3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 13

  1. Luigi Maria Corsanico

    PABLO NERUDA
    CANTO GENERALE
    IX
    SI DESTI IL TAGLIALEGNA

    VI
    Pace per i tramonti che verranno

    Traduzione, prefazione e note di Dario Puccini
    Edizioni: SugarCo

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Quilapayún
    Preludio Instrumental
    El Reencuentro: Cantata Santa María de Iquique

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    PACE per i tramonti che verranno,
    pace per il ponte, pace per il vino,
    pace per le parole che m’inseguono
    e mi sorgono nel sangue intrecciando
    di terra e di amori l’antico canto,
    pace per la città nella mattina
    allorché il pane si sveglia, pace
    per il Mississippi, fiume delle radici:
    pace per la camicia del fratello,
    pace sul libro come un timbro d’aria,
    pace per il grande colcos di Kiev,
    pace per le ceneri di questi morti,
    e di quest’altri, pace per il ferro
    nero di Brooklyn, pace per il postino
    che va di casa in casa come il giorno,
    pace per il coreografo che grida
    con un megafono verso i caprifogli,
    pace per la mia mano destra
    che soltanto vuol scrivere Rosario:
    pace per il boliviano taciturno
    come un blocco di stagno, pace
    perché tu possa sposarti, pace
    per tutte le segherie del Bío-Bío,
    pace per il cuore lacerato
    della Spagna guerrigliera:
    pace per il piccolo Museo del Wyoming,
    dove la cosa più dolce
    è un cuscino con un cuore ricamato,
    pace per il fornaio e i suoi amori,
    e pace per la farina,
    per tutto il grano che deve nascere,
    pace per ogni amore che cercherà ombra di foglie,
    pace per tutti quelli che vivono: pace
    per tutte le terre e tutte le acque.
    Io a questo punto vi saluto, torno
    alla mia casa, dentro i miei sogni,
    torno in Patagonia là dove
    il vento scuote le stalle
    e spruzza gelo l’Oceano.
    Sono soltanto un poeta: vi amo tutti,
    vado errante per il mondo che amo:
    al mio paese mettono in carcere i minatori
    e i poliziotti comandano sui giudici.
    Ma io amo perfino le radici
    del mio piccolo paese freddo.
    Se dovessi mille volte morire
    là voglio morire:
    se dovessi mille volte nascere,
    là voglio nascere,
    accanto all’albero selvaggio dell’araucaria,
    dinanzi ai venti marini del sud,
    presso le campane comprate di recente.
    Nessuno pensi a me.
    Pensiamo insieme a tutta la terra,
    battendo con amore sulla mensa.
    Non voglio che il sangue torni
    a bagnare il pane, i fagioli,
    la musica: voglio che venga con me
    il minatore, la fanciulla,
    l’avvocato, il marinaio,
    il fabbricante di bambole;
    entrino con me in un cinema ed escano
    a bere con me il vino più rosso.

    Io non vengo a risolvere nulla.

    Io sono venuto qui per cantare
    e per sentirti cantare con me.

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