
Else Lasker-Schüler
Preghiera
Cerco per ogni dove una città,
che ha un angelo davanti alla sua porta.
Alla scapola porto
spezzata la sua grande ala pesante –
come sigillo, in fronte, la sua stella.
E sempre nella notte vado errando…
L’amore ho portato nel mondo, che azzurro ogni cuore
faccia fiorire,
e su me stanca ho vegliato una vita,
in Dio ravvolto il cupo battito del respiro.
Chiudimi attorno, o Dio, il tuo saldo manto;
so d’essere il residuo nel bicchiere rotondo,
e se l’ultimo uomo vuota il mondo
più non mi cacci dall’onnipotenza
e intorno mi si chiude un nuovo globo terrestre.
***
Else Lasker-Schüler, poetessa di ricca famiglia ebrea, scelse di vivere in stile bohémien, quasi da nomade, come si intuisce in questa poesia intitolata Preghiera.
“Cerco per ogni dove una città”: tutti noi cerchiamo una “città”, un luogo che risponda alle nostre aspirazioni più profonde. Italo Calvino ha scritto un libro memorabile, Le città invisibili, in cui svolge il filo di desideri, paure, aspirazioni, profondamente radicati nell’inconscio. Solo rintracciando le tracce della “nostra” città potremo trovare la pace. Com’è noto, la Bibbia suggerisce un percorso che va dal giardino dell’Eden alla Gerusalemme celeste, passando per l’Armagheddon, lo scontro tra il bene e il male, termine collegato alla città di Meghiddo, venti volte distrutta e altrettante ricostruita. Niente di più idoneo per comprendere la necessità della ricerca e insieme l’impegno da essa richiesto.
“Che ha un angelo davanti alla sua porta”: l’angelo è il messaggero che sempre aspettiamo per essere guidati nel cammino. Jodorowsky ha scritto che se l’angelo non sorge dall’intimo non accade nulla. È dal profondo che viene la voce da ascoltare, per essere se stessi. L’ala spezzata, la stella, sono immagini forse riferibili al background ebraico della Schüler, ma che ognuno riscontra in sé, nel deposito degli archetipi accumulati nella vita.
“Sempre nella notte vado errando”: un altro passo in cui risuonano possibili echi della biografia di Else, e nello stesso tempo un’evocazione della notte che tutti dobbiamo attraversare e che Carl Gustav Jung chiamava Ombra. Se non decidiamo di affrontarla, in compagnia dell’”Angelo”, non andremo lontano.
“L’amore ho portato nel mondo, che azzurro ogni cuore / faccia fiorire”: azzurro è il colore del cielo. Un cuore fiorisce perché ospita il cielo, che ne è un elemento imprescindibile: è l’uomo celeste di cui parla la Prima lettera ai Corinzi (15,48).
“E su me stanca ho vegliato una vita, / in Dio ravvolto il cupo battito del respiro”: solo in Dio possono trovare requie il faticoso vegliare su se stessi e il ritmo a volte opprimente del vivere. Ravvolti in Lui, possiamo procedere anche nella durezza di certe tappe del cammino.
Il finale è, come spesso accade, anch’esso “ravvolto” nel mistero: è la preghiera di proteggere la propria fragilità di “residuo nel bicchiere”, di non essere respinta dall’onnipotenza che salva da ogni vuoto.

L’amore, il luogo che corrisponde alle nostre aspirazioni più profonde, in cui sentirsi finalmente avvolti nella certezza di un bene che non conosce tramonto.
Bellissimo, grazie.
E sempre nella notte vado errando…
L’amore ho portato nel mondo, che azzurro ogni cuore faccia fiorire
Parole dense di significato …
???
Lei l’amore di Benn, forse quello che lui ha veramente amato