
A chi non oso pensare
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Il segno la descrive
[Giacomo B e r g a m i n i]
Potere della cosa,
piange la rosa sul petto della medaglia
appuntata al viso del carnevale carne-levare
levare la carne – un sasso rotola l’altro sasso
Ginevra porta addosso i segni dei fiori
Che profumano di Spirito Santo
Raccolti in Paradiso – Ginevra sa bene
Che il Figlio non è Suo ma ha il cuore di latte
‘io e tu padre eravamo disperati, dove ti nascondevi?’
“madre, sono ad insegnare Dio
quello che da Lui ho imparato: il Padre il Figlio e Lo Spirito Santo”
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Secoli dopo:
– 1 – Dal treno la minaccia frenata
Col cardo oscuro dell’uccello
Nutrito a filo di pane –
L’ostello di chicchi
Sulla plastica umana
Svanita nel nulla se non riciclata
– 2 – Nella schiuma sui denti di sposa
S’annulla l’io di nessuno stato
Avanti il motto dell’antico nel medesimo suo –
I cocci della chiara scura rotti
– 3 – Avanza la tenda locale
Al vaso di seta
Maturato
A cera
– 4 – Un giostra a colore di fiamma
Tagliata dal faro nel fungo
Del miele che l’amore delle radici
Di nuvole sfiorano g e n i t o r i a l e:
accendi una luce e poi la spegni,
la provincia della mattina
– 5 – Perduto e ritrovato
Nei ghetti dalle sentinelle
Sparate a niente portate al bazar
Dal potere della cosa:
uno spara in croce il fiore di luce
[Una pausa]
– 6 – Il fiore della croce è la pietra d’arca
L’arca della boa in betoniera a mare
Nel grembo del cuore un fiore piove
– 7 – Si mastica la neve nel fiume della zavorra
L’uncino chinato
Alla luce del faro
– 8 – Pozzi di brina alata dai tronchi
Sugli spari dei rami tagliati
A museruola di cifra nella muta sua
[Una pausa]
– 9 – Spiragli di neve nell’arco dei balocchi
Dentro la forma fuori dall’io del seme scuro
L’arcipelago del fumo il cielo non ora ortica
– 10 – Piange addosso al latte
Della confusione di nettare
L’altro essere ancora
La morfologia della foglia
Che si rade in forma di latina/clandestina
Essenza occidentale
Nella presenza sua
Potenziale provvido alchimista
Nel fondo delle betoniere
Che rigirano le coccarde dei fari
Accesi sul fango mietuti
In clessidra clonata dalla botte
Delle frecce gemelle
Alla chiusura, unica, delle spade
Offese da chi le ha guadagnate:
questa terra si piange addosso
la sabbia specchio di calice cresta –
la fame della bocca
ha la sete di pioggia del calzolaio latitante
‘chi era la mossa avara?’
“la questua della finestra mossa a vortice”
‘ma chi fu la forma elementare del dosso?’
“fai troppe domande a te stesso”
‘a chi le raccomandava il fico del confetto?’
“confermo, fai troppe domande – l’elmo della
corazza è scura-bruna poi si bagna a mulino”
Roma 27 novembre 2020
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Nella sfera la betoniera conclude la luce del faro – qualsiasi alternativa la conca di seta,
portata dall’ombra propria. Dopo stagione del cocco avaro di banane.

Una sorta di ricamo codeste liriche espressioni. Sono ricerche belle e buone.Una maniera come un’altra a sfasciare quei visi da mascherine mascherate. In più c’è il fatto di eccedere per abbondanza iconografica. Il pensiero va per salti, prima oltre i normali collinari poggi, poi a volare ben più in alto, oltre quella Lattea Via a cavallo dell’infinito e sempre, sempre più in là. Ma, di grazia, dov’è che andremo a finire?
nel fiore del verso russo amico mio, l’omaggio di poggioli a un esenin ecc.
grazie. Trakl è l’unico che lo ha impresso
nel suo angelo bianco paradossale la farmacia in cui lavorò.
parlavo adesso con carifi lui nn accetta questa ‘misura di cose’ ma accorgiamoci che il novecento italiano se è rappresentato da un maurizio cucchi davvero non so dove andremo.