Italofonia portami via

insegna

Assistiamo sempre più all’invadenza di parole anglofone nella nostra vita quotidiana. E senza essere dei puristi è necessario dire che alcune scelte sono davvero inopportune. Ad esempio quella di chiamare “Bakery” un’attività commerciale per renderla più “cool”, in vece di chiamarla “Panetteria” o “Forno”. Così nella Torino dell’aperitivo vi imbatterete in questa insegna. Ma che fare? Perché se tu vai a lamentarti con un linguista medio costui ti farà capire che la lingua è in continua trasformazione e quindi insomma non ci possiamo fare niente. Poi figurati a sostenere leggi per proteggere la lingua, rischi pure che ti diano del reazionario, (anche se i francesi sulla Costa Azzurra sanzionano le insegne in altre lingue, soprattutto quelle in italiano). E allora? Allora bisogna ripartire da un comune territorio culturale, riunirsi magari con i commercianti e far loro presente che è possibile essere “cool” anche con vecchie e nuove parole nella lingua di Dante.

Max Ponte

2 pensieri su “Italofonia portami via”

  1. sparz

    caro Max, grazie, sono infinitamente d’accordo con quello che dici, detesto il dilagare di terminologia inglese, oltretutto spesso a sproposito. L’italiano medio non sa l’inglese e pensa che “evemtually” voglia dire “eventualmente” e che “to delude” voglia dire “deludere”. Vedo ogni giorno esempi di inutile anglismo, nelle insegne dei negozi e perfino sulla pessima torre della regione Lombardia, terra, come sappiamo, dei lumbard, dove campeggia la scritta “feeding the future now”. Ma quando mai? Ma perché?

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  2. Chiara

    Sono in sintonia con quello che dici,negli ultimi tempi ho ingaggiato una lotta con i appellativo care-giver …..possibile che non si riesca a trovare..inventare una parola che possa appartenerci?Non posso comunicare a nessuno..”sono un care giver”…neppure tra me è me stessa.

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