
È giunto il tempo di parlare di don Mario Torregrossa. È stato un santo, e ha lasciato un’eredità spirituale che non può rimanere sconosciuta. Ha testimoniato che la vita del cristiano non è qualcosa di meno, ma qualcosa di più: più bella, più viva, più profonda.
Ha trovato per ciascuno di quelli che si rivolgevano a lui un abito su misura, dimostrando che, per Dio, ciascuno di noi è unico e irripetibile, e non possiamo essere noi stessi finché ciò non si realizza nell’esperienza quotidiana. Ha reso evidente che la Provvidenza divina agisce nella storia, che non è un sogno da idealisti ritenere che Dio si prenda cura di ciascuno come un Padre, l’essenziale del messaggio di Gesù. Ha insegnato con i gesti di ogni giorno che il povero non è un disturbo di cui disfarsi, ma un fratello o una sorella a cui restituire dignità. Ha suggerito che la ricchezza materiale può diventare un veicolo di grazia, se messa a disposizione nella carità. Con il suo martirio bianco – ma non solo – ha incarnato una sofferenza aperta alla gioia segreta di chi offre e si offre, arrivando a dire, col respiro e col battito del cuore, io credo, io spero, io amo. È uscito un libricino che vuole gettare un primissimo seme di vera conoscenza, una specie di favola che vorrebbe trasformare in realtà la beatificazione di un uomo di Dio. Chi vuole, può contribuire a far conoscere don Mario a un mondo che fatica a credere, sperare, amare.

Non ho conosciuto Don Mario di persona, ma da come ne parla, è come se l’avessi conosciuto. ?