Ombra che vieni con l’abito rosso
e le tasche colme di pietre
dal fondo del mare vieni.
Con la voce disperata delle onde infrante
porti il profumo di alghe marce.
Nell’agguato di nuvole oscure
il sole che sorge in fondo al tuo sguardo
ha il colore luminoso dell’alba.
Il gelo rende più atroce l’agguato.
Vieni e tutto il mio passato
mi avvolge con il suo dolore.
Le speranze sono esili candele
che si spengono al soffio delle tue parole.
Mi dici resisti è tuo questo dolore.
Viene dal canto di passeri inascoltati
dai fiori non visti, dai tralci di uva
arida sulle viti.
Viene dalla cenere dei supermercati
dalle stazioni della metro date alle fiamme
dal cuore degli uomini
presi a spintoni
calpestati e dimenticati
in fondo al mio mare che rugghia
e infrange le onde sulla pietra dei volti.
Con le guance sbarbate con sorrisi cagneschi
con le labbra atteggiate a preghiera
fingono d’ascoltare e schierano
macchine cieche e centinaia di soldati
con le mani protese
in un abbraccio spietato di acque mortali.
Così il cielo si muove a pietà
senza muovere un ricciolo dalla sua fronte.
Resisti ti dico. Il tuo dolore è quello
dei calpestati, dei figli
abbandonati in una fossa da scarico.
Le tue parole rimangono anche
se il mondo più nero appare grigio
anche se tutto ritorna
alla calma del mare da cui sono venuto.
Le tue parole rimangono
come la voce disperata
delle onde che s’infrangono
come il mio abito
rosso di sangue.
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L’ha ripubblicato su l'eta' della innocenza.
Grazie infinite per questa sempre gradita condivisione??
MARCELLO COMITINI ©
CILE 2019
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Max Richter – Sarajevo
Elaborazione immagini dal web di L.M.Corsanico
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Ombra che vieni con l’abito rosso
e le tasche colme di pietre
dal fondo del mare vieni.
Con la voce disperata delle onde infrante
porti il profumo di alghe marce.
Nell’agguato di nuvole oscure
il sole che sorge in fondo al tuo sguardo
ha il colore luminoso dell’alba.
Il gelo rende più atroce l’agguato.
Vieni e tutto il mio passato
mi avvolge con il suo dolore.
Le speranze sono esili candele
che si spengono al soffio delle tue parole.
Mi dici resisti è tuo questo dolore.
Viene dal canto di passeri inascoltati
dai fiori non visti, dai tralci di uva
arida sulle viti.
Viene dalla cenere dei supermercati
dalle stazioni della metro date alle fiamme
dal cuore degli uomini
presi a spintoni
calpestati e dimenticati
in fondo al mio mare che rugghia
e infrange le onde sulla pietra dei volti.
Con le guance sbarbate con sorrisi cagneschi
con le labbra atteggiate a preghiera
fingono d’ascoltare e schierano
macchine cieche e centinaia di soldati
con le mani protese
in un abbraccio spietato di acque mortali.
Così il cielo si muove a pietà
senza muovere un ricciolo dalla sua fronte.
Resisti ti dico. Il tuo dolore è quello
dei calpestati, dei figli
abbandonati in una fossa da scarico.
Le tue parole rimangono anche
se il mondo più nero appare grigio
anche se tutto ritorna
alla calma del mare da cui sono venuto.
Le tue parole rimangono
come la voce disperata
delle onde che s’infrangono
come il mio abito
rosso di sangue.
A volte l’ombra rimane attaccata addosso come se non esistesse il sole.