
Così com’è, intera, declinata
in forme preordinate, in tagli uguali,
dentro rade radure, o boschi oscuri,
trillando fra i trapassi di migranti
stormi, curvi di sogni che trapelano
dai possibili ultimi passanti,
come canti risorti dalla ferma
voglia, no, dalla doglia, l’urlo, l’alto
ricorso alla preghiera, sulla soglia.

Lo squarcio della doglia segna il passaggio tra la voglia della natura, e la soglia dello Spirito: per rinascere dall’alto.
Bellissima!
Grande Fabrizio Centofanti! questi versi sono gli stessi dei versi stessi, un [miracolo] in poesia.
Ogni doglia resta tale se non si varca la soglia dell’eternità.
È sulla soglia che la preghiera trova tutto il suo concreto significato, si fa carne, proprio mentre la nostra di carne, che vorrebbe rimanere aggrappata alla natura conosciuta, evapora invece in anima, in dimensioni senza più spazio, senza più tempo.
Cosa sarà di me, di noi.
trillando fra i trapassi di migranti
stormi, curvi di sogni che trapelano
dai possibili ultimi passanti,
…
molto bella la poesia
l’alto ricorso alla preghiera sulla soglia
come sono vicina a questa ultima tensione, indefinibile eppure così vera.
Grazie, Fabrizio, per la tua poesia che unisce oltre ogni distanza.
L’urlo. Quel ponte verso il Cielo che libera da ogni paura. Tutto assume un’altra luce. Tutto trova pace.