Raymond Carver (25 maggio 1938 – 2 agosto 1988)
Abbi cura
Titolo originale :“Cherish”
All of Us: The Collected Poems, Harvill, London. 1996
(trad.it. Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie, minimum fax, 2013)
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Erik Satie. Caresse
Bojan Gorisek, piano
Dipinti:
Gustave Courbet, ‘The Trellis,
or Young Woman arranging Flowers’, 1862
A Summer Rose, 1910 – George Elgar Hicks
John William Waterhouse
Gather Ye Rosebuds While Ye May, 1908
~~~~~~~~
Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima la rosa che lei all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso – profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: “moglie”, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.
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E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Sentirmi chiamare amato, sentirmi
amato sulla terra.
Sola ma ancora in grado di porgere una rosa.
Raymond Carver (25 maggio 1938 – 2 agosto 1988)
Abbi cura
Titolo originale :“Cherish”
All of Us: The Collected Poems, Harvill, London. 1996
(trad.it. Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie, minimum fax, 2013)
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Erik Satie. Caresse
Bojan Gorisek, piano
Dipinti:
Gustave Courbet, ‘The Trellis,
or Young Woman arranging Flowers’, 1862
A Summer Rose, 1910 – George Elgar Hicks
John William Waterhouse
Gather Ye Rosebuds While Ye May, 1908
~~~~~~~~
Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima la rosa che lei all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso – profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: “moglie”, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.
Bellissima!