
Siamo fatti di terra. Ce ne accorgiamo dalla tendenza alla vita materiale; si capisce dalle confessioni, dove c’è sempre lo stesso ritornello: la carne, la carne, la carne. In qualunque stato, c’è una forza di gravità che ci spinge verso il basso, con gli effetti a esso collegati: quelli che in Occidente si chiamano vizi capitali e in Oriente pensieri cattivi.
Tuttavia, creando l’uomo, Dio non ha preso soltanto la terra – adamà, la rossiccia -: la simbologia biblica, racchiusa nel libro della Genesi, informa che vi ha soffiato il suo alito portatore di vita, un’energia concentrata di amore.
Ecco perché dovremmo smettere di guardare solo buche e tombini, e abituarci a rivolgere lo sguardo verso il cielo. Da lì sboccerebbe il nostro desiderio più profondo, totalmente proteso alla terra promessa dello Spirito.

Abbiamo tutti la cervicale…e poi il cielo non è tangibile. “E’ tutto da rifare” diceva un “giusto”Le radici non attecchiscono, non hanno alimento…il vento spazza via…a meno che, non sia quella brezza che ci annuncia…
Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo.
(Fernando Pessoa)