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8 marzo


La festa della donna è anche dell’uomo, se da lui
un giorno è stata tratta. Ancora credi
ai versi favolosi della Bibbia,
ai simboli archetipici di un’altra
cultura, della casa e della mandria
del prossimo, da non desiderare
insieme alla consorte, un’appendice
di private masserizie, proprietà
maschili regolate dal diritto?

Ma no, guarda, intendevo: uomo, donna
come parti l’uno dell’altra, polo
positivo e negativo,
come penetrazione del segreto
ed eroica missione di accoglienza,
che partorisce il figlio dell’incontro,
testimone lui solo dell’arcana
verità rifiutata. Ma è la festa
di entrambi, in cui riemerge
il senso seppellito nel tesoro
che va al di là dei ruoli, del potere,
del restare soggetti: appena è giorno,
l’uomo e la donna, solo insieme,
udranno ancora i passi nel giardino.

Un giorno grande

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=NXWfAIcgTVo]

da qui

Non so quante donne festeggeranno l’8 marzo sapendo che cosa celebrare. Molte riceveranno una mimosa, una poesia, una frase d’occasione o un regalo consigliato dall’esperto. Qualcuna evocherà l’incendio in fabbrica, che con la festa c’entra poco o niente. Chissà quante di loro vivranno la memoria dei diritti conquistati – a fatica – da altre donne. Solo così sarebbe un giorno grande, immune da spettacoli indegni di chi le ha precedute.

Siesta della donna

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=ttXb80Avp5w]

da qui

Perché nel giorno scelto dalle masse
che tra mimose e spogliarelli vanno
incistando perle di carta, come
cimeli, in ghirlande di polistirolo?
Perché non farne sempre una collana
di confidenza e di complicità,
nelle sere velate a malapena
da un cristallo istoriato sulla strada?
La guarnizione di grano selvatico
ti sboccia in cuore in questo giorno nuovo,
che vada come vada. Mi diventi
fiamma che riscalda, brezza che seda
l’arsura degli slogan, per viatico.