Poesia italiana del XXI secolo

Luigi Cannillo, poeta, saggista e traduttore, consulente editoriale, è nato nel 1950 e vive a Milano. Ha pubblicato, tra le sue raccolte di poesia più recenti, Cielo Privato, Ed. Joker, Novi L. (Al), 2005,  e Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, Milano, 2014. È presente, come poeta, curatore  o con interventi critici, in antologie e raccolte di saggi. Ha curato recentemente con S. Aglieco e N. Iacovella Passione Poesia -Letture di poesia contemporanea (1990-2015), Ed. CFR, Milano, 2016. È stato redattore della collana Sguardi dell’Editore “La Vita Felice” e codirettore della rivista La mosca di Milano. Collabora alla rivista internazionale “Gradiva”, Olschki Ed, New York/Firenze.

Non ritornate più, ospiti segreti

come radice che riaffiora a distanza

La vostra casa è altrove

L’epoca dell’assenza e il respiro

dei viventi non si annullano

circolano invece qui saldati

Non le care presenze, le reliquie

ma una rete di angeli ostili

a stordire le caviglie e il sogno

La sostanza sopravvive alle creature

nella visione, insiste a custodire

la specie estinta e la reincarna

Chiedevo a bassa voce padre

mostrami la cicatrice, la guerra

ma il panno non si è sollevato allora

la mano scostata dall’offesa

L’alleanza sta affiorando adesso

il segno incide fresco la mia pelle

Da Cielo privato, Ed. Joker, Novi L. (AL), 2005

*

Oltre il respiro bussano

gli sguardi che onorarono i ritratti

e mani a piegare le coperte

sempre più distanti

Sfilata l’ombra insorge

una nuova potenza

polvere di ceramica o il solco

del corpo sul divano

Il corteo delle impronte

ci seguirà insistente fino all’alba

quando indossa l’elmo del silenzio

e si consegna muto

Resiste però la disciplina

delle linee, il polso come nido

di parole, e all’incrocio i numeri

e i nomi assegnati. Resta curvata

in segni la grazia dell’alfabeto

Le vocali ci invocano al risveglio

e i fogli, l’inchiostro spinto

tra le righe esclamano l’assenza

di chi ha scritto: siamo ritornate!

Le lettere della madre,

la loro voce ferma

Da Galleria del vento, La Vita Felice, Milano, 2014

*

Figure in posa sulla spianata

mentre del vecchio Lazzaretto resta

ormai solo il colonnato nord

Anni dopo qualche carro sparso

clienti nelle bottiglierie, sempre

visibili nel silenzio delle foto

dove le ombre si fissano perenni

Non c’ero allora, non vedevo

le piaghe, poi le nuove case

a battezzare il Novecento

me stesso a una finestra

ancora sigillato in quel presente                                           

Ma il tempo sul campo di battaglia

contrappone spietato le sue ore

futuro incluso, e si doveva scendere

affrontare la strada disarmati

Noi siamo i salvati adesso, i nostri

occhi a fotografare le impronte:

lo stemma borromeo, il bar

degli eritrei – a futura memoria

Da Visibili. InVisibili. Reportage di Margherita Lazzati, Ed. La Vita Felice, 2015

*

Se la misura  è la forma del viaggio, ogni scrittura lo è anche nel tragitto tracciato sulla pagina, da un punto a un altro, nella consapevolezza dello sguardo. Il verso di Luigi Cannillo ha dovuto attraversare questa necessità della misura e i suoi libri precedenti ne sono la prova. Una misura impegnata nell’esercizio, scrupolosissimo, a controllare con lo sguardo, come si guarda da una certa distanza per accorgersi dell’errore. Pochissimi embajement, l’immagine tornita prima dell’andare a capo. Questo avviene perché Cannillo avverte lo svariare come  pericolo della scomparsa, del mostrarsi di un oltre che è, forse, l’intrusione del privato. E’ una questione che ha a che fare con una certa funzione della poesia, delicatamente in bilico tra rappresentazione privata e specchio del mondo.

(Sebastiano Aglieco)

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