Il nuovo romanzo di Tea Ranno, intitolato “Sentimi” e pubblicato da Frassinelli, ci conferma che la voce letteraria dell’autrice siciliana di Melilli è una delle più interessanti dell’intero panorama letterario nazionale. Anche in quest’opera riscontriamo gli elementi essenziali e peculiari della poetica di Tea Ranno: la qualità della scrittura, la ricerca del linguaggio, l’esigenza di dare voce a personaggi femminili bistrattati, offesi, a volte stritolati dalla violenza e dalla sopraffazione della società in cui si trovano a vivere, e a cui l’autrice offre – attraverso la narrazione – un’occasione di riscatto, la possibilità di sconfiggere il silenzio e l’indifferenza e di affacciarsi al mondo con il carico del loro dolore. Continua a leggere
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I LIBRI DEGLI ALTRI n.33: Cronaca di una morte annunciata. Tea Ranno, “La sposa vermiglia”
Cronaca di una morte annunciata. Tea Ranno, La sposa vermiglia, Milano, Mondadori, 2012
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Il tono e il lessico di ispirazione e di recupero della lingua siciliana non vogliono ingannare il lettore meno corrivo: non si tratta di un romanzo realistico né regionalistico e neppure di un esperimento linguistico alla Gadda (o, su di un piano assai meno sofisticato, alla Camilleri).
Il terzo romanzo di Tea Ranno (dopo Cenere, Roma, Edizioni E/O, 2006, vincitrice nel 2008 del Premio Chianti) e In una lingua che non so più dire, pubblicato sempre a Roma da E/O nel 2007), è, soprattutto, un romanzo corale, un affresco culturale e sociale, un esperimento linguistico (moderatamente) inteso ad allargare gli spazi di significazione del linguaggio della narrativa italiana e, infine, un progetto di ricostruzione obliquo di vicende viste non più e non soltanto con la lente della storia raccontata ma con l’occhio lungo di un narratore ormai esterno alla vicenda narrata e non più coinvolto in esso, una sorta di osservatore privilegiato dal suo specifico punto di vista.
INCONTRO CON TEA RANNO
di Massimo Maugeri, dal magazine Notabilis
La penna di Tea Ranno è una delle più felici della letteratura siciliana e nazionale. Basti pensare a Cenere, romanzo bellissimo (pubblicato dalla e/o, vincitore del Premio Chianti) che si caratterizza per il linguaggio ricco e la storia coinvolgente ambientata nella provincia italiana del Seicento, oppure a In una lingua che non so più dire (anche questo edito dalla e/o), romanzo incentrato sul viaggio a ritroso, dal Continente alla Sicilia, compiuto da un magistrato siciliano sessantenne. Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Laureata in giurisprudenza, ha sempre affiancato allo studio del diritto la pratica della scrittura. Dal 1994 vive e lavora a Roma.
– Tea, cosa succede a una siciliana che – dopo tanti anni di vita isolana – si trova a vivere a… caput mundi?
Succede che passa a un dimensione, soprattutto mentale, diversa. L’isola è un mondo a sé, con i confini segnati dall’acqua e dunque illimitati, aperti a ogni possibilità di viaggio o di fuga ma, appunto, mondo a sé, con prerogative che la rendono unica. Roma, invece, è città dall’ampio respiro sia metaforico che reale. Offre occasioni concrete di confronto, la libertà di spaziare dal cinema alla storia, all’arte, alla letteratura col semplice andare per le sue strade, sostare nelle sue piazze, arrancare per i cunicoli sotterranei che svelano itinerari stravaganti, talvolta da brivido. In questa città ti succede di sentirti partecipe di una realtà più grande, che però non diventa invasiva: puoi conservare il silenzio e la concentrazione che ti servono per lavorare, puoi unirti alle tante voci che raccontano il mondo e le sue genti, puoi aprirti al mondo e alle sue genti pur mantenendo le tue radici isolane e quindi quelle prerogative di distanza e di distacco che ti gratificano di una visione più limpida.
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