Giorgio Stella, Potere della cosa

A chi non oso pensare

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Il segno la descrive

[Giacomo B e r g a m i n i]

Potere della cosa,

piange la rosa sul petto della medaglia

appuntata al viso del carnevale carne-levare

levare la carne – un sasso rotola l’altro sasso

Ginevra porta addosso i segni dei fiori

Che profumano di Spirito Santo

Raccolti in Paradiso – Ginevra sa bene

Che il Figlio non è Suo ma ha il cuore di latte

‘io e tu padre eravamo disperati, dove ti nascondevi?’

“madre, sono ad insegnare Dio

quello che da Lui ho imparato: il Padre il Figlio e Lo Spirito Santo”

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Secoli dopo:

– 1 – Dal treno la minaccia frenata

Col cardo oscuro dell’uccello

Nutrito a filo di pane –

L’ostello di chicchi

Sulla plastica umana

Svanita nel nulla se non riciclata

– 2 – Nella schiuma sui denti di sposa

S’annulla l’io di nessuno stato

Avanti il motto dell’antico nel medesimo suo –

I cocci della chiara scura rotti

– 3 – Avanza la tenda locale

Al vaso di seta

Maturato

A cera

– 4 – Un giostra a colore di fiamma

Tagliata dal faro nel fungo

Del miele che l’amore delle radici

Di nuvole sfiorano g e n i t o r i a l e:

accendi una luce e poi la spegni,

la provincia della mattina

– 5 – Perduto e ritrovato

Nei ghetti dalle sentinelle

Sparate a niente portate al bazar

Dal potere della cosa:

uno spara in croce il fiore di luce

[Una pausa]

– 6 – Il fiore della croce è la pietra d’arca

L’arca della boa in betoniera a mare

Nel grembo del cuore un fiore piove

– 7 – Si mastica la neve nel fiume della zavorra

L’uncino chinato

Alla luce del faro

– 8 – Pozzi di brina alata dai tronchi

Sugli spari dei rami tagliati

A museruola di cifra nella muta sua

[Una pausa]

– 9 – Spiragli di neve nell’arco dei balocchi

Dentro la forma fuori dall’io del seme scuro

L’arcipelago del fumo il cielo non ora ortica

– 10 – Piange addosso al latte

Della confusione di nettare

L’altro essere ancora

La morfologia della foglia

Che si rade in forma di latina/clandestina

Essenza occidentale

Nella presenza sua

Potenziale provvido alchimista

Nel fondo delle betoniere

Che rigirano le coccarde dei fari

Accesi sul fango mietuti

In clessidra clonata dalla botte

Delle frecce gemelle

Alla chiusura, unica, delle spade

Offese da chi le ha guadagnate:

questa terra si piange addosso

la sabbia specchio di calice cresta –

la fame della bocca

ha la sete di pioggia del calzolaio latitante

‘chi era la mossa avara?’

“la questua della finestra mossa a vortice”

‘ma chi fu la forma elementare del dosso?’

“fai troppe domande a te stesso”

‘a chi le raccomandava il fico del confetto?’

“confermo, fai troppe domande – l’elmo della

corazza è scura-bruna poi si bagna a mulino”

Roma 27 novembre 2020

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Nella sfera la betoniera conclude la luce del faro – qualsiasi alternativa la conca di seta,

portata dall’ombra propria.  Dopo stagione del cocco avaro di banane.

2 pensieri su “Giorgio Stella, Potere della cosa

  1. Bruno Di Giuseppe Broccolini

    Una sorta di ricamo codeste liriche espressioni. Sono ricerche belle e buone.Una maniera come un’altra a sfasciare quei visi da mascherine mascherate. In più c’è il fatto di eccedere per abbondanza iconografica. Il pensiero va per salti, prima oltre i normali collinari poggi, poi a volare ben più in alto, oltre quella Lattea Via a cavallo dell’infinito e sempre, sempre più in là. Ma, di grazia, dov’è che andremo a finire?

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  2. giorgio stella

    nel fiore del verso russo amico mio, l’omaggio di poggioli a un esenin ecc.
    grazie. Trakl è l’unico che lo ha impresso
    nel suo angelo bianco paradossale la farmacia in cui lavorò.
    parlavo adesso con carifi lui nn accetta questa ‘misura di cose’ ma accorgiamoci che il novecento italiano se è rappresentato da un maurizio cucchi davvero non so dove andremo.

    Rispondi

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