
Qualcuno si salva ascoltando l’usignolo
Diciamo che una sera
l’usignolo cantò
su questa pietra
perché nel toccarla
il tempo non ci nuoce
Non tutto è tuo oblio
Qualcosa ci rimane
tra i ruderi credo
che non sarà mai polvere
colui che ne ha visto il volo
e ne ha ascoltato il canto
Il poeta colombiano Giovanni Quessep cerca di andare al fondo delle cose, con un approccio quasi metafisico. La lirica citata ne dá un esempio eloquente.
“Diciamo che una sera”: l’esordio ha un tono favolistico, come fosse un racconto che viene da lontano, nel tempo e nello spazio, e contemporaneamente da molto vicino, dalla profondità della vita o, per dirla con Jung, dall’inconscio collettivo.
“L’usignolo cantò su questa pietra”: è l’evento che cambia la storia; un’azione apparentemente insignificante e ininfluente, che però diffonde l’amore del Creatore, presente nelle Sue creature. È un appello a riconoscere la sacralità della vita riflessa nel giudizio universale, nel quale si scopre che Gesù si è identificato con gli affamati, gli assetati, i malati, i carcerati, gli stranieri, tutti coloro, insomma, che sembrano aver perso una quota della loro dignità.
“Nel toccarla / il tempo non ci nuoce”: ciò che è stato sfiorato dall’amore acquista una capacità terapeutica; la vera malattia è il male, il peccato, che trasmette una sorta di maledizione, inquina l’ambiente esterno e interno: “nuoce”. L’amore, invece, rende immuni, disintossica, purifica. Proprio per questo, è l’unica cosa che resta: è ciò che si salva dalla corruzione, dall’”oblio”. Chi ascolta il canto dell’amore è coinvolto nella dimensione dell’eterno, fa l’esperienza del cielo sulla terra. In pochi versi, Giovanni Quessep ci ha mostrato come possa cambiare la vita se si passa dalla paura alla speranza, dalla diffidenza alla fiducia, dall’indifferenza all’amore. E come tutto ciò sia terapia, guarigione da un male che ci assedia.

Chi ascolta il canto dell’amore è coinvolto nella dimensione dell’eterno
La bellezza di queste parole eguaglia il canto del poeta, e dell’usignolo.
“Qualcosa ci rimane”, dobbiamo crederci, era l’usignolo non l’allodola.