
di Giorgio Stella
La rosa
Così inutile è cosa che spaventa.
Anche la poesia: come la rosa.
[Ferdinando Tartaglia]
Alla stagione dell’anno l’autore dedica
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Come il lutto muove il passaggio
Al cocco della trave mossa
Dalla regola informe dell’ombra
Il becco del baco di bacco.
– 1 – Pioggia vendi l’acqua
Alla clessidra
Dei pinoli giunti dai minori luoghi
Ai maggiori remoti
Nella questua della radice aumenta
– 2 – Lòtti da golf oblò non so
Se ritagliare l’armatura
Nell’elmo del castello –
Il colpo é dritto
Quando il ferito é morto
– 3 – Radica piangente l’alveare di rete
Copre il balocco
Nel fiocco
Di
Tiro
Da mensa comunale nello spigolo –
– 4 – Alla bandiera [del] nord la tinta del sud
Come olio in vena [di] balena
Che le coccarde dei gendarmi
Non hanno l’asso in manica –
– 5 – Trinciato forte avaro di mummie latine
Girato al covo della mostra
Dei Santi in cera nel pioppo della
Vetrina di lusso truccata
Per evento di stagione
– 6 – Dalla cocca in trave di scioccata elementare
Sussidiaria potenza
Il sommo campanaro
Batte la campane
Come lui stesso suonasse
Il laccio nero dell’albino –
– 7 – Sulla fronte di sangue
Un chiodo
Partorisce l’arco
Della medaglia
E poi rinasce incudine –
[nella cocca di chicco] –
– 8 – Arrivando [noi*] neve di clessidra
Al messaggio del bacio [di] liutaio
Mangiammo la
Seta nel grano sul
Passaporto lieve della
Ceramica a mulino di seta
– 9 – Passa castagna! che la cataratta
Ha un fiore
Per ogni briciolo
Di foglia famigliare
Alla domestica pratica di mare –
– 10 – L’abuso del sangue vanta
Una criniera alata [chiamata]
Che ora tira la luce del faro
E nello stesso tempo AGIP,
il fiore della conchiglia
nell’eco della sottana sua W
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Roma 6 giugno un quarto alle 6 un po’ prima.
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Nota: nell’eventualità del caso la bandiera é, ovvio, battente AGIP.
