Federico Pagliai, “La torrenta”

Recensione di Marisa Salabelle

Federico Pagliai, La torrenta, Tarka Edizioni

La torrenta, di Federico Pagliai, è un singolare racconto che si aggiunge alla collana Appenninica della casa editrice Tarka. Singolare perché si configura come un percorso che l’autore fa lungo il cammino del torrente Lima, da lui ribattezzato appunto “la torrenta”, dal suo primo sgorgare in forma di esile ruscello dalle pendici del Libro Aperto, nei pressi dell’Abetone, fino al suo confluire nella diga che ne imprigiona le acque, all’altezza dell’omonimo paese, La Lima.

In un viaggio a più tappe, Federico, montanaro provetto, segue il percorso delle acque, umanizzandolo: l’infanzia, quando non si tratta che di un rivolo che si fa strada goccia a goccia, l’adolescenza turbolenta, tra gole e massi, infine l’età adulta, quando le acque si fanno abbondanti, a tratti ancora giovanilmente impetuose, a momenti invece calme e quasi stagnanti. È femmina, la torrenta, agli occhi di Federico, perché vivace e ribelle; è femmina, aggiungerei io, perché portatrice di vita. Nell’accompagnarne il percorso, l’autore trova innumerevoli spunti di riflessione: dagli aneddoti riemersi alla memoria o raccontati da qualche montanino, a riflessioni di stringente attualità relative allo sfruttamento delle acque e al loro cattivo uso da parte dell’uomo. Un libro che si legge d’un fiato, vario, ricco di suggestioni, con momenti di grande lirismo.

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