
La festa della donna è anche dell’uomo, se da lui
un giorno è stata tratta. Ancora credi
ai versi favolosi della Bibbia,
ai simboli archetipici di un’altra
cultura, della casa e della mandria
del prossimo, da non desiderare
insieme alla consorte, un’appendice
di private masserizie, proprietà
maschili regolate dal diritto?
Ma no, guarda, intendevo: uomo, donna
come parti l’uno dell’altra, polo
positivo e negativo,
come penetrazione del segreto
ed eroica missione di accoglienza,
che partorisce il figlio dell’incontro,
testimone lui solo dell’arcana
verità rifiutata. Ma è la festa
di entrambi, in cui riemerge
il senso seppellito nel tesoro
che va al di là dei ruoli, del potere,
del restare soggetti: appena è giorno,
l’uomo e la donna, solo insieme,
udranno ancora i passi nel giardino.
