SENTIMI di Tea Ranno

di Massimo Maugeri

Il nuovo romanzo di Tea Ranno, intitolato “Sentimi” e pubblicato da Frassinelli, ci conferma che la voce letteraria dell’autrice siciliana di Melilli è una delle più interessanti dell’intero panorama letterario nazionale. Anche in quest’opera riscontriamo gli elementi essenziali e peculiari della poetica di Tea Ranno: la qualità della scrittura, la ricerca del linguaggio, l’esigenza di dare voce a personaggi femminili bistrattati, offesi, a volte stritolati dalla violenza e dalla sopraffazione della società in cui si trovano a vivere, e a cui l’autrice offre – attraverso la narrazione – un’occasione di riscatto, la possibilità di sconfiggere il silenzio e l’indifferenza e di affacciarsi al mondo con il carico del loro dolore.
Alcuni dei personaggi letterari nati nei precedenti libri della Ranno, ricompaiono in “Sentimi” che è, in effetti, un romanzo di apparizioni e di malie, dove le peculiarità a cui abbiamo fatto cenno prima risultano amplificate in un’ottica corale. Sono decine i personaggi che si alternano sul palcoscenico notturno e suggestivo che l’autrice allestisce con grande efficacia e padronanza, intessendo una trama narrativa in forma di mosaico, dove ciascun piccolo pezzo, ciascuna voce, contribuisce a ricostruire la vicenda principale del romanzo.
La protagonista è una scrittrice. Una scrittrice siciliana che rientra in terra di Sicilia attraverso un viaggio in treno che la riporta al paese d’origine. Questa scrittrice nel corso della sua attività letteraria ha dato voce a molte donne che hanno subìto violenze e soprusi. Ed è per questo che, a un certo punto, giunta nel paese natale, fino alla piazza dove passeggiava quand’era bambina, comincia a sentirsi chiamare.
Sono voci di donne. Lei si guarda intorno e rimane stranita… perché, apparentemente, nella piazza non c’è nessuno. Non si tratta, in verità, di semplici voci. Sono vere e proprie invocazioni, o meglio… richieste di attenzione provenienti da donne morte che la accerchiano affinché lei possa ascoltarle, di modo che le loro storie possano essere narrate e – dunque – uscire dall’oblio. C’è una parola che queste donne utilizzano per attirare l’attenzione della scrittrice. Ed è una parola densa di significati, carica di aspettative, pregna di emotività. La parola è: “Sentimi”. È una parola molto particolare che ha una duplice essenza, avendo un significato specifico sia nella lingua italiana, sia in siciliano. Ma in lingua siciliana la parola “sentimi” assume una densità ancora più intensa, perché da un lato si traduce in un’invocazione all’ascolto, dall’altro include implicitamente qualcosa di più: la richiesta della condivisione dei sentimenti più profondi. Attraverso quella richiesta, attraverso la pronuncia della parola “sentimi” queste donne chiedono alla scrittrice di sintonizzarsi con la loro anima, con il proprio sentire più intimo, con il loro dolore (giacché la maggior parte di queste donne ha qualcosa di molto dolente da condividere). Ma c’è dell’altro. Non c’è solo la richiesta di ascolto e di condivisione del proprio sentire con l’obiettivo di uscire dall’oblio, c’è anche la necessità di raccontare una storia che sovrasta tutte le altre e le include. Una storia che, in un certo senso, simboleggia tutte le altre. Ed è la storia di una bambina.
Lei si chiama Adele e ha i capelli rossi. Ed è proprio il colore della chioma che sembra segnare il suo destino di morte. Perché Adele è figlia di Rosa, ma non del marito di Rosa (che si chiama Rosario). Ed è proprio il colore rosso dei capelli a confermare il fatto che il vero padre di Adele è un altro uomo. Un uomo diverso da Rosario, legittimo marito della madre di Adele. Ed è per questo che Rosario, avvelenato dal peso del tradimento decide di uccidere la bambina (dopo essersi vendicato della moglie traditrice e dell’uomo con cui lei l’aveva tradito).
Ecco. È proprio in funzione di questa vicenda che cominciano ad alternarsi le voci delle donne morte. E il loro “sentimi” rivolto alla scrittrice diventa una sorta di dolente danza narrativa che durerà per tutto il corso di una notte nella piazza dove la scrittrice passeggiava da bambina e che, in quel frangente, diventa il luogo in cui deve necessariamente scrivere ciò che quelle donne hanno da dirle. Perché l’obiettivo di queste donne è la salvezza di Adele… come se la salvezza di questa bambina, la sottrazione di questa innocente dalle grinfie omicide del marito della madre, potesse riscattare tutte loro (oltre che salvare la vita della stessa Adele).
È un libro che mette in evidenza l’amore di Tea Ranno per i suoi personaggi letterari, a cui conferisce la dignità di persone reali e con cui finisce con l’attorniarsi. Di più, la stessa autrice – nel libro – diventa personaggio letterario ponendosi sullo stesso piano delle sue creature. Un po’ come fa Dante nella sua Commedia: opera letteraria per eccellenza che questo romanzo rievoca proprio per via della sua impostazione.
È un romanzo bello, struggente e polifonico questa spoon river siciliana di Tea Ranno (accostamento letterario evocato dalla stessa autrice): un intreccio di voci e di narrazioni che testimonia l’amore per la letteratura, per i personaggi letterari e per una giustizia che nella vita reale, purtroppo, come rivelano queste donne, non sempre trova spazio di applicazione.

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