Appaiono
al diradarsi della foschia
scorci, frammenti:
bastioni grigioneri di roccia
e neve nuova
subito il bianco intorno
ancora li sottrae
Invisibili
i giganti incombono
ci circondano come visioni
presenze
desideri
inesausti
Attendiamo il riaprirsi del cielo
che tutto fascia, sul finire d’inverno
*
Morto l’inverno
prima che inizi primavera
dall’alto il fiume è verde e pensoso
il greto bianco, grande e remoto come la luna
cespugli rosso rame
spogli e sottili
lo accompagnano
*
Piccoli passiamo i pomeriggi,
i giorni,
a guardare i grandi volti delle montagne
Ne attendiamo il trascolorare nei lunghi tramonti,
e se il rosa infiammi le guance,
le fronti
Dal basso grati bagnandoci
al riverbero
spiovente dalle crode
Per quanto miseri ricchi e ogni volta
anche noi
trasfigurati dal dono
marzo 2018, settembre 2017 – dal Cadore e dal Piave
Immagine: Pierluigi Slis, “L’eco dei preamboli” dalla serie “Terre fragili”, 2016


Visual y lleno de sonido. Bravo. Saludos.