di ogni bendidio e rigurgitava di signore piccolo-borghesi: ancora oggi mi chiedo chi ci avesse dato, allora, il coraggio di prendere in giro il proprietario calvo, che aveva deciso, di punto in bianco, di indossare un parrucchino.
La mia famiglia abitava al numero cinquantacinque, proprio in mezzo alla via, che da una parte andava a incrociare la strada delle Poste, del Minimax e del mitico Eurcine, dove ogni tanto c’incollavamo a un film che s’imprimeva a fuoco nella mia memoria; dall’altra correva fino a una specie di collina su cui sorgeva la chiesa a forma di cubo, tempio di un Dio che sembrava abitarci controvoglia.
Se ripenso a Viale Europa, oggi, mi sembra la sintesi della mia vita: la fantasia, la ribellione, la curiosità eccessiva di uno sguardo che ha impiegato un tempo eterno a inquadrare l’Essenziale.

grazie a Dio hai inquadrato l’essenziale!!!…
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
Antoine de Saint-Exupéry
ognuno di noi ha la sua “collina madre”….
gli alberi sono ancora molto folti ed il profumo dei tigli è intensissimo quando sta per finire la scuola ed i ragazzi del liceo vanno a zonzo e tu sei li ad aspettarli nella tua cinquecento bianca e ti andrebbe di entrare da Tomeucci a farti del male con un maritozzo con la panna ma ti trattieni per il tuo colesterolo e poi la Farmacia sempre aperta, una Mondadori coi soliti in vetrina e i Rolex che comprano e vendono usati e i negozi di borse che non ci sono più dove andavi a comprare i regali per la tua fidanzata di allora che oggi è tua moglie.
A lei non va più di passeggiare a viale Europa….
Le cose
Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e la scacchiera,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d’una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un’aurora. Quante cose,
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete!
Dureranno piú in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.
Jorge Luis Borges