
Carissime e carissimi,
anche al secondo tampone sono risultato positivo. Il Signore mi affida questo eremitaggio, desidera che in questo isolamento mi dedichi a qualcosa a cui Lui tiene. Ho parlato a lungo del progetto che il Padre ha su ciascuno di noi. C’è uno scavo ulteriore, in questi giorni, per quanto mi riguarda. Viviamo in un’epoca difficile: per il mondo, per la Chiesa. Pochi hanno il coraggio di porsi in ascolto della verità, e di annunciarla così come la sentono nell’intimo. Il mondo occidentale è pervaso dalle logiche ferree del mercato. La religione più diffusa è quella della merce, di qualsiasi natura essa sia. I pensieri quotidiani si rivolgono a prodotti proposti dalla pubblicità, fosse pure l’ultimo modello di mascherina o igienizzante. Lo stile di vita è appiattito sui target veicolati dai mezzi di comunicazione sociale, dalle parole d’ordine prefabbricate. Il silenzio è una realtà sconosciuta, anzi temuta: siamo diffidenti di fronte a ciò che emerge dal profondo, preferendo gli slogan rassicuranti delle agenzie di turno, dalla sapienza di plastica e priva di attriti. Ossessionati dall’imperativo ecologico, non siamo più in grado di stupirci davanti a un’alba o a un tramonto: rientreremmo in noi stessi, suscitando domande imbarazzanti. La rapidità, lo stress, il fare per il fare, sono i nostri compagni di cammino: ci sentiamo in colpa se non leggiamo subito un messaggio, se non rispondiamo a una mail in tempi brevi; ci sembra di essere perduti se non siamo connessi a qualche rete. Questi giorni di positività al coronavirus si trasformano nella profezia della lentezza e del silenzio, diventano un appello non soltanto per me, ma anche per chi leggerà queste parole, che scrivo guardando, dalla mia finestra, la grotta di Elia, il profeta della voce di silenzio sottile, con la quale Dio parla a chi si lascia fermare per rimettere in moto la sua vita. Grazie ancora per i vostri messaggi: rispondo da qui, a ciascuno di voi, con un immenso grazie.
don Fabrizio

Teniamo ferme fiducia e speranza.
Grazie
Quei momenti, sdraiato bocconi ai piedi dell’altare;non sai se per l’emozione,o la tensione, o la comprensione o meno di quanto stesse per accadere, ricordo di aver letto in un tuo scritto, quanto ti fossero sembrati una eternità!
“ITE MISSA EST” (andate, questa è la vostra missione)
…quel 28aprile ’96, mi pare foste in 38!
Ma,avete fatto a turni? ??…
Oggi, costretto a questo “forzato ritiro”, ripensa a quanto poco tempo GLI è occorso per dirti “Ora sei MIO”… ti era sembrato non passassero mai quei minuti…!
Covid?… ad ognuno la SUA CROCE!!! (nel senso di DONO, il testimone, che LUI lascia a coloro che già sa’ come la porteranno e come sapranno usarla)!
E tu, anche dal tuo “confinamento” continui a ricordarcelo:
Fides ex auditu???
Grazie Faber, che il Signore continui a “crescerti”??????
Il significato profondo della sofferenza, di questa sofferenza che ci tocca tutti, attraverso la testimonianza di chi l’ha attraversata cercandone il senso più autentico.
Grazie.
Riflessioni profonde, che servono. Un abbraccio, don Fabrizio
Ogni bene a Lei, don Fabrizio!
Buona guarigione, don Fabrizio. Grazie per il tuo riflettere sul darsi al silenzio, sul cercare il cammino nella propria profondità.
Beati coloro che sono in grado di sedersi tra i banchi come gli scolari per ascoltare e apprendere DALLA MALATTIA, DALLA SOLITUDINE, DALLA SOFFERENZA, non una lezione di cultura ma una grandissima lezione di vita …
Grazie, don Fabrizio
Carissimo Don Fabrizio, ho appena saputo del contagio e dei tempi un po’ lunghi che sembra ci vogliano per uscirne. Non sarò certo io a doverti far coraggio, di quello ne hai in abbondanza e lo doni anche, ti faccio però qui gli auguri più belli e aggiungo solo che i tuoi pensieri, come quelli di questo post, da me si lasciano sempre sottoscrivere.
Un abbraccio fraterno
Antonio
Chi si ferma è perduto! Noooo…è la nostra salvezza…siamo frastornati, anzi plagiati da tante informazioni tossiche…Lui ci dà la mano per prendere la strada che ci porta a …