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INCONTRO CON TEA RANNO

di Massimo Maugeri, dal magazine Notabilis

La penna di Tea Ranno è una delle più felici della letteratura siciliana e nazionale. Basti pensare a Cenere, romanzo bellissimo (pubblicato dalla e/o, vincitore del Premio Chianti) che si caratterizza per il linguaggio ricco e la storia coinvolgente ambientata nella provincia italiana del Seicento, oppure a In una lingua che non so più dire (anche questo edito dalla e/o), romanzo incentrato sul viaggio a ritroso, dal Continente alla Sicilia, compiuto da un magistrato siciliano sessantenne. Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Laureata in giurisprudenza, ha sempre affiancato allo studio del diritto la pratica della scrittura. Dal 1994 vive e lavora a Roma.

– Tea, cosa succede a una siciliana che – dopo tanti anni di vita isolana – si trova a vivere a… caput mundi?
Succede che passa a un dimensione, soprattutto mentale, diversa. L’isola è un mondo a sé, con i confini segnati dall’acqua e dunque illimitati, aperti a ogni possibilità di viaggio o di fuga ma, appunto, mondo a sé, con prerogative che la rendono unica. Roma, invece, è città dall’ampio respiro sia metaforico che reale. Offre occasioni concrete di confronto, la libertà di spaziare dal cinema alla storia, all’arte, alla letteratura col semplice andare per le sue strade, sostare nelle sue piazze, arrancare per i cunicoli sotterranei che svelano itinerari stravaganti, talvolta da brivido. In questa città ti succede di sentirti partecipe di una realtà più grande, che però non diventa invasiva: puoi conservare il silenzio e la concentrazione che ti servono per lavorare, puoi unirti alle tante voci che raccontano il mondo e le sue genti, puoi aprirti al mondo e alle sue genti pur mantenendo le tue radici isolane e quindi quelle prerogative di distanza e di distacco che ti gratificano di una visione più limpida.
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