Lirico terapia. Vittorio Sereni, I versi.

I versi

Se ne scrivono ancora.

Si pensa ad essi mentendo

ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri

l’ultima sera dell’anno.

Se ne scrivono solo in negativo

dentro un nero di anni

come pagando un fastidioso debito

che era vecchio anch’esso d’anni.

No, non è più felice l’esercizio.

Ridono alcuni: tu scrivevi per l’Arte.

Nemmeno io volevo questo, so

che volevo ben altro.

Si fanno versi per scrollare un peso

e passare al seguente. Ma c’è sempre

qualche peso di troppo, non c’è mai

alcun verso che basti, se domani

tu stesso te ne scordi.

Mi sembra significativo questo sfogo del poeta, che lascia trasparire un senso di insofferenza e pesantezza a prima vista insuperabile. A Vittorio Sereni, di solito così composto, sfugge un lamento che getta una luce inedita sui territori della poesia che lasciano il cuore insoddisfatto o amareggiato. Inevitabilmente, interroga anche noi: che cerchiamo nei versi? Quand’è che restiamo delusi, o irritati, o semplicemente indifferenti? Si veda quanta implicita ironia ci sia nell’incipit: “se ne scrivono ancora”. Vale la pena leggere e scrivere poesie? È bello pensare che l’arte e la bellezza siano indispensabili, che resistano perfino alle obiezioni radicali:

“non c’è mai

alcun verso che basti, se domani

tu stesso te ne scordi”.

2 pensieri su “Lirico terapia. Vittorio Sereni, I versi.

  1. S&R

    Aristotele affermava che quando si assiste ad un’opera teatrale, l’impatto emotivo è talmente forte da generare un cambiamento, una catarsi. Senza dubbio questo vale per ogni forma d’arte, se si tratta di autentica arte.

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