di Antonio Sparzani

Oggi è il 15 dicembre e nella notte tra oggi e domani morì 51 anni fa (Democrazia Cristiana imperante, Mariano Rumor presidente del consiglio e Franco Restivo ministro degli interni) Giuseppe, detto Pino, Pinelli, caduto in oscure circostanze da una finestra della questura di Milano. 51 anni sono passati, ma non riesco a lasciare questa data senza un commosso e indignato pensiero. Il questore di Milano era al tempo quel Marcello Guida che era stato negli anni ’30, sotto il fascismo, il capo dei posti di confino di Ponza e di Ventotene e che dopo la guerra riuscì con qualche scaltra manovra a evitare epurazioni e a continuare, e già questo grida vendetta, una indisturbata carriera nella polizia di stato.
Nella stanza dalla cui finestra Pinelli inopinatamente cadde erano presenti quattro poliziotti e un carabiniere, secondo alcune testimonianze anche il commissario Luigi Calabresi (in seguito a sua volta deplorevolmente ucciso, sembra da un dubbio personaggio, connesso con esponenti di Lotta Continua) e poi la stanza era piena di fumo, Pinelli fumava troppo, entrava il freddo dell’inverno, si sa che un malore può venire a chiunque, anche di quei malori che non ti accasciano a terra ma che ti dànno un bel botto di energia per spiccare un gran balzo, tipico di una coscienza sporca.
Non insisterò nell’ironia, invito a leggere la voce “Giuseppe Pinelli” su wikipedia, che mi sembra, per la sede in cui è, piuttosto ben fatta e che riproduce anche le lapidi poste prima dagli anarchici e poi quella posta dal Comune di Milano, in piazza Fontana.
Meglio qui aggiungere, per chi non ha l’età per ricordare quegli anni, che Pino Pinelli era detenuto in questura illegalmente perché erano abbondantemente scadute le 48 ore entro cui va informato un giudice, era accusato di avere messo la bomba della strage di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre e che egli fu poi, assieme a Pietro Valpreda, completamente scagionato (ovviamente postumo) da qualsiasi colpa, che risultò essere invece attribuibile alla destra estrema e violenta di Ordine Nuovo.
Mi viene da dire che non solo in Egitto accadono cose come quella di cui scrivevo l’altro giorno qui: sulla vicenda di Giulio Regeni abbiamo ormai fortunatamente testimonianze e perfino filmati che inchiodano i colpevoli, della vicenda di Pinelli abbiamo avuto solo testimonianze mendaci (tra l’altro spesso contraddittorie) dei presenti al fatto, tesi soltanto a proteggere se stessi. Segnalo anche, a proposito della vicenda di Giulio, questa bella lettera di Luigi Manconi al nostro presidente del Consiglio.
Questi orrori avvenivano sul nostro pianeta nel passato lontano e vicino e ancora avvengono, perfino nelle migliori democrazie, forse, lo dico con esitazione, un po’ meno di una volta, ma dipende molto da dove. Mi pare sia importante non dimenticarle, ripeterle alle generazioni future, mantenere l’indignazione.

Grazie a Sparzani per questo ricordo di Giuseppe Pinelli legato a Giulio Regeni.
grazie a te, Giovanna, che condividi questi ricordi.