Lirico terapia. Giovanni Giudici, Dal cuore del miracolo

Parlo di me, dal cuore del miracolo:

la mia colpa sociale è di non ridere,

di non commuovermi al momento giusto.

E intanto muoio, per aspettare a vivere.

Il rancore è di chi non ha speranza:

dunque è pietà di me che mi fa credere

essere altrove una vita più vera?

Già piegato, presumo di non cedere.

Ancora una poesia di Giovanni Giudici, una delle figure poetiche più rappresentative del secondo Novecento italiano.

“Parlo di me”: il poeta parla sempre di sé, e nello stesso tempo parla di tutti, come vedremo in seguito. Il “cuore del miracolo” è il mistero di un’umanità complessa, affascinante, problematica. Fragile e forte, sicura e smarrita, sempre in bilico su un crinale fallimentare e promettente. 

“La mia colpa sociale è di non ridere, / di non commuovermi al momento giusto”. Chi può dirsi esente da queste “colpe”? La poesia entra nelle pieghe dei sentimenti, cogliendoci disarmati: di fronte all’arte non ci si difende, anzi, ci si aspetta una risposta alla profondità delle domande personali e sociali. L’effetto terapeutico sta innanzitutto nel coraggio ritrovato di guardarsi dentro, contemplando scenari spesso rimossi.

“E intanto muoio, per aspettare a vivere”: procrastinare le scelte decisive fa parte di quel mistero di cui si diceva all’inizio. Spesso la vita è sentita come una premessa a qualcosa che non si manifesta, ma si insegue. Anche qui, scoprire le carte può aiutare a cogliersi in fallo e decidere diversamente. La poesia ha il coraggio di dire e di dirci, non teme di toccare tasti sensibili o indiscreti.

“Il rancore è di chi non ha speranza”: bella questa dichiarazione di incompatibilità, che fa da pendant a quella ancor più decisiva tra speranza e paura. Spesso è questa la scelta di fondo: trincerarsi nei propri timori o prendere la via della speranza, più rischiosa ma di certo più feconda.

“Essere altrove una vita più vera”: l’incompletezza del presente, il fallimento inevitabile di un progetto solo terreno aprono a scenari ulteriori. Chi miete successi su successi, difficilmente s’interroga su un’ulteriorità: è la fortuna del povero, che nel Vangelo, non a caso, è proclamato beato.

“Già piegato, presumo di non cedere”: la poesia termina con la contraddittorietà da cui siamo partiti. Non si può comprendere la vita se non da questa unione degli opposti: “dal cuore del miracolo” dell’avventura umana.

4 pensieri su “Lirico terapia. Giovanni Giudici, Dal cuore del miracolo

  1. S&R

    Non si può comprendere la vita se non da questa unione degli opposti

    ciò risulta impossibile alla mente logica, ma non a quella simbolica…grazie per questa terapia così creativa ed allegorica, che allarga l’orizzonte dell’anima.

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