Vetro a pendolo

di Giorgio Stella

                                                

P o l [l] y dal diamante di grano

Con la frode dell’armatura in croce

Alla corda d’arpa latina

Annaffiata nell’ombra

Della miniera polare –

alla mercè della neve la fionda

Della cancellata sbattuta

Dai ponti in basso al fiocco cannocchiale… 

[…]

– 1 – Era la terza quadrata rettangolare per

Vocazione sulla mira in punta di diamante

Attraverso lo scudo patriottico

Della clausura, della ruota sonora, del palco

immerso nella scena dell’ultimo atto –

lieve il siero maturato a brina

all’indietro della vecchia torcia illuminata

a seta di cortile che corre il medesimo 

arco circondariale all’ombra dell’altezza –

la rissa del fondo del bicchiere

è un liquore bizantino portuale.

– 2 – Era la coccia più dura del seme maturata

All’incrocio della rete di firmamento

Tra lo stagno e l’eterno insieme al punto

Calcolato a vento di poliestere e cere –

l’appunto dello specchio morto

al posto del vetro vivo di specchio

con la forca al cuore del cemento

in bassa stagione che porta a riva la 

terra dell’abisso a due stelle di motel .

P o l [l] y  frode a spicchio

Cancèllata col fusto albino

Nel trionfo trittico

Del dualismo sferico

Di sperma perduto nella neve

Come una battuta di caccia

Nel safari delle piramidi

Con dentro le svastiche

Dalla vetrina viste allestire…

– 3 – Dalla memoria di una foglia partita 

Nella zattera confusa a cielo sulla palafitta

Bilocale avanti tutti i quadri dei santi e tarocchi

[E] i fari mossi dal giro di ronda dei canali

[E] gli occhi morti di luce

Quando è la cera a muovere la candela [fino]

Agl’archi delle mummie portate a castello – 

i cardi di fiamme volano un ponte di spine

che forse i candelabri lucidati dal negro

piegato sulle scarpe di HARLEM  

faranno scomparire l’ultimo elemento della collezione.

– 4 – ‘OK Perla! ma l’ultimo giro lo pago io! OK![?]’

“Di giri amico mio! con sottane o promesse

di aborti scommesse su una veste da sposa,

la giostra aveva come nettare

il primo filo di seta e poi tutti a destra

perché la gioconda era nera!”

‘Ma perché non si può fare la grappa in casa

e la birra si? quando si ferma il torchio fatto a mano?’

“Erano presenti tutti,

uno era sporco di vita di un altro uomo,

eppure l’ecografia

me la fece con un sasso”

[…]

– 5 – Dietro le grate le sbarre

In quadro di BOTERO

Un uomo incappucciato

E legato viene sbranato

Da un cane affamato

Sicuramente non dal 

Suo sangue ma da chi 

Ce l’ha mandato –

l’artista, famoso per i

volumi amplificati

degl’esseri viventi,

magistralmente ha avuto

l’intuizione di ridurli

a scheletri obesi.

P o l [l] y profonda

Tutti quei sieri come secondo lavoro… la cavia. 

Ti fa onore e ci pensi mentre lavi la scala a

Chiocciola del D N A

Aspettando che il vapore

Della castagna

Faccia si che il pozzo

Della polpa di picchio abbia

La prudenza che per una gita

In cielo non si debba perdere

La propria morte viva su uno sputo chiamato Corano…

O SUTRA DI DIAMANTE  che è lo stesso

Gettone di presenza che a quanto pare

Basta a sé medesima ecc… 

– 6 – Clessidra alveare porta aperta

Della dinastia della

Croce rossa di nebbia

Nel distacco della retina

A disapprovazione del ventaglio

A sonagli – burattini ad elica di acqua raggia –

ti rivedo papà con l’arco immobile

nel sorriso imbecille

che barattavi con un mongoloide

le stesse lacrime

come quattro occhi vedono

meglio di due un occhio solo

[come se quattro occhi vedessero

meglio di due un occhio solo]

 – 7 – Quanto nettare speso alla fontana 

della linea della mano amputata

o dai paracaduti gli arti artificiali

si confondono [non bestemmio! n. d. p]

tra una gamba destra alla sinistra 

che non c’era – 

ma la mano amputata dal mestruo della mina

cammina la fotosintesi clorofilliana –

a HARLEM la gioconda è nera del tutto

avanti ciò l’oppio è tricolore col c a z [z] [o].

– 8 – ‘Perla, ti sei vaccinata? è pronta la coda alla v a c [c] i n a r a ….

sai? nell’anno mille il secolo è zero ma io ti invito alla conca dell’eterno’

“la marmellata era fatta in casa…. 

se i panni si sporcavano 

venivano stesi già bucati amico mio…”

Po l [l] y  segue una farfalla

Di pane duro da dividere

A merenda con 

L’alce d’asfalto

Dalle orme dello struzzo…

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[nota scritta adesso chissà come ovvio non è canto né dettato ma neppure ragione di un poetare in essere a sé stesso rimarrebbe sterile. P o l [l] y – Perla  essendo il manifesto di un volto medesimo

si assumono la responsabilità del peccato originale dal momento stesso che ne reclamano la ragione

nel medesimo battesimo, non richiesto ancora più emancipato allo Spirito Santo. *]

Giorgio Stella 14 maggio 2020 tardo pomeriggio

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