
La festa della donna è anche dell’uomo, se da lui
un giorno è stata tratta. Ancora credi
ai versi favolosi della Bibbia,
ai simboli archetipici di un’altra
cultura, della casa e della mandria
del prossimo, da non desiderare
insieme alla consorte, un’appendice
di private masserizie, proprietà
maschili regolate dal diritto?
Ma no, guarda, intendevo: uomo, donna
come parti l’uno dell’altra, polo
positivo e negativo,
come penetrazione del segreto
ed eroica missione di accoglienza,
che partorisce il figlio dell’incontro,
testimone lui solo dell’arcana
verità rifiutata. Ma è la festa
di entrambi, in cui riemerge
il senso seppellito nel tesoro
che va al di là dei ruoli, del potere,
del restare soggetti: appena è giorno,
l’uomo e la donna, solo insieme,
udranno ancora i passi nel giardino.

Eppure l’8 marzo ha un senso storico, sociale, politico che resta attuale, fin troppo, e che è giusto conservi.
Il discorso delle Scritture (e della poesia, dell’arte) è un altro, offre un’altra apertura.
Gli ultimi versi soprattutto, che sono bellissimi, danno un brivido:
… appena è giorno,
l’uomo e la donna, solo insieme,
udranno ancora i passi nel giardino.
“Ma no, guarda”, guarda meglio, guarda giusto.
Grazie
Grazie Fabrizio, questa è grande poesia Fausto
La vita è relazione, creazione e senza la donna non è vita …
” Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino….”
” dalla solita sponda del mattino,mi guadagno palmo a palmo il giorno”
A. Merini
..si oggi mi sono guadagnata la mia giornata ..con gioia..ma la mia festa è anche la sua,torno a casa per continuare la festa a noi stessi..senza esclusione..